Al quotidiano Egregio Direttore, abbiamo letto con interesse ed attenzione larticolo di Alberto Ceresoli sulla diminuzione delle rette nelle case di riposo, pubblicato in prima pagina dallEco di Bergamo di sabato 6 maggio. Vorremmo, al riguardo, formulare alcune osservazioni 1 - La parte più rilevante dei costi di una R.S.A. è quella che riguarda gli interventi sanitari. Per fare un esempio nella nostra provincia la media di costo sanitario di un ospite non autosufficiente totale è di 115.000 lire al giorno. Questo costo non dovrebbe gravare - come invece accade - sulla retta pagata dagli ospiti o dalle loro famiglie, perché gli interventi sanitari - comè noto - sono a carico della fiscalità generale. Con lultima finanziaria sono stati, persino, soppressi tutti i ticket sanitari. Per questa ragione le organizzazioni sindacali dei pensionati hanno, da anni ed a tutti i livelli: nazionale, regionale e territoriale, chiesto con incontri piattaforme, mobilitazioni di ripianare questa quota, che incide impropriamente e significativamente sulle rette praticate In Regione Lombardia, in particolare, con una vertenza difficile e faticosa iniziata qualche anno fa, si è passati da un contributo regionale di 36.000 al giorno del 1997 alle 73.000 di oggi. Questanno laumento è stato di 3.000 ( da 70.000 a 73.000 ) lire al giorno per ospite nonostante le organizzazioni sindacali ne avessero richiesto 5000. Ci riferiamo ancora al caso di non autosufficienza totale, e non ad altri, parziali o Alzheimer, per i quali è previsto un diverso contributo. Inoltre, mentre i pensionati proponevano di vincolare lerogazione del contributo alla diminuzione della retta a carico degli ospiti, la giunta distribuiva i finanziamenti senza chiedere nulla in cambio. Queste, tra laltro, sono state due delle molteplici ragioni che hanno indotto il sindacato dei pensionati a rompere le trattative con la Regione ed a portare in piazza a Milano il 22 marzo scorso 15.000 pensionati per protestare. 2 - La parte più consistente del finanziamento regionale di 188 miliardi ricomprende le voci sopra indicate e si ripete, con valori diversi, ogni anno in applicazione delle normative vigenti e, come ho già detto, grazie alle enormi pressioni messe in atto da SPI CGIL, FNP CISL e UILP. 3 - Molte R.S.A. del territorio, circa la metà, hanno già aumentato le rette nel 2001, si va dalle mille alle cinquemila lire al giorno e gli aumenti sono differenziati tra rette minime, massime, NAT, NAP. servizi alberghieri ecc. Ciò nonostante riceveranno ugualmente il contributo regionale. Ricordiamo inoltre, che SPI CGIL, FNP CISL e UILP provinciali avevano invitato, allinizio dellanno, le R.S.A. del territorio a soprassedere ad ulteriori aumenti. Tutto questo per precisare come, purtroppo, non sia affatto scontata la diminuzione delle rette nella nostra Provincia. Il sindacato unitariamente punta dritto a questo obiettivo, che coincide con quello di non far più pagare impropriamente 42.000 lire (115.000 - 73.000) medie al giorno alle famiglie - in parte ai comuni - che abbiano un loro caro ospite in una R.S.A. E però doveroso sottolineare come questo incontri fortissime resistenze in Regione e nel territorio. Concludiamo ricordando che SPI, FNP e UILP riprenderanno rapidamente il confronto con lASL prima e, mi auguro con entrambe le associazioni delle R.S.A. bergamasche successivamente, per discutere anche di questi problemi. Sarà, quantomeno, opportuno concertare gli ambiti di finalizzazione e la quantificazione delle risorse in base dei bisogni del territorio, cogliendo qualche spunto ed opportunità fornita dalla revisione del sistema socio assistenziale integrato da poco varata. Certamente si discuterà se sia opportuno o meno che un numero significativo di strutture senza fini di lucro, pubbliche e religiose, applichi rette di parecchio più alte dei costi dichiarati da loro stesse, come è stato di recente verificato. Cordiali saluti. Gianni Peracchi Cecilia Bonomi
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Bergamo, 7 maggio 2001 |
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