50° anniversario
dello Spi Cgil
1. Lambito della riflessione
Scorrendo il pieghevole che illustra le iniziative dello SPI CGIL di
Bergamo per celebrare il cinquantesimo anniversario della costituzione del Sindacato
Pensionati Italiani, balza allocchio lipotesi che ha orientato le scelte della
Segreteria: oggi pomeriggio il tentativo è quello di lanciare lo sguardo avanti, sui
prossimi anni dello SPI; anzi: sugli scenari che riusciamo oggi ad immaginare guardando ai
trend demografici e sociologici, ai fenomeni di carattere economico e politico emergenti e
in qualche modo destinati a durare nel tempo, a costituire, appunto, gli elementi dello
scenario che aspetta la società nel nostro paese e dentro la società gli anziani, i
pensionati.
Abbiamo voluto dare a questa riflessione il carattere di una
discussione tra pensionati e lavoratori attivi, invitando a ragionare con noi le Categorie
e in primo luogo la stessa CGIL perché sentiamo di non poter chiudere tra di noi in modo
angusto una discussione che invece interessa, alla fine, tutti.
Lo spessore del dibattito sui dati che costituiscono i riferimenti
della trasformazione sociale è sicuramente confederale: così come confederali sono le
scelte di fondo che riguarderanno occupazione, previdenza e stato sociale nel nostro
paese: non solo dal punto di vista del pronunciamento sugli aggiustamenti che verranno via
via proposti, ma sulle ipotesi di innovazione del modello che proprio in questo periodo si
rincorrono.
Siamo infatti in una fase nella quale è obbligatorio immaginare
politiche di trasformazione strutturale dello stato sociale e del mercato del lavoro.
Prima di entrare nel merito devo allora ringraziare la Camera del
Lavoro per la disponibilità dimostrata nellallestire un confronto di questo tipo e
le categorie stesse che a questo lavoro non si sono sottratte.
Oggi allora una prima riflessione sul futuro, confrontata con il
giudizio della CGIL; domani una celebrazione caratterizzata dal richiamo, dalla memoria,
dalla ripresa degli spezzoni di esperienza, se non di storia, nei quali i pensionati di
oggi sono stati protagonisti attivi, soggetto di battaglie a loro modo memorabili, di
lotte ricordate con orgoglio e con piacere; quelle vinte, ma anche quelle perse.
Un richiamo alla memoria di frammenti di un cinquantennio che ha visto
lo SPI presente, vivo, capace di crescere non solo dal punto di vista organizzativo, per
un destino di ordine economico, sociale e demografico, ma anche dal punto di vista
politico, della consapevolezza del proprio ruolo, della capacità di elaborazione, di
iniziativa, di lotta.
La memoria, come avete visto, sarà sollecitata dalla presentazione di
immagini raccolte e selezionate con grande cura e professionalità da Eugenia Valtulina;
dalla relazione del più attento "lettore" della storia sociale e sindacale
della bergamasca, il prof. Angelo Bendotti; e dalle canzoni, infine, che tutti
abbiamo cantato in anni di speranze e di lotte, con Mimmo Boninelli alla chitarra.
Domani, quindi, sarà la festa della memoria e della serena
consapevolezza di stare oggi come ieri dentro un movimento grande, di donne e uomini che
hanno lavorato con tenacia per laffermazione di valori che danno origine alla storia
della CGIL e dello SPI; valori che anche oggi accompagnano, anzi, orientano, il nostro
sguardo sul futuro.
Domani ancora saluteremo con grande affetto Gianluigi Asti e
Gabriella Fanzaga: due protagonisti recenti della storia dello SPI di Bergamo. Due
compagni che hanno vissuto da protagonisti la crescita organizzativa e politica che ha
caratterizzato il Sindacato dei Pensionati della CGIL; a Bergamo hanno aiutato questo
processo, lhanno guidato; al punto da consegnare a noi, che arriviamo dopo, un
Sindacato maturo, puntualmente organizzato, ricco di tensioni politiche, capace di sfidare
anche le novità che rapidamente avanzano, di sopportare senza sforzo un progetto di
ulteriore crescita e di ulteriore radicamento sul territorio.
2. Lo scenario
Oggi allora si tratta di scommettere sulle cose che ci aspettano.
Per farlo trascureremo almeno in parte lattualità politica e
sindacale rappresentata in modo così stringente dalla finanziaria e dalle difficoltà del
quadro politico: saranno gli organismi a discuterne a fondo, a confrontare le posizioni,
ad assumere orientamenti; ci proietteremo preferibilmente su quel che accade appena più
in là nel tempo.
Anzi, tra cinquanta anni: nel 2050 in Italia saremo 38 milioni di
nativi; rispetto ai 57,1 (*) milioni di Italiani di oggi, saremo evidentemente molti,
molti di meno.
Oggi, in Italia, una donna partorisce 1,2 figli (2,2 nel 1960); una
prolificità che costituisce un record mondiale; è il minimo al mondo.
Vicini al record siamo anche per aspettativa di vita: in Italia ormai
laspettativa di vita è sempre più vicina agli 80 anni: per la precisione già oggi
è di circa 81 anni per le donne e 74 per gli uomini (era di 75,2 per le donne e di soli
69 anni per gli uomini nel 1970).
La popolazione italiana diminuirà sensibilmente; la popolazione
italiana invecchierà inesorabilmente.
Tra cinquanta anni in Italia ad 1 pensionato corrisponderà meno di
1 lavoratore attivo (0,6 0,7; mentre in Europa il rapporto sarà appena più
favorevole, pari a 1:0,8 1,1).
Questo pur scontando un trend di ingressi nel nostro paese di 50.000
immigrati lanno destinati a lavorare in Italia.
Cinquanta anni fa, quando è nato lo SPI CGIL, in Europa 32 persone su
cento avevano meno di 19 anni: tra cinquanta anni 21 su cento avranno meno di 19 anni.
