Alcune considerazioni
sui dati relativi alle rette R.S.A.

 

Alcune prime considerazioni sulla strutturazione dei costi certificati dalle R.S.A. del territorio nel 1999, con particolare attenzione al rapporto tra costi dichiarati e rette praticate.

Innanzitutto va detto che i dati, ancorché riferiti a due anni fa, non hanno subito significative modificazioni.

Ciò vale sia per il loro valore complessivo che, soprattutto, per le proporzioni dei fattori che li compongono .

L’analisi sulla loro strutturazione può, quindi, considerarsi attuale.

Inoltre, va precisato che il dato dei costi dichiarati potrebbe risultare sopra stimato, ad esempio per l’impropria collocazione in essi di ammortamenti di beni e servizi.

Diversamente non si capirebbe come un numero così alto di R.S.A. possa reggere finanziariamente con costi dichiarati di gran lunga superiori alle entrate realizzate

Considerazione diametralmente opposta vale per i ricavi

In alcuni casi le rette potrebbero essere, infatti, sotto stimate in quanto non tutti i servizi e le prestazioni sarebbero in esse ricomprese.

In questo caso si può citare l’esempio di alcune R.S.A. dove si devono versare quote aggiuntive per usufruire del servizio di lavanderia.

Ed è proprio per queste due semplici considerazioni che la differenza tra costi e ricavi ,nel caso in cui i secondi siano superiori ai primi, è assolutamente attendibile.

L’eventuale approssimazione dei dati potrebbe determinarne soltanto un aumento.

La tesi è ulteriormente avallata dal fatto che, pur tra le oggettive difficoltà contabili e culturali incontrate nella evidenziazione dei fattori economici delle strutture, la dichiarazione dei costi sostenuti e delle rette praticate è direttamente esplicitata dalle R.S.A.

Un’ultima precisazione di ordine lessicale: quando si parla di rette minime e massime si è di fronte, in larghissima misura, alle rette praticate nei confronti, rispettivamente, dei residenti e dei non residenti del comune della R.S.A.

 

NAT

5 strutture su 56 applicano una tariffa unica (quantomeno è riportata nella colonna delle tariffe minime, mentre non vi è alcuna indicazione nella colonna relativa alle tariffe massime) superiore ai costi dichiarati al netto del contributo regionale.

7 strutture applicano tariffe minime e massime diverse tra loro, entrambe, comunque, superiori ai costi dichiarati al netto del contributo regionale.

Altre 9 strutture applicano tariffe massime superiori ai costi dichiarati.

Complessivamente sono 12 le R.S.A (517 posti letto su un totale di 2983, pari al 17.33% ). che hanno il valore della tariffa unica o delle tariffe minime al di sopra dei costi, con una forbice che va da 101 a 161.

Sono, invece, 26 (21 risultanti dalle percentuali espresse nella seconda tabella, alle quali si devono aggiungere le 5 a tariffa unica superiore ai costi) le R.S.A. che praticano tariffe massime al di sopra dei costi (1260 posti letto su un totale di 2983, pari al 42.23%)

In questo gruppo, in cui rientrano tutte le 12 prima citate, la forbice si amplia con valori che vanno da 101 a 190.

Delle 12 R.S.A. che praticano tariffe minime e massime superiori ai costi dichiarati 5 sono IPAB, 1 è una struttura privata laica, 6 sono strutture religiose.

Delle 26 che applicano tariffe massime superiori ai costi dichiarati 14 sono IPAB, 2 comunali, 9 religiose, 1 privata laica

 

NAP

Per quanto riguarda questa tipologia di intervento, in prospettiva sempre più residuale rispetto a quella precedente, le R.S.A. che praticano rette minime più alte dei costi dichiarati sono 20 (687 posti letto su un totale di 1580, pari al 43,48%), con una forbice che va da 101 a 166.

Salgono a 30 (948 posti letto su un totale di 1580, pari al 60%) con rette massime più alte dei costi dichiarati.

In questo caso la forbice si amplia con valori che vanno da 101 a 237.

Considerato il numero delle R.S.A. rapportato ai comuni del nostro territorio, ai bisogni stimati di non autosufficienza, ai posti letto disponibili, si può dire che hanno una particolare rilevanza ed incidenza i valori riferiti ai NAT ed alle rette praticate nei confronti dei non residenti.

Si tratta, ovviamente, di una valutazione di carattere generale che va sempre misurata in rapporto alla composizione dei costi e delle diverse entrate di ciascuna struttura.

Il problema di un margine di "profitto" in un numero significativo di strutture pare però profilarsi con nettezza.

Ritengo che prima ancora di aprire un confronto con le singole strutture vada richiamata alle sue precipue funzioni l’ASL con il suo Ufficio di vigilanza e, successivamente, vadano coinvolte le due associazioni delle R.S.A. del territorio.

Sul piano politico e sindacale l’analisi pur sommaria sinora fatta dimostra quanto siano particolarmente INGIUSTIFICATI ED INACCETTABILI gli aumenti delle rette in numerose R.S.A.

Gli incrementi del 2001, pur se di modesta entità, non sono a maggior ragione giustificabili, se si considera l’ulteriore finanziamento di 3000 lire per ogni NAT dato dalla regione quest’anno.

 Gianni Peracchi
Segreteria Spi Cgil di Bergamo

Bergamo, 4 maggio 2001

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