
L'aggravarsi
della situazione economica spinge il nostro Paese verso una fase di recessione che non
sarà di breve durata. Gli effetti della crisi, infatti, colpiscono tutto il sistema
produttivo e dei servizi: aumenta la cassa integrazione; crolla la domanda; si riducono
drasticamente gli investimenti.
Per
questo si pone come priorità assoluta la difesa del lavoro e dell'occupazione.
Ci
sarebbe bisogno di sostenere il reddito dei lavoratori e dei pensionati, sarebbe
necessaria una politica degli investimenti capace di produrre una ripresa dell'economia e
dell'occupazione.
Niente
di tutto ciò.
Il
Governo ha deciso di affrontare questa crisi impegnando poche risorse per gli
ammortizzatori sociali, senza prevedere misure adeguate per i salari e le pensioni, senza
alcun piano per ridare fiato all'economia e impulso allo sviluppo.
Anzi,
vuole utilizzare gli effetti della crisi per colpire il mondo del lavoro e la sua
rappresentanza. E' questo, infatti, il senso dell'accordo separato sul modello
contrattuale che Governo e Confindustria hanno fortemente voluto.
Una
scelta grave; essa divide il sindacato e il mondo del lavoro quando invece, tanto più in
una crisi così grave e profonda, ci sarebbe stato bisogno di unire.
La
CGIL non ha sottoscritto quell'Accordo perché:
indebolisce il contratto nazionale, programma salari inferiori all'inflazione e non
prevede il recupero del loro potere di acquisto
non estende la contrattazione di 2° livello alle aziende che
oggi non la fanno
e attribuisce ad essa la derogabilità dei diritti e delle normative del contratto
nazionale
c'è la manifesta volontà di limitare il diritto di sciopero. Un atto, questo, che mette
in discussione un diritto fondamentale di libertà, sancito come uno dei principi proprio
dalla nostra Carta Costituzionale.
Attraverso
l'accordo del 22 gennaio si sceglie una
scorciatoia illusoria: utilizzare la crisi per ridurre le tutele sociali, i diritti, il
lavoro, la contrattazione.
Per
imporre questa strada si vuole utilizzare la stessa divisione sindacale.
La
CGIL intende battersi per una prospettiva diversa.
Bisogna
strappare, in primo luogo, misure urgenti per contrastare la crisi perché le decisioni
del Governo sono largamente insufficienti.
C'è
bisogno di ridurre il prelievo fiscale sul lavoro dipendente e di aumentare le pensioni.
Ci vogliono ammortizzatori sociali anche per i lavoratori precari e investimenti per nuove
politiche industriali e per le infrastrutture.
Inoltre,
bisogna dare la parola alle lavoratrici e ai lavoratori. Decidere, infatti, sulla
costituzione materiale dei rapporti di lavoro e delle relazioni industriali spetta
soltanto ad essi.
Per
questo la CGIL ha promosso una grande campagna di assemblee in tutti i luoghi di lavoro:
per discutere insieme sulle misure per contrastare la crisi e sugli effetti dell'Accordo
separato.
Per
questo la CGIL chiede ai lavoratori, mediante il voto segreto, di esprimere il loro giudizio
sull'Accordo separato: per noi che cosa pensano i lavoratori è importante.

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