In compenso nel 1950 sopra i 65 anni stavano 14 persone su cento; tra
cinquanta anni ce ne saranno 35 su cento.
(*) tutti i dati sono ricavati dalla pubblicazione di L.
Pennacchi sullo stato sociale in Italia
La curva di carattere demografico è spietata, per la vecchia
Europa e per lItalia in particolare: il calo e linvecchiamento della
popolazione saranno da soli motivi di sostanziale trasformazione delle politiche, delle
economie, delle scelte di carattere sociale.
Senza correttivi alla natalità, oppure senza una immissione più
massiccia nel mercato del lavoro e nella società di immigrati extracomunitari, il quadro
demografico è tale da presentare problemi la cui soluzione è impossibile da immaginare.
Se non bastasse e senza sottovalutare il problema
dellevasione fiscale (nellopulento nordest sui redditi da lavoro o da capitale
levasione fiscale rappresenta il 30/50% sui redditi superiori ai 20 milioni e
addirittura il 50% sui redditi inferiori ai 20 milioni) proviamo a immaginare tra
cinquanta anni lapprodo di un trend che vede ormai progressiva la crisi fiscale, la
mancanza di entrate per finanziare i servizi, generata da una globalizzazione che ormai
non investe solo le economie, ma lidentità stessa e il ruolo degli stati nazionali.
Dove si pagheranno le tasse per i vorticosi movimenti finanziari sempre
più virtualizzati, immateriali dei prossimi cinquantanni?
A chi si prenderanno i soldi per sostenere le reti dei servizi, lo
stato sociale? Quanti saranno i lavoratori dentro le fabbriche di beni materiali e quanti
saranno sparsi, occupati in lavori oggi inimmaginabili, impensabili?
Che composizione avrà la popolazione attiva? E che procedure la
produzione di ricchezza, il suo trasferimento, la sua distribuzione?
Già oggi il 50%dei redditi del famoso nordovest sono formati da
reddito da lavoro autonomo e da redditi da capitale.
Oggi la protezione sociale, il Welfare, costa circa ¼ del prodotto
interno lordo: dopo essere cresciuta di circa il 20% tra l84 e il 93
(dal 20,8% del pil al 24,5%; la sola spesa pensionistica era nel 93 pari al 15,4%
del pil) per effetto delle politiche di razionalizzazione e di rientro del debito la
crescita si è arrestata e anzi in Italia si è verificata una significativa inversione di
tendenza: per finanziare sanità, assistenza e previdenza si spendono oggi meno risorse
pubbliche.
3. Dal 92 si lavora per il futuro.
E si spende meno rispetto alla media europea per il welfare: è la
mole del debito dello stato che ancora oggi si mangia interessi tali da strozzare
possibili, auspicabili riallineamenti.
Il giudizio sul processo avviato nel 92 e ancora in atto non è
complessivamente negativo: ai pensionati il contenimento della progressione annua del
debito è certamente costato in tagli, ma ha conseguito un contenimento
dellinflazione, oggi vicina all1,5%.
Linflazione è stata per anni il vero dramma dei redditi fissi e
magari bassi; il loro valore reale è stato difeso; lingresso in Europa e la
stabilizzazione degli indicatori economici ha difeso i risparmi dei pensionati e non
cè che da salutare con un deciso apprezzamento lesito di politiche "di
patto sociale", di "politiche dei redditi", di "concertazione"
che hanno invertito un trend davvero preoccupante.
Cè stata, dal 92 a oggi, la riscrittura di un patto
sociale caratterizzato da elementi più certi di equità: e la finanziaria 99, della
quale pure non vogliamo discutere qui, compie unulteriore positiva svolta,
concentrando segnali incoraggianti sui redditi più bassi (pensioni e assegni sociali,
interessi sui minimi, 1.200 miliardi con possibile destinazione SPI FNP UILP ci
proveranno fondo per la non autosufficienza).
Di questa riscrittura del patto dal 92 a oggi il Sindacato
Confederale è stato primo protagonista: e i pensionati non si sono a loro volta sottratti
allassunzione di responsabilità.
La riforma delle pensioni del 95, gli aggiustamenti del 97
sono stati contributi decisivi del Sindacato Confederale alla correzione delle curve del
fabbisogno per previdenza e pensioni proprio in virtù dellanalisi dei nuovi
scenari. Non solo: le battaglie per il mantenimento di un sistema universale, pubblico e
obbligatorio si sono coniugate con una inevitabile attenzione a forme alternative di
previdenza, giungendo ad assumere un mix di riferimenti sufficienti a strutturare un
modello capace di durare anche negli scenari più lontani.
Non solo: si sta chiudendo la faticosa ricomposizione tra trattamenti e
posizioni, tra pubblici e privati, tra fondi speciali e fondi non speciali. Si è chiusa
una lunga marcia di avvicinamento allequità, allomogeneità dei trattamenti e
dei diritti.
Sul fronte della previdenza il grosso è stato fatto. E con orgoglio il
Sindacato Confederale difenderà gli esisti di un lavoro di elaborazione pesante, di
acquisizione democratica del consenso tra lavoratori e pensionati, di confronto con
diversi governi e infine con, oggi, unattenzione quotidiana alla gestione delle
leggi approvate.
Il modello sul quale ci si è mossi trova in Europa, nella Germania di
Schroder in particolare, nel suo programma elettorale, il più significativo dei
riconoscimenti: la strada della concertazione è un modello per la gestione, nel
consenso, delle difficoltà che tutti gli Stati europei hanno di fronte; anzi: si
avvicina (con gli esiti delle elezioni tedesche) la prospettiva di unEuropa
"sociale", più attenta e più sensibile ai temi delloccupazione e delle
problematiche sociali di quanto lEuropa stessa nel 94 avrebbe potuto
immaginare.
