La prossima campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio Regionale Lombardo si
giocherà in gran parte sulla sanità. La Giunta Formigoni si è caratterizzata per uno
scontro frontale con il governo nazionale e laccentuazione propagandistica di alcune
parole dordine. La Cgil, tenendo fede ai propri principi che escludono una
partecipazione diretta pro o contro questo o quel candidato , si esprime però sui
contenuti e specialmente su quelli a maggior rilevanza sociale.
La spesa per la sanità in Lombardia è la voce più rilevante del bilancio, ben 18.000
miliardi che vanno ad influire direttamente sulle condizioni di vita delle famiglie. Come
sono stati spesi? Quali le scelte caratterizzanti sulle quali giudicare loperato
della giunta uscente?
In sintesi possiamo affermare che in questi anni è aumentata la quota di spesa
assegnata al privato, sono diminuite le capacità di governo del sistema sanitario, sono
aumentati i conflitti interni, sono esplosi alcuni casi simbolo come il Galeazzi e altri,
sono state effettuate nomine di dirigenti guardando più allappartenenza politica e
alla fedeltà che alle competenze e alla professionalità, è stato indebolito il servizio
pubblico con effetti negativi nei confronti delle fasce più deboli e delle patologie - in
aumento - legate allinvecchiamento della popolazione. È stata data una mano
sostanziosa a chi sostiene che la sanità pubblica debba lasciare il posto alle
assicurazioni private.
Ce nè abbastanza per chiedere un profondo e radicale cambiamento.
Giovanni Barbieri
Segretario Camera del Lavoro di Bergamo

Per la Cgil limpegno sulla salute è una priorità: salute nel territorio e nei
luoghi di lavoro. I dati statistici forniti dallASL di Bergamo sono molto
preoccupanti: primato negativo nella mortalità per tumore, invecchiamento della
popolazione, alto tasso di ricoveri, liste dattesa. Questa situazione richiederebbe
un forte e straordinario impegno del servizio sanitario: una eccezionale campagna di
prevenzione e di diagnosi precoce, un servizio di educazione alla salute veramente
incisivo e capace di incentivare modificazioni nei comportamenti e negli stili di vita (si
pensi al continuo amento del traffico e al peggioramento dellinquinamento
atmosferico), un potenziamento dei servizi sul territorio.
Siamo ancora molto distanti da questi obiettivi. A fronte di un positivo ed
apprezzabile impegno professionale di alcuni settori della sanità, e di alcuni buoni
risultati raggiunti, resta la grave distorsione costituita dalle scelte di governo
regionale a partire dalla legge 31 che ha contrapposto le ASL alle Aziende Ospedaliere ed
ha introdotto meccanismi di competizione senza governo tra azienda e azienda.
Laumento della spesa per la sanità cui abbiamo assistito in questi anni non è
servito a fronteggiare le vere emergenze e cioè linvecchiamento della popolazione
con la conseguente necessità di potenziare i servizi di riabilitazione, lungodegenza,
assistenza integrata. La maggior parte della spesa se ne è andata nel potenziamento di
quelle attività ospedaliere (pubbliche e soprattutto private) più redditizie con la
proliferazione di chirurgie e cardiochirurgie. Per contro sono stati ridimensionati i
servizi sul territorio, i poliambulatori, la prevenzione.
Da non tacere nemmeno la spregiudicatezza con cui la Giunta Regionale ha gestito la
nomina dei manager aziendali privilegiando lappartenenza politica rispetto alle
capacità professionali.
Per tutto questo la Cgil, unitariamente alle altre confederazioni sindacali, ha deciso
di avviare una vera e propria vertenza sanità che si proponga i seguenti obiettivi:
A due anni pieni dall'entrata in vigore della Legge Regionale 31
qualcosa si deve pur cominciare a dire sull'utilità delle innovazioni introdotte e sugli
esiti conseguiti da quella "rivoluzione" di carattere organizzativo e culturale
così fortemente voluta dalla giunta regionale di Formigoni.
Si intende, dal punto di vista degli anziani, dei pensionati: il
Sindacato dei Pensionati della CGIL deve chiedersi che cosa ci hanno guadagnato o perso,
dal punto di vista dei costi (anche di quelli che sostengono come cittadini, per carità,
non solo di quelli che sostengono direttamente come utenti!), dal punto di vista della
qualità delle prestazioni, dell'accessibilità, dell'efficienza complessiva del sistema?
Gli anziani sono utenti assidui dei servizi, sono un campo un po'
particolare: molto attenti per condizione oggettiva agli aspetti logistici, strutturali;
all'efficienza dei servizi; alla dimensione sociale e assistenziale oltre che medica dei
servizi stessi.
Sono utenti "deboli" perché meno informati, meno pronti a
capire, meno capaci di gestire le relazioni con i servizi, meno consapevoli dei propri
diritti, più facilmente addomesticabili alla logica del sistema, persino dal punto di
vista ideologico, proprio in virtù della loro debolezza.
