Il nuovo sistema sanitario lombardo
Una vecchia e lentissima carretta

Intervista al Segretario Generale dello Spi di Bergamo Maurizio Laini
A cura di B. Sciacovelli

 

Vorremmo fare il punto sulla situazione della sanità a Bergamo. Siccome hai partecipato agli ultimi incontri con l'Asl, vorremmo mettere i lettori in condizione di capire cosa si sta muovendo, cosa c'è di nuovo, se l'iniziativa sindacale ha prodotto dei risultati…

Effettivamente in queste ultime settimane lo Spi di Bergamo ha partecipato a diversi incontri che il Sindacato Cgil Cisl Uil ha avuto con i dirigenti dell'Azienda sanitaria locale. Non si può negare che sono sul tavolo importanti novità istituzionali e normative che dovrebbero di rivoluzionare nuovamente (questa volta in meglio) la sanità bergamasca. Il cosiddetto "decreto Bindi" riprende infatti alcune significative questioni che la riforma "Formigoni", la legge regionale 31, aveva liquidato senza appello: i Distretti e il loro ruolo, la partecipazione dei Comuni alla gestione della Sanità, il ruolo stesso dell'Asl e la sua capacità di erogare direttamente servizi sanitari per i cittadini, sono i temi principali sui quali il "decreto Bindi" sconfessa le scelte della Regione Lombardia e aiuta chi, come il Sindacato della Cgil, si è battuto per valorizzare il territorio e risolvere qualche problema ai cittadini.

Sono temi non nuovi.

Già, andiamo con ordine. Dopo l'approvazione della legge regionale 31, già a metà del 1998, il Sindacato si è incontrato con i dirigenti della nuova Asl: cancellate le Ussl, l'Azienda sanitaria locale è diventata il principale referente dei cittadini in materia di sanità. Anzi: l'Asl avrebbe dovuto, teoricamente, rappresentare proprio i cittadini e i loro bisogni "comperando" dagli ospedali le prestazioni sanitarie necessarie. Avrebbe dovuto decidere cosa comperare, dove, a che prezzo. Avrebbe dovuto contrattare la qualità e la quantità delle prestazioni e dei servizi, verificarne l'efficacia, pagarli il giusto prezzo: questa era la filosofia che ha informato la legge regionale 31, quella vantata dal presidente della regione. Da quella legge in poi, l'Asl compera e le aziende ospedaliere, pubbliche e private, offrono servizi e li gestiscono.

Un mercato: non è una logica un po' pericolosa?

Il Sindacato ha messo subito in guardia i cittadini dai rischi di questo nuovo sistema: ha prospettato la possibilità che le aziende ospedaliere, per realizzare il proprio "budget", chiudessero i presidi meno remunerativi; ha anzi sostenuto che avrebbe potuto innescarsi una competizione pericolosa tra ospedale ed ospedale a caccia di "clienti" e di commesse; ha informato sulla scarsissima possibilità dei Sindaci di incidere sulle scelte che riguardavano il proprio territorio; ha denunciato come i Distretti si sarebbero potuti ridurre a ben poca cosa non avendo più nulla da produrre o da offrire ai cittadini.

Ci sono state iniziative? L'intervento sindacale in cosa è consistito?

Cgil Cisl Uil si sono ovviamente organizzate: hanno costituito un Osservatorio sulla sanità; hanno allestito gruppi unitari territoriali nei distretti; hanno, dicevamo, incontrato il Direttore generale dell'Asl per vedere come evitare che questi rischi si trasformassero in altrettanti ulteriori disagi per i cittadini. Già prima dell'Asl i cittadini aspettavano per mesi una radiografia, una tac o un piccolo intervento! Non era il caso di metterli di fronte a chiusure di presidi sanitari, al ridimensionamento di strutture ospedaliere, ad altri interventi sconsiderati.

La salute è per un cittadino, e ancora di più per un pensionato, un bene più prezioso di una vincita al lotto. Il Sindacato confederale a Bergamo ha scelto la strada del confronto e della proposta: l' "Osservatorio" riunisce infatti le Confederazioni, i Sindacati dei pensionati, i Sindacati dei lavoratori della sanità. E' in grado, almeno teoricamente, di valutare le situazioni dai diversi punti di vista e di attrezzare delle ipotesi di intervento. Ci sono stati tra l'altro incontri con i responsabili dei Distretti, dai quali è emerso il quadro di confusione e di caos alla base delle nostre attuali perplessità.