E nel nostro paese lintera sinistra è stata sin qui
protagonista del percorso di risanamento delleconomia, preliminare a qualsiasi
ipotesi di sviluppo reale sia della base produttiva, sia della trasformazione dello stato
sociale: lintera sinistra avrebbe da rivendicare i successi della politica di
concertazione e di rientro.
A maggior ragione nel momento in cui la finanziaria riserva
(riservava?) nuove attenzioni alle tutele del welfare e al rilancio di unoccupazione
vera, non esistevano motivi di merito perché qualcuno si sfilasse mettendo a gravissimo
rischio non solo il quadro politico ma i contenuti stessi di questa svolta: le motivazioni
di carattere strategico di partito o di carattere politico ed elettorale non servono ai
contenuti, alle politiche che il Sindacato richiede vengano affrontate con forza.
La preoccupazione per lindebolimento del quadro di governo, per
la precarietà di una situazione che può avere esiti (si direbbe "equilibri)
decisamente meno avanzati, per la rimessa in discussione di provvedimenti che abbiamo
atteso particolarmente come SPI, caratterizza oggi la nostra posizione politica.
Ma stiamo parlando dellattualità o del passato: torniamo agli
scenari.
Gli elementi certi e quelli solo ipotizzabili dello scenario saranno
tali per cui sarà sempre più complicato, più difficile, trovare risorse ed energie per
difendere la necessità di uno stato sociale.
Perché sempre più spesso si sentirà ripetere che i costi del
sistema di tutele sono comunque eccessivi; che, anche volendo sostenerli, non cè
più consenso per queste spese; che le trasformazioni economiche non lasciano più spazio
a concetti a noi tanto cari come quelli di "solidarietà", di
"diritto".
Anzi: si dice già oggi che questi pensionati sono un onere
insopportabile; non solo dal punto di vista economico, ma da un punto di vista ideologico,
di valore: rubano il posto ai giovani, viaggiano, leggono, si divertono alle spalle dei
lavoratori attivi che sudano i contributi; si rifiutano di accettare i vincoli e le
compatibilità, di assumersi il loro pezzo di onere per il risanamento.
Cè conflitto, culturale e di interessi, tra giovani e
anziani. Monti propone lo sciopero. Uno sciopero inedito, di grande effetto: uno sciopero
generazionale. Giovani contro vecchi. Figli contro padri: a cercare spazio, a spintonare
per il lavoro, per la casa, per la macchina
. E i padri?
4. Ci vuole invece un patto
Lidea centrale di questo contributo è allora questa:
andiamo verso questo scenario, fatto necessariamente di paesi e città
multietniche, terribilmente diverse da quelle bianche e padane immaginate da qualcuno;
la globalizzazione riguarderà a regime la mobilità di milioni di
persone, sarà normale per i capitali, per le merci e anche per la localizzazione delle
produzioni;
in pochi, producendo, svolgendo lavori i più diversi e disparati,
vorranno o saranno costretti a sobbarcarsi il finanziamento di uno stato sociale
purchessia; magari meno costoso rispetto a quello di oggi, magari finanziato attraverso
strumenti nuovi e non solamente fiscali o pubblici, ma necessariamente diverso a quello di
oggi strutturato per una società che non cè già più e meno ancora ci sarà
domani;
ci saranno tanti pensionati, anzi: tanti anziani, tanti vecchi; avranno
aspettative e bisogni diversi e nuovi, probabilmente più costosi, di maggiore qualità;
saranno più vari i servizi alle persone: la salute, la cura,
lassistenza, listruzione e la formazione;
i livelli della spesa sociale, di finanziamento dei servizi, saranno a
regime presumibilmente diversi: quello universalistico, pubblico, quello integrativo
"contrattuale", collettivo, di categoria; quello individuale, privato,
assicurativo: in ogni caso assisteremo ad un progressivo ritrarsi del pubblico;
il "centro" progettuale ed erogatore di questi servizi sarà
il territorio: da un welfare burocratico e centralizzato si dovrà (anche solo per ragioni
economiche) arrivare ad una rete di servizi incentrati sulle capacità di progetto, di
spesa e di gestione delle autonomie locali;
ciò contraddistinguerà differentemente i territori: qualcuno capace
di produrre sufficiente ricchezza per mantenere una rete di servizi di livello alto,
qualcun altro meno; si tratterà di lavorare per governare lo zoccolo universale delle
prestazioni;
crescerà sicuramente il rischio di essere "esclusi",
rivedremo i poveri-poveri, quelle persone che stanno fuori dal giro ordinato della
comunità che ordinatamente studia, lavora, produce merci e servizi;
ma crescerà anche il rischio di essere poveri prima ancora di essere
pensionati o vecchi, prima ancora di "uscire" dal sistema delle tutele e dal
welfare;
aumenterà la competizione tra le categorie e tra le persone per
ripartirsi la ricchezza prodotta, esaltando le differenze, le disuguaglianze economiche e
di status.
Questa competizione è nei fatti e deve essere scongiurata
dichiarando motivi di ordine ideale ma anche convenienze, di natura politica ed economica,
a sostegno di un patto, che può essere fatto subito, tra lavoratori attivi e pensionati,
tra giovani e anziani.
Un patto che trova la sua sostanza vicino alla gente, nei
territori, sulle cose concrete e vicine; sulle scelte politiche ma anche nei comportamenti
individuali; sugli atti amministrativi ma anche nella cultura che prima ancorali
determina.
Limmagine di vecchi/peso per la società, di anziani/zavorra
per leconomia, di pensionati/competitori sleali con i giovani sul mercato del lavoro
va corretta; non a parole, ma nei comportamenti. Dichiarando cosa è preferibile, cosa si
immagina buono perché cresca la solidarietà tra figure sociali diverse, tra ruoli che
possono concorrere insieme al mantenimento di una società non disattenta ai bisogni dei
più deboli, alla creazione anzi di una società accogliente e tollerante, giusta, se
possibile.