Bene. Non c'è assemblea sindacale, anche nel più sperduto centro
anziani della provincia, dove non si denuncino quattro cose: 1) le liste d'attesa non è
vero che sono più corte, anzi: è sempre maggiore il costo economico che sosteniamo per
prestazioni in "privato", proprio per aggirare le code infinite; 2) una volta
c'erano i poliambulatori per prelievi, la diagnostica strumentale, la specialistica di
base e adesso sono sempre più lontani ed è complicato raggiungerli; 3) dall'ospedale ti
mandano fuori anche se non stai del tutto bene e sul territorio non c'è niente e nessuno
che ti dia una mano; 4) sono anni che ci venite a parlare di servizi per gli anziani che
da nessuna parte sono stati neppure intravisti.
Si tratta di cose vere, di un vissuto inoppugnabile. La nostra
discussione sindacale è ormai felicemente approdata a concetti complicati per l'assemblea
periferica (il DRG, il Budget, l'appropriatezza delle prestazioni, il tasso di
ospedalizzazione
) ma la realtà cui dobbiamo rispondere (noi, ma in primo
luogo il sistema di presidio della salute dei cittadini) è così semplice, così urgente.
Cosa è cambiato, in meglio, per me? Quale maggiore considerazione ha il servizio
sanitario del mio diritto di cittadino?
La legge regionale 31 non è né il demonio sanitario fatto norma, né
la fine del mondo: è semplicemente sbagliata. Su almeno due dei quattro problemi
inevitabili dell'assemblea le responsabilità sono della legge regionale 31, tipiche della
Lombardia, introdotte in Lombardia attraverso la revisione lombarda dell'organizzazione
del sistema.
Gli altri due sono precedenti: la legge regionale 31 semplicemente non
li ha risolti.
Per gli anziani i problemi della riduzione dell'offerta territoriale di
servizi sanitari di base; della mancata integrazione tra servizi di assistenza e di
sanità; dell'ospedalizzazione forzosa, dell'istituzionalizzazione del non
autosufficiente, della prevalenza ormai fatta paradigma della logica ospedaliera di un
sistema ormai ospedalocentrico sono problemi drammatici, non banali.
Il fatto che per l'ospedale fare il budget sia il primo problema si
scarica su di loro o comunque sui più deboli. Il fatto che l'ASL comperi e gli Ospedali
vendano è un fatto che produce problemi a loro (a maggior ragione se l'ASL ha rapporti di
forza non significativi con le Aziende Ospedaliere).
Il fatto che solo gli Ospedali (pubblici e privati) "vendano
prodotti servizi o prestazioni" medico-sanitari e non ci sia una gestione diretta,
territoriale di servizi, un governo territoriale della sanità e che i Sindaci in barba
alla legge 142 che li fa responsabili della salute dei loro cittadini non contino nulla
che è nulla nella determinazione delle scelte sono altrettanti problemi per tutti gli
utenti della sanità ma in particolare per chi si difende male, per chi non ha
alternative.
Sui distretti e sull'integrazione il Sindacato CGIL dei Pensionati ha
fatto un grande investimento: il tentativo è stato quello di tenere aperti tutti gli
spazi possibili di valorizzazione della dimensione territoriale della salute.
Ma i Distretti sono scatole vuote, insussistenti: nessun budget,
nessuna seria redistribuzione delle professionalità, nessuna capacità di programmazione,
di progetto, di organizzazione autonoma dell'incontro tra domanda e offerta di sanità,
nessuna attribuzione reale neppure sul piano dell'integrazione socioassistenziale: via,
chi ne fa le spese? E soprattutto è logico, è giusto, è un modello che può dirsi
efficace?
Infine i servizi per gli anziani: aspettiamo da anni le unità di
valutazione geriatrica (la legge 31 c'entra poco, ma il mal funzionamento del sistema
sì!) e il disegno responsabile di una rete di servizi soprattutto rivolti alla non
autosufficienza che vada dal sostegno vero e integrato alla domiciliarità (è un fatto di
civiltà investire in supporto alle famiglie che curano, anzi, è un fatto di
economicità!) attraverso la diffusione sul territorio dell'ADI (assistenza domiciliare
integrata) alla revisione dell'adeguatezza degli standard su cui si reggono le attività
delle case di riposo (RSA) oltre che ai costi per le famiglie delle stesse.
In mezzo ci sono, in scala, altri servizi più innovativi e flessibili
(dai posti di sollievo ai centri diurni integrati) e oltre gli istituti di riabilitazione
geriatrica e di lungodegenza.
Di tutto questo manca un governo, una progettazione attiva: soprattutto
mancano ancora quegli atti concreti che rendano visibile alla nostra assemblea di anziani
in periferia della provincia che si sta marciando in una direzione precisa, con
convinzione ferma, una direzione che abbia il consenso degli interessati e non solo degli
apparati.
Il Sindacato dei Pensionati della CGIL non può non considerare con
attenzione tutte quelle proposte di revisione della legge 31 che vadano nel senso di
rivalutare la dimensione territoriale, partecipativa ed etica del servizio sanitario; non
può non pensare alla necessità di sostenere la riconsiderazione delle logiche che
evidentemente penalizzano gli anziani.