La situazione nella Bergamasca

Quanto costa una RSA?

di Simona Ghezzi e Cecilia Bonomi

 

Quanto costa una Rsa, una Casa di riposo? Tanto, veramente tanto.

Le rette sono alte, sia che si tratti di Rsa pubbliche, private, religiose o laiche. Ma la cosa ancor più grave è che, in generale, sono in rapido, costante aumento. Anche nel gennaio del 2000 le rette a carico degli ospiti e delle loro famiglie, nonostante l'incremento dei contributi regionali, sono quasi dappertutto aumentate.

Le Rsa sparse sul territorio della provincia sono complessivamente 56. Solo 40, tuttavia, hanno avuto la premura di fare pervenire dati sulle rette applicate nel corso del 1999 (e tuttora valide) al Servizio dell’Asl - Assi di Bergamo. Da ormai diversi anni il Sindacato sta conducendo un’agguerrita battaglia per l’abbattimento delle rette: a questo punto si può dire che le Rsa sembrano fare orecchie da mercante.

Tutte le Rsa, senza distinzione, ricevono, attraverso la Regione, finanziamenti provenienti dal Fondo sanitario nazionale: il Sindacato sta lavorando perché questo contributo sia adeguato e copra effettivamente tutti i costi di carattere medico-sanitario sostenuti dalle Rsa. La ragione è semplice: dove non arrivano i contributi regionali sono gli ospiti a coprire i costi, con la sola piccola consolazione che, dal 1998, esiste la possibilità di detrarre dal 730 la quota sanitaria versata annualmente.

Dal 1996 ad oggi, i contributi regionali sono aumentati complessivamente quasi del 50%: dalle 47.000 lire al giorno per ogni ospite non autosufficiente totale del 1996, alle 70.000 dell’agosto 1999. Un esplicito accordo tra Regione e Sindacati sancisce che al trasferimento di questi maggiori contributi deve seguire una diminuzione delle rette. Come mai, allora, le cose vanno diversamente da quanto hanno auspicato Regione, Sindacato e, soprattutto, gli anziani ospiti? A cosa si deve l’aumento delle rette?

I primi aumenti della quota sanitaria coperta dalla Regione Lombardia risalgono al 1996/97 e altri sono seguiti l’anno successivo: allora, la normativa regionale, per la verità un po' confusa, parlava di "restituzione" di questi aumenti attraverso un conguaglio. Sta di fatto che le Rsa hanno restituito per qualche mese gli importi ricevuti dalla Regione e dovuti agli ospiti. Poi, però, nel gennaio di ogni anno, hanno assorbito questi aumenti di contribuzione, aumentando i costi a carico degli ospiti. Nell'agosto del 1999, si verifica l'ultimo incremento della quota sanitaria regionale (5.000 lire al giorno). Questa volta è la Regione stessa che, nelle sue disposizioni vincolanti per le strutture convenzionate, indica chiaramente la strada dell'abbattimento della retta e non più della restituzione provvisoria. In questo modo avrebbe dovuto essere resa definitiva la riduzione della retta, ma niente di tutto ciò accade nel gennaio successivo (il gennaio 2000). La maggior parte delle Case di riposo provvedono a "restituire" i mesi da agosto a dicembre e tornano a deliberare nuovi aumenti delle rette. E’ vero che le Rsa devono sostenere costi elevati in termini di personale e strutture sanitarie, ma questo non basta a giustificare l’impennata subita dalle loro rette. "Gli amministratori delle Rsa non dovrebbero mai dimenticare che il loro obiettivo prioritario è la dignità dell’anziano, non la quadratura del bilancio" ricorda Cecilia Bonomi, che sta seguendo la questione per il Sindacato dei Pensionati Cgil. E continua: "Proprio per contenere le spese, certe Rsa si limitano a fornire al paziente un tetto, un letto ed un piatto, risparmiando sul personale e l’assistenza".

La questione non è quindi chiusa. Il Sindacato continuerà a insistere: occorre mettere un freno alla corsa perché un ospite (pure con la sua pensione e l’assegno di accompagnamento) non riesce, ormai, a coprire un importo che oggi supera spesso i 2 milioni di lire al mese.

 

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