Chi non vede (basterebbe Monti) come pericolosamente invece
crescono nel nostro paese ma più ancora da noi le tentazioni di governare il trend che
abbiamo descritto attraverso lunica parola dordine del "ciascuno per
sé"? Chi non percepisce laumento della propensione del lavoratore (primo fra
tutti quello bergamasco) a ipotizzare soluzioni individuali ai bisogni di previdenza, di
salute, di qualità della vita? Ad assumersi in proprio il rischio di una malattia, di una
lunga vecchiaia, di un dramma, in cambio solo di una riduzione delle tasse, della
pressione che sembra insostenibile dello stato sociale da finanziare? Per chi, poi?
5. Alcuni elementi del patto:
la compartecipazione ai costi dei servizi
Un patto tra pensionati e lavoratori attivi dovrebbe certamente
fondarsi su elementi di novità nei comportamenti sociali e nella consapevolezza degli
stessi pensionati.
Ma dovrebbe promuovere negli stessi lavoratori attivi una diversa
considerazione dei problemi di finanziamento dello stato sociale, inducendoli a
considerare quanto i rischi di una fuga dal welfare siano i rischi di tutti, e non solo
dei pensionati.
La direzione, nel primo caso, è quella tracciata ipotizzando il famoso
riccometro.
Lo strumento in sé sarà discutibile e discusso a lungo: ma dice con
categorica determinazione che i pensionati non sono tutti uguali. Ci sono i pensionati
ricoverati nelle Case di riposo, ci sono ricchi managers di stato a loro volta in
pensione; ci sono giovani pensionati al lavoro e anziani soli, che a casa attendono
lobiettore del servizio sociale con il pasto caldo; ci sono coppie di pensionati in
crociera e singles che non riescono a pagare laffitto; ci sono invalidi con i bot e
pensionati al minimo nullatenenti
I pensionati non sono una categoria uniforme e non sono tra di loro
assimilabili: hanno storie di vita e di lavoro diverse, condizioni e qualità della vita e
bisogni diversi.
Concorrere al pagamento dei servizi che ricevono in modo
proporzionale alla loro reale situazione economica è un principio di grande equità.
Difendere dalla povertà, includere nella rete dello stato sociale è
un principio che può essere assunto fino in fondo e con efficacia solo se chi può
contribuisce in modo giusto allequilibrio economico dei servizi.
Il reddito minimo dinserimento che in qualche luogo
dItalia si sta sperimentando non è lo strascico di uno stato burocratico,
centralista e assistenzialista, ma il modo giusto di legare al territorio il
riconoscimento di stati di bisogno da risolvere nella solidarietà.
E lesatto opposto della rivendicazione del diritto
acquisito di una categoria o di una corporazione più o meno forte; dellalzata di
voce per richiamare privilegi, questi sì assistenziali, consolidati nel tempo, sommati
gli uni agli altri in epoche di elargizioni politiche ed elettoralistiche: è il modo
civile di affrontare stati reali di necessità e di bisogno; il primo passo per la riforma
dellassistenza in Italia che deve essere conclusa in fretta.
Del resto la prospettiva di ampliare la gamma dei servizi del welfare,
la diversificazione e soprattutto, finalmente, lallestimento di servizi di qualità,
sui bisogni di qualità, di secondo livello (la formazione permanente, il benessere
fisico, la facilitazione organizzativa della vita degli anziani, lassistenza
domiciliare
.) è resa possibile solo da una razionalizzazione nella composizione dei
costi di questi servizi e dalla partecipazione alla spesa da parte degli utenti che siano
in condizione di farlo.
Anzi, il concorso differenziato secondo le possibilità è un elemento
del patto con gli attivi da adottare sempre: perché anche gli attivi ne sono coinvolti.
Non più esenti gli ultra 65enni dai tikets, ma esenti coloro che, giovani o vecchi,
attivi o pensionati, non abbiano alternative. Il sanitometro introduce un elemento di
equità; supera elementi di corporativismo che pure sono presenti nei discorsi dei
pensionati.
Lo SPI CGIL di Bergamo intende rappresentare fino in fondo questa
linea: discutere con le amministrazioni locali, titolari della gestione del riccometro per
laccesso ai servizi, a partire dallAssociazione Bergamasca dei Comuni e poi
estendendo la negoziazione delle modalità specifiche di applicazione dello strumento.
Per il Sindacato dei Pensionati si tratta di inserire questo
delicatissimo argomento in un contesto di dibattito e di corresponsabilità con la CGIL e
poi nelle piattaforme di confronto con ciascun Comune.
La strada è dunque quella di considerare pensionati e attivi
protagonisti di rivendicazioni e di politiche che abbiano il senso di tutelare tutti dalla
povertà, dal bisogno: i "poor workers" americani ( i lavoratori poveri, quelli
che nonostante siano in possesso di un lavoro hanno un reddito che li confina sotto la
soglia della povertà) ci dicono che si può avere un lavoro eppure si può stare sotto la
soglia di povertà; si può essere ancora giovani ed avere gravissimi problemi di
mantenimento di una famiglia; di converso essere pensionati e benestanti, consumatori
vezzeggiati dalla pubblicità, anziani e ricchi.
Fino a pochi anni fa il rischio di cadere in povertà era puramente
teorico in Italia: almeno per certe categorie di persone, per certe tipologie sociali.
Leggo di una statistica: un operaio, nel Nord Est dItalia a 40 anni, con coniuge con
reddito, licenza media aveva fino a pochi anni fa 1 su mille possibilità di cadere in
povertà; oggi ne ha 2 su cento: il suo rischio è aumentato del duemila per cento!
