Di seguito proponiamo il testo dell'accordo siglato tra CGIL CISL UIL e l'ASL di Bergamo.
La Segreteria dello SPI giudica questo documento assolutamente importante, almeno su due questioni concrete:

  1. vengono spostate risorse (almeno una quarantina di miliardi) dal budget delle prestazioni ospedaliere a quello dell'ASSI - il dipartimenti che si occupa di sociosanitario - finalizzandole esplicitamente all'incremento dell'offerta di riabilitazione generica e lungodegenza. L'intento è quello di evidenziare alle aziende ospedaliere la concreta disponibilità di denaro per quelle che investissero (si pensi a Trescore, Gazzaniga e Romano) in questa tipologia di attività carenti nella provincia e poi di coordinare con il socio sanitario (le rsa) i posti letto di riabilitazione post acuta e lungodegenza collocandone la pianificazione nell'ASSI.
  2. Si conferma concretamente la centratura anche dell'Azienda sui Distretti: avranno budget anche per le prestazioni ambulatoriali, stanno costruendosi anche attraverso un percorso di coinvolgimento degli Enti Locali, costituiranno un riferimento sindacale per i Gruppi Unitari Territoriali che abbiamo costituito, in ciascun distretto si apriranno aree di sperimentazione significative tali da valorizzare il meglio dell'esistente.

Alla Segreteria dello SPI sembra un risultato straordinario in un momento di gravissima preoccupazione per le sorti del sistema sanitario pubblico legate alle ipotesi delle giunta regionale di privatizzazione degli ospedali e comunque in una situazione almeno caotica per quanto riguarda il ridisegno della presenza territoriale del ssn.

Bergamo, 23 aprile 1999

 

Azienda Sanitaria Locale
della Provincia di Bergamo
via Galliccioli, 4 – 24121 Bergamo

C.G.I.L. - C.I.S.L. - U.I.L.
di Bergamo

 

Protocollo
per le Relazioni Sindacali

 

Premessa

Le parti concordano, in via preliminare, sulla necessità che il sistema sanitario della provincia di Bergamo debba trovare nella conferenza di servizio tra ASL e Aziende Ospedaliere un luogo costante di coordinamento e gestione integrata delle risorse e delle politiche evitando la concorrenzialità tra erogatori pubblici e finalizzando gli interventi alla qualificazione e efficienza dell'intero sistema pubblico.

Le parti concordano altresì sul principio che debbano essere particolarmente rafforzati ed estesi sul territorio i servizi sanitari e sociosanitari (prevenzione, riabilitazioni e lungodegenza, servizi alternativi all’ospedalizzazione, domiciliarità etc.) e che l'avvio dei DISTRETTI debba avvenire valorizzando il metodo del confronto con le parti sociali e le forme associative del volontariato e delle rappresentanze dell'utenza.

Il presente protocollo integra ed estende il precedente sottoscritto in data 06.08.1998 che si intende confermato.

 

1. Investimenti per i servizi sul territorio

Gli investimenti previsti nella bozza di piano strategico triennale debbono prevedere un riequilibrio tra budget delle prestazioni indirizzate agli acuti e il budget dei servizi territoriali sanitari e sociosanitari (prevenzione, riabilitazioni e lungodegenza, servizi alternativi all’ospedalizzazione, domiciliarità etc.). Va spostata dall’una voce all’altra la quota di risorse corrispondente alla programmata riduzione nel triennio del tasso di ricovero che permetta:

  1. un giusto equilibrio tra investimenti degli enti locali sui terreno sociale (SAD, ADI, RSA, CDI, CSE, etc.) e budget di carattere regionale; in particolare si ritiene che la quota "sanitaria" dei servizi integrati sia portata al livello del carico economico complessivo accollato ai comuni per competenza istituzionale;
  2. l'ampliamento delle prestazioni territoriali di prevenzione, di diagnosi precoce, di specialistica ambulatoriale vicini alla popolazione e ai suoi bisogni.

2. I Distretti

  1. Coerentemente alle finalità indicate i Distretti dovranno avere effettiva capacità programmatoria e gestionale. Per questo ai responsabili di distretto dovrà essere ascritta anche la responsabilità (e il relativo budget - già a partire dal secondo semestre 1999) dell’acquisto (quantità e qualità) delle prestazioni di diagnostica strumentale e precoce, di specialistica ambulatoriale dentro i presidi territoriali esistenti oltre che di gestione diretta e complessiva dei programmi di prevenzione e delle attività integrate col sociale. Pertanto il bacino territoriale della programmazione e della gestione di questi servizi dovrà coincidere con il distretto.
  2. In un quadro di rapido avvio dell’operatività dei distretti, già a partire dal secondo semestre 1999, potranno essere individuate, su progetto, sperimentazioni nei distretti dentro le quali investire da subito in particolari ipotesi di qualificazione (rapporti con i medici di base, UVM, rapporti con il "distretto sociale"….).
  3. L'efficacia dei servizi attuati dal Distretto potrà essere meglio assicurata da una sinergia nel rapporto con Enti Locali. Dovranno essere individuati e definiti percorsi strutturati che associno gli Enti Locali del Distretto all’informazione, alla discussione, alla co-progettazione e alla realizzazione dei servizi sanitari territoriali e dei servizi sociosanitari. Tendenzialmente si dovrà perseguire l'obiettivo di costituzione di Consorzi di Comuni intesi come corrispondenti del Distretto Socio Sanitario, costituiti da tutti i comuni del distretto, con compiti di coordinamento e di confronto, ma anche di programmazione e, per la realizzazione di servizi di competenza, consortili.
  4. Tra le priorità da realizzare nell'immediato vi dovrà essere la costituzione dell’Unità di Valutazione Geriatrica Distrettuale. L’UVG, nella sperimentazione prevista per alcuni distretti, dovrà assumere la caratteristica di strumento di valutazione multidimensionale e comunque prendere avvio a partire da settembre 1999, costruendo le condizioni minime per la generalizzazione di centri unici di prenotazione distrettuali e provinciale per il complesso dei servizi sociosanitari..
  5. Il piano di sviluppo organizzativo dell’Azienda dovrà essere corredato da scadenze temporali da fissare per ciascun obiettivo.

 

3. Le relazioni sindacali nei Distretti

  1. Le relazioni sindacali saranno ispirate al metodo della concertazione prevedendo trasparenza e informazione anche relativamente ai tetti di budget preventivati rispettivamente alle strutture sanitarie pubbliche e a quelle private.
  2. Le organizzazioni sindacali CGIL CISL UIL accrediteranno come propri terminali territoriali i G.U.T. (Gruppi Unitari Territoriali) in ciascun distretto.
  3. I G.U.T. potranno richiedere incontri con i dirigenti del Distretto per un confronto preventivo sulle scelte programmatiche e per periodiche valutazioni sullo stato dei servizi erogati.

Bergamo, 22.04.1999

 

Per l'Azienda Sanitaria Locale
di Bergamo:
Stefano Rossattini

 

Per le Organizzazioni Sindacali Confederali
Cgil Cisl Uil di Bergamo:
Orazio Amboni, Vanni Maggioni, Primo Colombi, Maurizio Laini, Mario Jamoletti

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