Avete incontrato anche l'Asl: avete firmato un protocollo. Che cosa prevedeva? Che cosa si è realizzato?

A settembre 1998 ne abbiamo parlato e ad aprile 1999 abbiamo firmato un protocollo, con l'Asl: il Direttore generale si impegnava a trasferire finanziamenti dalla sanità vera e propria ai servizi di carattere socio-sanitario territoriale; si impegnava a far funzionare davvero, al di là dei margini limitatissimi della legge regionale, i Distretti, assegnando ai loro responsabili un budget, delle professionalità da gestire, la possibilità insomma di articolare un intervento territoriale adeguato ai bisogni di ciascuna situazione. Si impegnava a costruire finalmente i servizi che gli anziani attendono da anni (le Unità di valutazione geriatriche) e ad ampliare quelli appena abbozzati (assistenza domiciliare integrata); si impegnava infine a velocizzare le attese per le prestazioni, utilizzando quelle che sembravano risolutive normative regionali.

A dicembre 1999 la situazione è quasi un disastro: dei quattro impegni assunti (ce n'era un quinto e riguardava il coinvolgimento dei sindaci) ciascun lettore può dire quanti siano quelli adempiuti. Il bilancio della sanità è rimasto tale e quale e nuove risorse per i territori non se ne sono viste; i Distretti forse avranno vero "budget" nel 2000, ma nel 1999 è stato puramente virtuale; le Uvg non sono partite; e le code sono lì da vedere.

Stai dicendo che non è stato fatto nessun passo avanti? Che gli impegni sono rimasti lettera morta?

Non nego siano state fatte delle cose: certamente si è marciato nella direzione di realizzare gli obiettivi concordati. Ma nessuna delle quattro priorità che erano state individuate è stata risolta. Questo è un fatto. Ma c'è di più: anche a Bergamo gli effetti più perversi della Legge 31 si sono fatti sentire. La spesa sanitaria in Lombardia è fuori controllo, aumentata di quasi duemila miliardi? A Bergamo proporzionalmente si sono moltiplicati piccoli interventi, prestazioni insignificanti; persino il consumo di farmaci dispensati dal Ssn è balzato alle stelle. Questo risponde ai bisogni della gente? Questo, la Regione, Formigoni, auspicava? E poi i territori: è di tutta evidenza (di più nell'Isola e nella Bassa) che un po' dappertutto si riducono i servizi nei poliambulatori, nei presidi territoriali; pensate il paradosso: si spende molto di più in sanità e si ottiene una minore attività di diagnostica e di specialistica sul territorio!

Stai dipingendo un quadro piuttosto buio: ma almeno la "liberalizzazione" degli accessi al privato ha ottenuto risultati, no?

Come no: la meravigliosa prospettiva lanciata con il grido "ora puoi scegliere, pubblico e privato fa lo stesso!" si è rivelata solo un affare per le strutture private che hanno investito e hanno più che triplicato (dal 1994 ad oggi, cliniche Gavazzeni) il volume degli interventi convenzionati. Eppure le liste d'attesa non si sono sfoltite più di tanto: per alcune specialità si sono anzi allungate. Sui giornali la sanità Lombarda (e bergamasca) sembra solida e veloce come un luccicante battello a vapore mentre il cittadino che ha bisogno di imbarcarsi, ahimè, per un'avventura nel sistema sanitario, si trova caricato sulla peggiore carretta. Vecchia, ansimante e paurosamente lenta. Solo al momento di sbarcare ti fanno fretta: ti buttano giù con le tue valigette, ancora in pigiama. Che diamine.

Con l'Asl c'è margine per discutere e per rilanciare. I dirigenti dell'Asl si sono sbilanciati confermando le linee e gli obiettivi del protocollo e addirittura lasciandosi andare a giudizi assolutamente condivisibili sulla necessità di una ripresa del ruolo negoziale dell'Asl e di "erogatore" di alcune prestazioni anche attraverso la gestione diretta di alcuni presidi sanitari. Nella rissa Formigoni - Bindi persino qualcuno dell'Asl si augura la spunti la signora. E poi sul ruolo del Distretto: confermata la scelta di valorizzazione della responsabilità, dell'autonomia, del ruolo del territorio. Buone cose, solo un po' già viste.

 

Articolo dal bimestrale dello Spi Cgil di Bergamo
"Spi Insieme"
novembre-dicembre 1999

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