Un impiegato con più di 40 anni, capofamiglia, unico reddito,
diplomato, un figlio, aveva 7 su mille possibilità di finire in povertà: ne ha oggi 2 su
cento; e così un imprenditore nelle medesime condizioni: aveva 5 su mille possibilità di
cadere in povertà, ne ha 2 su cento.
Il paradosso della distribuzione della ricchezza oggi è tale che
cè contemporaneamente maggiore opulenza e maggiore povertà: nel nordest il 35%
delle famiglie consuma il triplo della media nazionale, mentre al sud solo il 2% è tre
volte sopra la media; crescono significativamente le disuguaglianze, le distanze tra il
grande benessere di molti e le ristrettezze, la povertà di altri; questi altri, molto
spesso, sono pensionati, anziani, vecchi.
6. Il lavoro in nero
Cè poi una battaglia tipica, da noi, che va fatta: è un
ulteriore elemento del patto tra pensionati ed attivi.
Occorre affermare una cultura secondo la quale il pensionato che
lavora in nero viola non solo le regole della legalità, ma letica di un rapporto
solidale con i lavoratori attivi e i giovani oltre che con coloro che, più anziani di
lui, hanno "bisogno" di una pensione.
Utilizza appieno dello stato sociale, della pensione e delle
facilitazioni pensate per gli anziani; non paga tasse su questi ulteriori redditi da
lavoro nero e non paga contributi: è lui loggetto delle invettive dei suoi figli.
E lui che merita uno sciopero generazionale. Porta via un lavoro regolare, compete
in modo sleale sul mercato del lavoro offrendosi a costi decisamente inferiori. Niente per
la collettività deriva dal suo lavoro: il contesto sociale è negato ed è affermata
invece una connivenza economica esclusiva tra lui e il suo padrone, tra lui e il suo
cliente.
E una questione di fortuna o di attenta valutazione
dellopportunità politica; ma se la task force del Ministero del lavoro e dei
carabinieri che ha emblematicamente perseguito il lavoro nero in questa provincia ha
individuato solo lavoratori in nero extracomunitari e solo padroncini pseudo schiavisti
non ha guardato bene: sul nostro territorio cè un lavoro in nero fatto non di
sfruttamento, ma di connivenza, di esaltazione degli interessi economici comuni tra datore
di lavoro e lavoratori volti alla competizione sleale e alla frode sociale. E i
pensionati/lavoratori in nero (così come i lavoratori attivi in nero) sono tanti.
Si può pensare a un patto fra pensionati e attivi solo se questi
comportamenti vengono denunciati e sconfitti; solo se i pensionati possono rivendicare di
essere considerati una risorsa, tra laltro interessata per ragioni contributive, per
il sostegno ad una cultura della legalità, dei valori anche etici di solidarietà e di
diritto.
Insieme alla CGIL si tratta di individuare le forme di unuscita
"soft" dal mondo del lavoro: il part time, la possibilità di continuare a
lavorare magari in forme diverse 8magari anche rimettendo in discussione il
"cumulo"), ma "pulite" in bianco; non necessariamente il passaggio da
lavoro a pensione deve essere un taglio drastico sia dal punto di vista psicologico che
dal punto di vista economico: ma è sleale un tentativo di ammortizzare la cesura secondo
regole di "fai da te" tra laltro a danno di altri.
Lo SPI CGIL si candida a sviluppare uniniziativa forte, nel
corso del 99, per monitorare, denunciare, dare battaglia nei territori al lavoro in
nero: quello dei pensionati in primo luogo e più in generale quello che caratterizza la
nostra economia locale (possiamo pensare ad una ricerca, un osservatorio, che metta sotto
i riflettori il fenomeno nella bergamasca o in un distretto specifico; ad un convegno di
pubblicizzazione dei dati, a un pieghevole che illustri la posizione dello SPI di Bergamo
e comunque ad un lavoro continuativo di adeguamento della sensibilità dei pensionati su
questo punto).
Non solo: si candida a promuovere iniziative per lemersione
del lavoro nero che ha per oggetto i pensionati e gli anziani.
Perché i pensionati non sono solo potenziali soggetti di
prestazioni in nero, ma anche oggetti di tali prestazioni.
Quello dellassistenza al domicilio di infermieri professionali
piuttosto che di collaboratori domestici: quel "nero" che tutti sappiamo bene
esiste in quantità evidentissime ( da questo punto di vista sarà decisiva la capacità
di leggere i contenuti degli appalti per i servizi, ma anche di stare in termini di
vigilanza e di confronto politico sulle azioni amministrative dei Comuni in materia di
assistenza).
Certo si tratta di individuare delle politiche e non solamente delle
parole per delle prediche: ma immaginare sostegni (o sgravi fiscali) alle famiglie che
utilizzano "in bianco" persone per lassistenza e la cura domiciliare una
può essere una strada.
E con i pensionati le categorie attive devono lavorare a loro volta per
lemersione del lavoro nero nelle aziende: in termini sindacali e politici,
assumendosi il loro rischio rispetto al consenso; devono schierarsi in una battaglia che
da noi è di ordine culturale prima di tutto, mentre al sud è prima di tutto di ordine
economico.
Lemersione del lavoro nero è una necessità imprescindibile per
il finanziamento dello stato sociale; il recupero dellevasione contributiva (secondo
lIstat di oltre 50.000 miliardi di lire/anno) è una battaglia da condurre con
determinazione mentre è indispensabile lassunzione di responsabilità collettive
nei confronti dei diritti e lestensione finalmente delle garanzie e delle tutele a
quella fetta di lavoratori attivi che neppure immagina di poterne godere.
Lo SPI è coprotagonista della battaglia per il lavoro: condivide il
giudizio drammatico sulla carenza di lavoro in vaste aree del paese, condivide le
finalità sociali di investimenti importanti sul fronte occupazionale, riconosce in questa
lotta per il lavoro un pezzo significativo della battaglia per la difesa e la
qualificazione del welfare.
