Bergamo Scienza - II edizione

 

Riceviamo da un nostro iscritto alcune riflessioni sulla seconda edizione di "Bergamo Scienza", la rassegna di divulgazione scientifica svoltasi dall'8 al 17 ottobre 2004.
Le pubblichiamo volentieri.

L'interessante evento appena compiuto della 2a edizione di Bergamo Scienza non è stato il meglio possibile, non per ampiezza e neppure per qualità dei temi trattati, ma certo per metodo e procedure che hanno fatto scivolare l'evento in grossi limiti oggettivi.

Non si affidano in particolare temi con immediate ricadute di rischio sulla vita (il nucleare - l'ambiente - le biotech - gli ogm - la clonazione) a relazioni accompagnate da interventi unidirezionali, di uguale tono e indirizzo scientifico e culturale, senza contraddittorio e senza confronti con pari dignità di relazione.

Non è dialettico da parte dei relatori citare precisi avversari (cioè il pensiero diverso e più in generale gli altri saperi coinvolgibili) lasciati assenti, né in qualche modo rappresentati.

La politica con la quale confrontarsi non può essere ridotta alla presenza di un viceministro chiamato a rispondere sull’insufficiente finanziamento della ricerca, in rappresentanza di un governo tasseriduzionista ad effetto e come tale non certamente disposto ai necessari aumenti di specie.

Attraverso lo stupore della conoscenza dell'universo, certo è affascinante passare dal campo scientifico alla filosofia da una parte e dall'altra all’estetica e alla poesia, ma anche qui è mancato il coraggio di dire (o di lasciar dire) che all'estremo, proprio in ragione del tutto configurato come mistero intriso di bellezza e di orrore insieme, il poeta (se non il filosofo) può rifiutare anche solo per istinto la scienza o meglio la tecnologia, che è altro ormai dalla stessa scienza, quale nuovo globale dominio inarrestabile di produzione e di consumo della realtà senza senso, fino a soffocare nell’effimero quanto resta di positivo nella natura e nell'uomo, contro ogni ragione, contro ogni etica e ogni politica di rimedio dopo l’invenzione della "bomba intelligente" e in fretta a ridosso della "guerra umanitario - preventiva", terrore del mondo prima di ogni terrorismo.

Tornato alla condizione umana sensibile, il pensiero finale dell'evento è apparso schizofrenico, rotto tra la triade filosofia – etica - estetica e la politica tutta mancata. Certo occorrono menti e coscienze disponibili a compromessi, a- condizione però che si voglia e si sappia portare in campo tutti i soggetti del dialogo, a cominciare appunto dalla politica, che non è nomenclatura di classe istituzionale o meno e neppure solo vertice di governo, ma che è il complesso soggetto sociale libero (il Terzo Stato come comunità consapevole) disposto a ricevere informazione e conoscenza da tutte le concezioni della realtà e capace di porsi come attore di scelte in ragione dei bisogni essenziali, raggiungendo tutto l'uomo, cittadino arroccato e cittadino disperso. Mancata tutta anche nelle conclusioni, la politica è stata facile bersaglio con l’accusa di non saper interrogare a dovere la scienza e di precedere a determinazioni di valore che nel bene o nel male pur le competono, incapace di trattenere la scienza nella neutralità auspicata nell’apertura dell’interessante evento compiuto.

Fosse che la scienza e la tecnica potessero comporre l'armonia dell’uomo mediante la scoperta dell’originale profondità della pittura, come mediante l’ascolto di melodie d’incanto dalle canne e dall'anima di un organo cittadino prestato a dimostrazione di intesa e di sinergia tra materia e spirito. Oppure mediante "porta a casa il tuo Dna" oltre l’ebbrezza di un gioco, mentre su tutto langue la democrazia.

Ottorino Belotti - Bergamo

 

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