Intervento del Segretario Generale Spi
sulla sicurezza in città

 

Si torna a parlare di "vigilantes" nei parchi pubblici e nei giardini: è un modo per affrontare il problema della sicurezza. Ma non è l’unico; c’è modo e modo per garantire bambini e anziani che vogliano giocare, fare sport, chiacchierare o più semplicemente passare il tempo in tutta tranquillità, in compagnia, in un luogo che vorrebbero sicuro, curato, accogliente.
I vigilantes, divisa cachi, distintivi stile usa, cinturone con pistola alla fondina in bella evidenza, sono certamente in grado di "scoraggiare" malintenzionati delle diverse specie. Tant’è che hanno successo fuori dalle banche o nelle operazioni di trasporto dei valori.
In un parco, in un giardino pubblico, frequentato appunto da mamme e bambini, da anziani e studenti il vigilantes è una figura adeguata, è quella giusta?
Io vedo altre soluzioni: perché non affidare ad una squadra di pensionati e pensionate del quartiere la "sorveglianza" del parco? Perché non coinvolgerli in un progetto che veda come riferimenti principali i vigili urbani o addirittura la questura? Si potrebbe dotarli di telefonino o di un aggeggio che consenta la chiamata in caso di necessità di agenti armati; ma non solo. Un pensionato, una pensionata del quartiere conoscerebbe i luoghi, addirittura le persone; parlerebbe con loro; aiuterebbe adulti e bambini a rispettare il parco e le regole; suggerirebbe alla circoscrizione interventi di manutenzione necessari e collaborerebbe alla progettazione di eventuali nuove strutture e dotazioni; potrebbe alternarsi con altri amici e amiche (magari "volontari", del medesimo centro anziani o dell’associazione tale o talatra) coprendo così l’intero orario di apertura del parco. Se proprio, di notte, il parco venisse oltraggiato, potrebbe al mattino fare una ricognizione e vedere se il prato è sicuro per i bimbi. Tutte cose che i "vigilantes" non farebbero o farebbero a costi difficilmente sopportabili per la città. Certamente il nonno "vigilante" andrebbe "formato": un bel corso per capire bene che cos’è e come può essere usato al meglio un parco pubblico; a quali finalità sociale corrisponde, come sta dentro la città.
Insomma: un pensionato, una pensionata potrebbero aiutare con la propria disponibilità a risolvere un problema: facendo un lavoro utile alla collettività e, se vogliamo, utile anche a sé, a sentirsi ancora parte di un progetto sociale.
E i microdelinquenti, i malintenzionati, i tossici? Saprebbero che c’è un nonno o una nonna "vigilante" armato/a di telefonino, che potrebbe farlo squillare in questura o al comando dei vigili in tempo reale; potrebbe garantire l’immediato arrivo della pattuglia in caso di tentativi di scippo o comunque in presenza di fondati sospetti. Probabilmente basterebbe a scoraggiare le cattive frequentazioni dei giardinetti negli orari di apertura: migliorerebbe anzi la qualità dell’accoglienza nei parchi, l’attenzione ai giochi dei bimbi e la prevenzione di incidenti, la sicurezza media degli anziani seduti sulle panchine; forse addirittura rilancerebbe rapporti nel quartiere tra diverse generazioni!
Il Sindacato dei pensionati è a disposizione dell’Assessore che voglia discutere di un progetto concreto, valutare le idee ma anche la convenzione con le forze di polizia, l’utilizzo della polizia municipale, le caratteristiche (che devono essere attentamente considerate) dei pensionati cui chiedere di essere parte di un progetto un po’ più complesso di quanto non sia l’ingaggio di semplici "vigilantes". Perdendoci una mezzora, ma trovando forse una strada nuova per risolvere un problema vero per la gente dei quartieri.

Bergamo, 6 settembre 1999

Maurizio Laini
Segretario Generale Sindacato Pensionati CGIL
Bergamo

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