Patti darea, sgravi alle imprese per le nuove assunzioni,
revisione delle forme daccesso al mercato del lavoro, formazione professionale e
riqualificazione: tutto ciò che può aiutare lallargamento della base occupata in
lavori "veri", sono obiettivi della CGIL che lo SPI assume fino in fondo.
7. Pensionati: una risorsa
Ma torniamo al nostro scenario, in particolare alla trasformazione
in qualche modo attesa del welfare state.
La crisi che in tutta Europa i diversi modelli di stato sociale
attraversano (di sostenibilità economica, di credibilità e di consenso, di adeguatezza
dellofferta rispetto ai bisogni nuovi, di efficienza e di efficacia delle
prestazioni) ha già cominciato, anche da noi è così, a premiare tutte le forma di autoorganizzazione
dei servizi.
Produrrà occupazione (per ora ancora poca rispetto alle
potenzialità: in gran parte si tratta di sostituzione dellintervento pubblico, ma
stiamo lavorando su uno scenario almeno a medio termine) e nuovi servizi e a costi
decisamente inferiori la capacità progettuale e di gestione del terzo settore,
dellimprenditoria sociale.
Tra l80 e il 90 in Italia la crescita
delloccupazione nel settore noprofit ha toccato il 39% (la media generale di aumento
delloccupazione nel periodo è invece pari a +7,5%).
Margini di ulteriore crescita sono evidenti se si pensa che in Europa
sono attesi (Delors, 93) circa 3.000.000 di posti di lavoro in questo terzo settore
nei prossimi anni.
La cooperazione sociale e il volontariato si offrono con sempre
maggiore forza e credibilità per una collaborazione con il pubblico, in particolare con i
Comuni, nello svecchiamento dei servizi, nella sburocratizzazione del rapporto con gli
utenti, nellintroduzione di flessibilità utili ad unefficacia dei servizi
stessi.
Se i Comuni saranno capaci di dirigere questo processo, di
governarne gli aspetti di qualità, di mantenere fino in fondo il proprio ruolo di
titolari del progetto e della verifica presso i cittadini, leconomia sociale potrà
dare valore ad una prospettiva di ridisegno su base territoriale del welfare.
E gli anziani, i pensionati, saranno i protagonisti insostituibili
di questo processo.
Intanto perché il loro tempo, le loro competenze, la loro
disponibilità si trasformeranno in altrettante risorse: di carattere economico e di
qualità.
Già oggi le proposte territoriali di mobilitazione per un pensionato
giovane dentro il quadro organizzato del volontariato sono molteplici; e a giudicare dai
successi quantitativi dellAUSER, ma più in generale dal contributo
dellapporto volontario ai progetti di cooperazione sociale, esiste già una linea
quantitativa di grande disponibilità al lavoro volontario.
A Bergamo sono 3.000 gli iscritti allAUSER: sono
disponibili per aiutare i bambini ad attraversare le strade, per lassistenza agli
operatori ecologici che gestiscono le piattaforme, per lapertura dei musei con
interventi di guardiania e sorveglianza, per la gestione di centri sociali e
ricreativi
Sono addirittura 400 a settimana i volontari che quotidianamente
entrano in Casa di Riposo in Via Gleno per assistenza durante i pasti e animazione
pomeridiana. Tre diverse Associazioni di volontariato (fino a ieri senza neppure una
convenzione di rimborso delle spese) gestiscono servizi alle persone ricoverate, agli
ospiti.
Lalternativa ad un lavoro in nero esiste già oggi per chi voglia
mobilitarsi, mantenersi attivo, dedicarsi, da pensionato, allo svolgimento di servizi che
cadano sulla collettività come un contributo significativo: cè uno spazio
potenzialmente sempre più ampio per la creazione di imprese sociali ad alto contenuto di
lavoro volontario; per una gestione di progetti di volontariato da parte di associazioni e
gruppi su tutta una gamma di servizi attesi e inevasi: alla persona, ma anche
allambiente, allarte e alla cultura.
I pensionati sono principali protagonisti sia dal lato della
domanda di questi servizi: una loro maggiore consapevolezza, una loro migliore capacità
di individuare soluzioni organizzate ai propri bisogni, può arricchire attraverso il
confronto negoziale con gli enti locali la rete dei servizi e loccupazione; ma anche
dal lato dellofferta: un pensionato giovane che assieme ad altri si propone per
manutenere un sentiero, per animare una comunità di vecchi, per svolgere servizi a
domicilio dei più anziani è una risorsa significativa.
In questa linea anche laggregazione dei pensionati in
Associazioni di volontariato, piuttosto che la loro disponibilità su progetti (di un
qualche significato linclusione dei pensionati nella normativa sui progetti di
"lavori socialmente utili") rappresenta un elemento di patto tra anziani e
lavoratori attivi, una "convenienza" da sottolineare oltre che
lespressione di una linea di tendenza da rafforzare attraverso le politiche.
8. I pensionati organizzati:
dentro la CGIL un Sindacato Generale
E chiaro che questa strada può essere percorsa da pensionati
organizzati, capaci di inserirsi in un gioco complesso che è quello del governo del
territorio, della strutturazione della società civile; di rappresentare
unarticolazione del sociale spendibile dentro un progetto.
E unarea di questa articolazione del sociale organizzato sul
territorio è rappresentata dal Sindacato, nel nostro caso dallo SPI.
La missione del Sindacato Pensionati della CGIL è stata più volte
aggiornata e riformulata nel corso di questi lunghi 50 anni. Perché le condizioni sono
mutate con radicale evidenza.
Oggi lo SPI CGIL si percepisce per i pensionati contemporaneamente
come uno strumento di mutualità e di rappresentanza, di negoziazione politica e
amministrativa.
