| Nuovo ospedale e Gleno
Come si può osservare alla Trucca, i lavori per il nuovo ospedale di Bergamo sono iniziati. Lospedale ad alta, anzi altissima specializzazione, verrà realizzato nel giro di pochi anni e dovrà avere in dotazione - dentro, nelle sue vicinanze, in una rete cittadina?- un certo numero di posti letto per le patologie meno complesse. Medicine o lungodegenze, ad esempio. Negli ultimi tempi si parla anche della realizzazione, accanto allospedale, della nuova casa di riposo di Bergamo. Sembra, infatti, che i costi di ristrutturazione degli edifici attuali suggeriscano di investire in una costruzione nuova. Ma prima di parlare di dove costruire, eventualmente, una nuova sede, sarebbe utile discutere del progetto complessivo di rilancio delle attività e di risanamento del Gleno di oggi. Dopo o, nel peggiore dei casi, durante questa discussione, si potrà decidere, sulla base di criteri legati alla accessibilità della struttura ed al suo contesto urbanistico ed ambientale, dove costruirla. Lubicazione prospettata alla Trucca, vicino al nuovo ospedale - sembrerebbe che larea in cui è oggi insediato il Gleno non abbia i requisiti per una nuova edificazione - è solo una ipotesi, ma merita qualche riflessione o quantomeno qualche domanda. Si parte dal Gleno per condizionare, almeno in parte, lofferta di alcuni servizi dellospedale? Il Gleno farà sinergie (quali?) con la nuova struttura ospedaliera? Un pezzo del gleno verrà sanitarizzato a tutti gli effetti? Le domande e le riflessioni non sono retoriche. Credo, infatti, che quando si parla della qualità e della quantità di posti letto ospedalieri per le patologie meno complesse, non si può pensare di utilizzare, anche in parte, quelli di una struttura per anziani non autosufficienti. Se ne deve discutere partendo dal nuovo ospedale e sapendo che questa offerta di servizi dovrà rimanere gratuita, garantita da gestori pubblici o privati accreditati del servizio sanitario nazionale, ma non certo scaricata su strutture a pagamento. La collaborazione tra il Gleno e la rete ospedaliera, una volta definito lassetto dei servizi e delle attività sanitarie, potrà avvenire per alcune attività di tipo riabilitativo, finalizzate al recupero della piena autonomia degli anziani prima che tornino alla loro abitazione. In ogni caso lofferta attuale di posti letto della casa di riposo di Bergamo per le persone non autosufficienti non potrà e non dovrà diminuire, anche perché la domanda, dopo una recente flessione, sembra essersi stabilizzata e pare sia destinata a crescere, almeno quanto quella relativa ai servizi domiciliari. Non mi risulta, infatti, che siano molti i posti non occupati al Gleno e nemmeno nelle altre r.s.a. della provincia. A riprova di questo, sta anche il fatto che i 60 posti letto che il Gleno ha "perso" gli anni scorsi sono stati acquisti da altre strutture in provincia, con un incremento complessivo della ricettività, e che Bergamo è agli ultimi posti nella graduatoria delle province lombarde per numero di posti letto in r.s.a.. Insomma, il progetto di rilancio della fondazione Maria ausiliatrice di Bergamo, è utile che sia articolato, complessivo, flessibile e integrato nel territorio. Sarebbe interessante se prevedesse anche la gestione di alcuni servizi di tipo sanitario riabilitativo, senza diminuzione della capacità dofferta della fondazione e senza perdere di vista la sua funzione principale: quella di accudire ed assistere persone anziane non autosufficienti, non altrimenti assistibili al proprio domicilio. Soprattutto, è utile che se ne cominci a parlare. Se, invece, in discussione cè il futuro e la vocazione del nuovo ospedale, è bene che questa discussione sia fatta in altri termini, magari con il coinvolgimento della struttura direttamente interessata. Gianni Peracchi marzo 2006 |