La posizione dello Spi Cgil di Bergamo
sulla Legge regionale 31/97
sul riordino della Sanità

 

Le polemiche di questi giorni sugli ospedali della provincia sembrerebbero legate alle ipotesi strategiche dei piani di sviluppo triennali delle diverse aziende, in ultima analisi, alle decisioni di questo o quel direttore generale: il dibattito sembrerebbe di merito, a prima vista, proprio come se tutte le opzioni fossero disponibili per i "managers" che volessero, con la necessaria professionalità, impegnarsi a favore della propria struttura e della salute dei cittadini.

Le polemiche "esplose" in questi giorni dimostrano invece inequivocabilmente quanto sia sbagliata la legge regionale di riordino del servizio sanitario in Lombardia, la legge regionale 31.

E’ sbagliata (alla luce dei fatti) la pretesa di separare gli ospedali dal territorio; di agitare il modello della competizione tout court e del mercato su questo delicato tema della salute; è sbagliato proporre alle varie componenti del sistema di correre in competizione (pubblico e privato) con passo fortemente diseguale e senza una decisa azione di governo; sono sbagliati persino gli accorpamenti delle strutture (e dei rispettivi sbilanci: si pensi alle otto di Seriate) nelle aziende ospedaliere che sono state costituite.

Il sindacato a Bergamo ha lavorato lealmente (e tuttora sta lavorando) nella direzione di evitare se possibile danni ai cittadini; tentando di forzare i più macroscopici difetti della legge e di scongiurare il pieno dispiegamento delle sue ahimè problematiche potenzialità. Ciò non esime dal vedere che addirittura le polemiche di oggi hanno le dimensioni della sciocchezza rispetto a ciò che, ci si può scommettere, succederà.

Fino ad oggi i cittadini utenti si sono appassionati all’idea di un nuovo ospedale (sacrosanta) a Piario o delle modalità di rientro dal deficit di questa o quella azienda (quanti sono i miliardi da recuperare a Seriate: sessanta, ottanta, centoventi?); e gli operatori se ne sono stati piuttosto tranquilli a vedere chi vincerà la partita.

Ma, finita la fase di graduale implementazione del sistema budgetario, già il prossimo anno, succederà che:

  1. le aziende ospedaliere di Treviglio e di Seriate (Bergamo si chiama fuori in virtù della propria vocazione all’alta specialità) denunceranno significativi esuberi di personale.
  2. Le politiche che stanno per essere adottate dalle due strutture in questione tendono a realizzare quegli interventi che sono premiati con un drg più pesante, che valgono di più economicamente: è la stessa legge a suggerire comportamenti di questo tipo.

    Bene: la loro rincorsa a fare il budget in questo modo si scontrerà con gli obiettivi limiti del mercato (gli interventi a cuore aperto non si inventano, o per lo meno si spera che siano limitati all’indispensabile) e con le politiche intelligenti ma anche più libere, flessibili, rapide del privato (le cliniche Gavazzeni ne sono un esempio: investono a colpo sicuro in professionalità – sottratte al pubblico - e in strutture); il tentativo di riposizionamento degli ospedali pubblici si sgonfierà d’un botto quando non sarà più assistito economicamente e quindi gestito all’interno di un quadro sistematico.

    Insomma, la competizione tra pubblico e pubblico e poi con il privato finirà per assecondare l’ipotesi della giunta regionale di una crescita del non pubblico; e, per far quadrare i bilanci, l’opzione dovrà essere quella di tagliare il personale e gli standards. A questo punto gli operatori scopriranno (ben oltre le avanguardie) quanto è deleteria la legge 31 e si mobiliteranno non fosse altro che per difendere il proprio posto di lavoro (c’è qualcuno che già oggi legge la vicenda della CRI con questa ottica, e non sbaglia).

  3. Ma anche i cittadini comuni avranno modo di accorgersi molto più di quanto inducano le attuali polemiche di quanto sbagliata sia la legge regionale: le aziende avranno (già oggi) problemi di budget e, centrate come ovviamente sono per storia, cultura e businnes sull’ospedale, proveranno a sistemare i conti tagliando ciò che sta fuori, sul territorio: i poliambulatori, la diagnostica territoriale, i centri prelievi e via di questo passo. Ma non può essere così: da Zogno i cittadini non possono andare a S.Giovanni o addirittura a Treviglio per un prelievo, per una visita cardiologica o per un’ecografia! E’ certamente vero che un poliambulatorio rende meno in termini economici delle risorse che vanno impegnate per farlo funzionare; così come certamente è vero che ci sono zone (la Val di Scalve, per esempio) nelle quali il pareggio dei conti è impossibile da immaginare: ci dobbiamo aspettare nelle piccole strutture territoriali, nei presidi che fino ad oggi hanno garantito informazione, prevenzione, diagnosi precoci, rapporto diretto e vicino con i cittadini, tanti cartelli con "chiuso per legge 31"?
  1. L’intuizione del Sindacato di Bergamo (universalmente riconosciuta al punto di essere esportata in Lombardia) è stata quella di sostenere la necessità di un luogo di "governo" concertato del sistema sanitario. Dove nessun direttore generale di azienda pubblica si sentisse sminuito nella sua (solo in parte reale) capacità di decidere per la propria struttura, ma prendesse parte a realizzare il disegno di una rete funzionale per il cittadino.
  2. Certo: una rete che per prima cosa deve essere pubblica, secondo il modo nostro di vedere, perché il cittadino va garantito; deve poter trovare sul territorio opportunità pubbliche di servizio sanitario.

    Il mercato (se si può parlare in questi termini) va analizzato, ed è responsabilità dell’ASL che acquista le prestazioni: la situazione epidemiologica del territorio va esplicitata e così il bisogno di servizi sanitari; su questa rilevazione vanno dichiarate le propensioni dell'ASL e la concertazione tra le strutture serve appunto ad organizzare una risposta adeguata, qualificata, distribuita su una rete pubblica efficace. Questa è l’idea del "governo" del sistema provinciale; questo è il contrario, dal punto di vista ideologico, di quanto ipotizzato nella legge regionale 31, dove la Regione "governa" attraverso la pianificazione, le direttive, la scelta degli uomini e la ripartizione dei finanziamenti poi si mette alla finestra a vedere la corsa al riposizionamento di pubblici e privati, di ospedali e territori che convulsamente si agitano per fare il proprio budget.

  3. Francamente spiace solo per i cittadini e per i lavoratori coinvolti: la fase di implementazione della nuova legge non sta dando buoni risultati! Ho apprezzato lo sforzo titanico del dott. Saffioti di reggere botta da solo con una lettera al giorno, ma ci vuol altro; la legge regionale non sta dando buoni risultati.

 

Bergamo, gennaio 1999

Maurizio Laini
Segretario generale SPI CGIL Bergamo

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