La gamma dei servizi per i pensionati è ampia e la rete di questi
servizi (almeno sul nostro territorio) adeguata: sportelli sulle questioni previdenziali,
pensionistiche, fiscali; sperimentazioni di sportelli di orientamento sui diritti dei
cittadini e dei consumatori; iniziative di educazione permanente di ottimo impatto quali
"Terza Università"; sperimentazioni di banche del tempo; proposte di animazione
del tempo libero; e poi lAUSER (la definizione di servizio va un po stretta in
questo caso) con le sue offerte di mobilitazione volontaria
.
La caratteristica di questi servizi è che muovono non solo verso
pensionati attuali: ma verso prossimi pensionati o più in generale presso i cittadini.
Per questo la rete di proposte è una rete già oggi integrata con la CGIL, costruita con
unottica confederale, generale.
In ogni caso si tratta di servizi che in qualche caso sono resi dai
pensionati al complesso dellorganizzazione: più avanti il nostro dibattito
chiarirà i contorni dellipotesi strategica di reinsediamento della CGIL che passa
attraverso un ruolo importante dello SPI.
Il territorio può quindi essere la nuova frontiera organizzativa del
Sindacato: certamente ladeguamento della sua figura organizzativa è necessario date
le trasformazioni ormai da tempo intervenute nella composizione del mercato del lavoro,
nella tipologia dei lavori disponibili, nella ridistribuzione per ampiezza delle aziende,
nella comparsa di nuovi lavori, nuovi servizi, nuove forme giuridiche nel rapporto di
lavoro.
Per la CGIL è vitale guardare con grande attenzione a tutte le
possibilità aperte per offrire ai lavoratori con un nuovo profilo occasioni di incontrare
il Sindacato.
Tra laltro, questa strategia del reinsediamento
confederale attraverso lo SPI considerato come risorsa è un ulteriore elemento di quel
patto che stiamo ipotizzando in questa relazione.
9. I pensionati organizzati:
sul territorio un presidio valoriale e politico
Ma si diceva: una rete di servizi che si dirama nel territorio, che
è presente con sedi, recapiti, permanenze, iniziative in ogni zona della provincia, anzi:
in ogni distretto sanitario, nel rispetto dei confini individuati dalla riorganizzazione
dellASL conseguente alla legge 31, una o più leghe SPI hanno sede, segretario,
organismi dirigenti e svolgono la propria attività.
Di servizio, ma anche di rappresentanza, di negoziazione.
Gli ambiti di questa attività di rappresentanza sono le politiche
sociali, lassistenza, la salute, la formazione permanente, laccessibilità dei
servizi comunali
Negoziazioni che hanno per interlocutori in primo luogo i Comuni, ma
poi i presidenti di circoscrizione, il responsabile del distretto sanitario, delle aziende
di trasporto, dellALER, i dirigenti degli uffici e dei servizi territoriali.
Certamente in rappresentanza dei pensionati, ma in unottica di
tipo generale, confederale.
La complicazione evidente è che una negoziazione come questa
investe interessi di tutti i cittadini, non solo dei pensionati; una piattaforma sui temi
della sanità, per esempio, richiama direttamente il coinvolgimento della CGIL nel suo
complesso; si collega a disegni cui certamente sono interessate le categorie e gli attivi.
Chi regge il peso nel territorio di confrontarsi con le
Amministrazioni, di essere attento alle politiche, di stimolare scelte coerenti con i
disegni che questo sindacato, la CGIL, discute e si propone di incardinare?
Come potrebbe direttamente la CGIL farlo, e in modo così diffuso e
capillare?
Non è questo un elemento di patto?
Lo SPI non è una risorsa per la CGIL nel suo complesso?
Ma usciamo pure dallambito organizzativo e politico che ci
ospita: i pensionati non sono un presidio valoriale sui temi della solidarietà e del
diritto sul proprio territorio se si impegnano con determinazione e costanza a costituire
un interlocutore per le istituzioni?
E significativo, sul nostro territorio, il percorso che è stato
costruito sulla riforma sanitaria, la legge di riordino Formigoni: per affrontare
linterlocuzione con i nuovi direttori generali delle Aziende Ospedaliere e
dellASL è stato costituito un "osservatorio", del quale sono titolari le
confederazioni, al quale partecipano le categorie interessate e i sindacati dei
pensionati.
Ciascuno a rappresentare i propri punti di vista, ad affrontare le
questioni in ragione della propria specifica missione.
Ma nei Distretti sanitari, sui territori, non cè dubbio che
saranno i sindacati dei pensionati a costituire la risorsa determinante per far viaggiare
le riflessioni, per costituire insieme terminale e sensore delle politiche e dei bisogni
del complesso della comunità.
Del resto dobbiamo chiaramente valutare come nei territori si sia
decisamente indebolita lattenzione a problemi di questa natura: la politica, quella
dei partiti, quella che a lungo è stata il luogo della partecipazione democratica, delle
discussioni e delle scelte, ha fatto lunghi passi indietro.
Si è ritratta: quegli spazi di democrazia, quelle procedure di
partecipazione, quei luoghi di discussione, di mobilitazione, di creazione del consenso
sono chiusi o si presentano in tutta la loro debolezza.
Dalle nostre parti è la Lega Nord ad aver ereditato il grosso
dellopinione che quella politica aveva costruito: ma a sua volta non ha voluto o
saputo creare luoghi e percorsi alternativi di partecipazione. Anzi, ha preso atto del
clima di delega totale e ha riportato velocemente il confronto su elementi puramente
ideologici.
Nel territorio, oggi, quali sono i canali della partecipazione
democratica? Della costruzione delle posizioni, dellorganizzazione delle
"battaglie", della discussione delle scelte delle istituzioni e della stessa
politica?
