Trovare i soldi per ridurre le tasse ai ricchi sta costando al paese prezzi altissimi
Svendite estive

di Edoardo Bano

 

Se una famiglia svende la propria casa per pagare i debiti e dal giorno dopo paga l’affitto per restarci, è facile comprendere che ha iniziato un declino difficilmente rimediabile. Se per di più l’affitto viene pagato solo da una parte dei familiari (quelli più poveri) per dare di più agli altri familiari (quelli più ricchi), si determina un'ulteriore, intollerabile, ingiustizia.

E’ quanto sta avvenendo con la "svendita" delle sedi Inps, Indap, Inail decisa dal governo.

Attraverso la cosiddetta "finanza creativa" di Tremonti, infatti, il governo in questi anni le ha inventate tutte per favorire i ceti più ricchi del paese e cercare di tenere l’indebitamento sotto il 3% del Pil (prodotto interno lordo), come previsto dal patto di stabilità europeo.

Dopo l’approvazione di leggi "ad personam" (destinate a tutelare non la collettività, ma specifici e personali interessi); condoni fiscali d'ogni sorta; l’azzeramento delle tasse sui grandi patrimoni lasciati in eredità; la vendita di 1500 chilometri di strade (per un valore di 3 miliardi di euro); la vendita del patrimonio residenziale pubblico (case, appartamenti, negozi), alla fine dello scorso anno il governo è passato anche alla "svendita" delle sedi lavorative degli enti previdenziali (Inps e Inpdap) e infortunistici (Inail), oltre a quelle di agenzie fiscali e dei ministeri.

Sono centinaia in Italia le sedi sottratte e svendute. Ottantacinque di queste si trovano in Lombardia, sei a Bergamo. Tra le sei bergamasche vi è anche la sede centrale dell’Inps di Bergamo.

Spiegare come questo "esproprio" si realizza e a chi vanno i benefici non è facile, ma ci proviamo ugualmente.

Nel febbraio di quest’anno le sedi in questione sono state "espropriate" agli enti proprietari e trasferite al Fip (fondo immobiliare costituito dal Ministero dell’Economia). Il Fip (gestito da società e banche) acquista le sedi espropriate. Le stesse sedi vengono dal Fip affittate per 9 anni all’Agenzia del demanio, che a sua volta le affitta agli ex proprietari, nel frattempo diventati inquilini.

Gli effetti positivi dell’operazione andranno: allo Stato, che riduce subito il debito pubblico del pari valore delle sedi "svendute" (stimato in 3,3 miliardi di euro); alle società e alle banche che gestiscono il Fip, le quali acquisiscono un enorme patrimonio, che pagano meno di quanto renderanno gli affitti (circa il 7-8% anno).

Gli effetti negativi ricadranno tutti sugli enti ex proprietari. Non solo dovranno pagare l’affitto (molto alto), ma le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria saranno ancora a loro carico; mentre l’Agenzia del demanio farà solo da tramite per la riscossione degli affitti dagli ex proprietari.

Poiché il bilancio di Inps, Indap e Inail ha come base i contributi che versano lavoratori e aziende, gli affitti saranno pagati con tali contributi.

Il risultato finale, inevitabilmente, sarà: meno contributi nelle casse Inps, Indap e Inail; quindi più difficoltà in futuro a pagare le pensioni e a indennizzare gli infortuni.

Intanto, il governo non sta con le mani in mano e fa altri progetti di svendita (spiagge, case popolari…).

Il 21 giugno scorso, davanti alla sede Inps di viale Vittorio Emanuele, Cgil Cisl e Uil di Bergamo hanno organizzato un presidio di protesta, al quale abbiamo partecipato anche noi pensionati, contro l'esproprio delle sedi degli enti previdenziali.

Sconfessiamo la sconsiderata politica di chi spoglia il paese delle sue ricchezze allo scopo di favorire ulteriormente i ceti abbienti. Mettiamo piuttosto "in saldo" il governo Berlusconi.

 

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