Per il Sindacato, per la CGIL in particolare, la questione non può
essere irrilevante: né può considerarsi sufficiente il rapporto con i lavoratori in
azienda sulle questioni di carattere contrattuale. Intanto perché non tutti i lavoratori
stanno oggi dentro unazienda e ancora meno dentro unazienda organizzata dal
Sindacato; poi perchè temi di valore difficilmente trovano posto in un dibattito che in
questa fase è sempre più economicista, concreto, circoscritto giustamente alle questioni
materiali relative al lavoro e allo specifico.
E sul territorio che può invece essere sviluppata con maggiore
ampiezza la dimensione riformatrice, la tensione ideale, in particolare sul terreno della
solidarietà e del diritto, liniziativa confederale.
E sul territorio i pensionati rappresentano un presidio forse ancora
non del tutto adeguato, ma certamente disponibile a riproporre, a reinnescare meccanismi
di partecipazione e di confronto, modelli ed esperienze di democrazia.
10. La tensione unitaria
La credibilità di questa sfida in gran parte si giocherà anche
dalla qualità dei rapporti unitari che riusciremo a costruire.
Siamo in un periodo caratterizzato da forti "turbolenze"
unitarie.
A livello nazionale il dibattito è caratterizzato da ipotesi che
giudichiamo di ritorno allindietro da parte della CISL. Siamo addirittura
spaventati (non certo in termini organizzativi, ovviamente, ma in termini politici e forse
più ancora culturali) dalla parola dordine della "grande CISL", per come
almeno viene venduta dai giornali.
Perché? Qual è lesigenza di ricostituire steccati, di tornare a
dividere su basi ideologiche o addirittura religiose chi sta dentro un progetto Sindacale
e chi deve starne fuori? O non è un progetto Sindacale? DAntoni ha un progetto
politico e su questa base sceglie i compagni di strada?
La discussione sul ruolo del Sindacato Confederale, sulla sua missione,
sui percorsi democratici di validazione delle sue scelte, sui terreni di lotta e su quelli
di gestione, non deve essere fatta, in primo luogo, allinterno del Sindacato
Confederale, lavorando per una sintesi che produca un modello allaltezza del ruolo
storico che il Sindacato Italiano ha giocato anche per lEuropa?
Nonostante queste difficoltà non irrilevanti, che coinvolgono la
strategia di ciascuna organizzazione e non solo le sue scelte politiche contingenti, il
processo di unità Sindacale è una strada da riproporre e da percorrere di nuovo insieme:
non solo con uniniziativa forte della CGIL, ma dal basso, nei nostri comportamenti,
sul territorio, sul nostro territorio, per i pensionati in particolare.
Per noi o la negoziazione è unitaria o non esiste; il rapporto con la
gente che può dare vitalità ad un progetto di rappresentanza, o è unitario o
difficilmente è un valore spendibile, un elemento di democrazia e di partecipazione.
Lo SPI può anche in queste difficoltà unitarie provare a proporre
il territorio come luogo di sperimentazione di rapporti unitari più solidi ed avanzati:
qui a Bergamo lancia a FNP CISL e a UILP UIL la sfida ad essere insieme, lealmente e con
grande convinzione, il luogo del rilancio di processi di unità cui continuiamo a credere.
Del resto le priorità sulle quali i pensionati si stanno muovendo
oggi, poi, sono priorità rigorosamente Confederali, che vanno nel senso dellequità
e della attenzione ai più deboli cui certamente anche i lavoratori attivi, impegnati in
azienda o comunque distratti nel territorio a proposito di queste questioni, hanno
interesse.
Un anziano in casa di riposo, le sue condizioni materiali e la qualità
della sua vita non sono un segnale di attenzione agli ultimi? Lanziano in questione
non è padre o nonno di un lavoratore attivo? Del quale lui si occupa corrispondendo rette
da capogiro a istituti pubblici o privati?
La restituzione delle rette conseguente allaccordo regionale, i
centri unici di prenotazione e loggettività nelle valutazioni delle precedenze
daccesso, la qualità delle prestazioni sanitarie e gli standards di carattere
assistenziale e di animazione, gli standards strutturali, la sicurezza
E lassistenza domiciliare? La qualità e i costi di questa? Il
rapporto con il terzo settore, la qualità degli standards iscritti nel bando
dellappalto concorso, la flessibilità, lumanizzazione
..
Chi esercita un controllo sociale sui servizi territoriali?
La qualità dellintegrazione con i servizi sanitari? I servizi
sanitari stessi: le code e laccessibilità, il trattamento alberghiero e la
dislocazione delle specialità, le strutture sul territorio, dagli ospedali ai
poliambulatori, il ruolo della cura e quello della prevenzione
Il ruolo del distretto sanitario in materia di integrazione degli
interventi sociosanitari; ladeguatezza del suo budget e della sua autonomia
nellacquisto di prestazioni; la sua capacità di confrontarsi con il territorio; la
difesa del ruolo delle autonomie locali; lintegrazione tra servizi comunali nello
stesso distretto
..
Con quali risorse il mondo sindacale organizzato intende affrontare la
tutela dei cittadini? I pensionati anche in questo caso si candidano a costituire sul
territorio un presidio valoriale, un luogo di visibilità della CGIL; ad essere una
risorsa non solo per il mondo sindacale, ma per il territorio stesso.
11. Lavorare insieme
Lappuntamento tra CGIL e Sindacato dei Pensionati è quindi
sul territorio: si tratta di modellizzare i rapporti di tipo politico e organizzativo e di
assumere insieme il terreno delle politiche territoriali come uno degli ambiti di
rappresentanza del complesso del mondo del lavoro, degli attivi e dei pensionati.
Di costruire un Sindacato capace di stare sulle novità in modo
dinamico ed efficace, dal punto di vista politico e sindacale: lo SPI è disponibile a
fare fino in fondo la sua parte.