Dott. Oreste NazzaroRicercatore ISTAT Roma
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I pensionati di vecchiaia e anzianità: di
ISTAT - Direzione Centrale Imprese e Istituzioni
1. Introduzione (1) Le pensioni di anzianità rappresentano un nodo rilevante dell'attuale sistema pensionistico sul quale continua a concentrarsi l'attenzione. Finora il fenomeno è stato studiato soprattutto dal punto di vista delle prestazioni, mentre raramente si sono utilizzate informazioni sui beneficiari delle stesse. Per una visione più completa del problema è utile analizzare le caratteristiche socio-economiche dei titolari di prestazioni di anzianità, operando un confronto con i pensionati di vecchiaia e facendo particolare riferimento alla distribuzione dei redditi pensionistici percepiti. In questo lavoro le pensioni di vecchiaia sono definite come trattamenti pensionistici corrisposti agli ex lavoratori che hanno raggiunto l'età pensionabile stabilita dalla legge nella gestione di riferimento. Le pensioni di anzianità sono, invece, definite come prestazioni monetarie continuative erogate a soggetti con età inferiore a quella prevista dal regime previdenziale di appartenenza per il pensionamento di vecchiaia. Rientrano, dunque, in questa definizione statistica solo quelle pensioni di anzianità e quei pensionamenti anticipati rispetto all'età prevista per il trattamento di vecchiaia (ad esempio i prepensionamenti) che sono stati liquidati a soggetti di età inferiore a tale soglia. Sono invece esclusi dalla definizione adottata quei trattamenti pensionistici di anzianità i cui beneficiari hanno raggiunto al 31 dicembre 1998 l'età di vecchiaia stabilita dalle norme vigenti (2). A causa della possibilità di cumulo di più prestazioni, i pensionati sono stati classificati in due gruppi in base al numero dei trattamenti pensionistici percepiti; il primo gruppo è costituito da individui beneficiari di una sola prestazione, classificati secondo le seguenti tipologie (3):
Nel secondo gruppo di pensionati sono inclusi i titolari di almeno due trattamenti pensionistici, di cui almeno uno di vecchiaia o anzianità, anche se non dello stesso tipo (5). Le informazioni utilizzate ai fini dell'analisi provengono dal Casellario centrale dei pensionati istituito presso l'INPS, che contiene i dati amministrativi sulle prestazioni pensionistiche erogate da quasi tutti gli enti previdenziali italiani, sia pubblici che privati, dei regimi di base e di quelli complementari.
2. Analisi dei principali risultati I pensionati di vecchiaia e anzianità rappresentano la tipologia più numerosa tra i beneficiari di prestazioni pensionistiche. Al 31 dicembre 1998 il loro numero è di 9,6 milioni (pari a circa il 60% del totale), mentre i redditi da pensione percepiti sono ammontati a 225.000 miliardi di lire (pari all'11% del PIL). Di questi, 66.000 miliardi sono destinati ai pensionati di anzianità, che rappresentano il 23,7% dell'insieme considerato. Il 73% del totale dei pensionati di vecchiaia e anzianità (tavola 1) è beneficiario di una sola prestazione che nella maggior parte dei casi viene pagata dall'INPS (5,5 milioni) e, in particolare, dal Fondo pensioni lavoratori dipendenti, che ha circa 3,8 milioni di beneficiari per un importo che sfiora i 70.000 miliardi. I titolari di prestazioni erogate dall'INPDAP, dall'Istituto Postelegrafonici (IPOST) e dal Fondo per il personale ferroviario (FS) costituiscono il 13,6% del complesso, mentre è esigua la quota dei pensionati appartenenti alle altre gestioni previdenziali. La quota dei pensionati di anzianità tra i beneficiari di una sola prestazione è pari al 28%, anche se si rilevano differenze tra le tipologie. In particolare, l'incidenza dei beneficiari di trattamenti di anzianità è pari al 18,6% tra i pensionati ex dipendenti privati, raggiunge il 32,8% nel comparto dei lavoratori autonomi e sale al 50,3% in corrispondenza degli ex dipendenti pubblici.
Tavola 1 - Numero di pensionati di vecchiaia e anzianità
Ad un livello di maggior dettaglio si rileva che nella regione Lombardia la quota di pensionati che percepiscono una sola prestazione (71,7%) è inferiore a quella della media nazionale a fronte di una maggiore incidenza di pluripensionati. Rispetto al totale nazionale si rileva anche una maggiore quota di titolari di prestazioni erogate dall'INPS (61,2% rispetto a 57,1%), mentre molto più esigua risulta l'incidenza degli ex dipendenti pubblici. Tra i beneficiari di una sola prestazione, la quota di pensionati di anzianità è superiore alla media nazionale di oltre tre punti percentuali, con differenze ancora più accentuate tra le tipologie. In particolare, l'incidenza dei pensionati ex dipendenti pubblici raggiunge in Lombardia il 62,6% del totale con una differenza positiva pari a 12,3 punti percentuali rispetto alla media nazionale. Differenze più contenute, ma comunque significative, si rilevano per gli ex lavoratori autonomi (40,2%) e per gli ex dipendenti privati (23,6%). Di nuovo a livello nazionale, l'importo medio annuo dei redditi da pensione dei percettori delle prestazioni di anzianità è pari a circa 29 milioni di lire. Esso è superiore del 34% al corrispondente importo medio dei pensionati di vecchiaia. Nondimeno, nel caso degli ex dipendenti pubblici gli importi medi più elevati si registrano in corrispondenza dei pensionati di vecchiaia con 35 milioni annui contro 27,8 milioni per i pensionati di anzianità. Per contro, nel caso dei soggetti assicurati presso il FPLD dell'INPS, l'importo medio percepito dai titolari di prestazioni di anzianità (30,3 milioni) è pari a circa il doppio di quello destinato ai pensionati di vecchiaia. Differenze altrettanto significative si rilevano, infine, nel caso degli ex lavoratori autonomi. L'importo medio annuo dei redditi da pensione dei titolari di prestazioni di anzianità residenti in Lombardia è pari a circa 30 milioni; in generale, per ciascuna tipologia considerata, fatta eccezione per gli ex dipendenti pubblici, si osservano importi medi con valori più elevati di quelli medi nazionali. I risultati ottenuti dall'analisi condotta a livello della sola provincia di Bergamo confermano quelli appena descritti in riferimento alla regione Lombardia. Nondimeno, per i pensionati residenti nella provincia di Bergamo si osservano, nel complesso, importi medi dei redditi da pensione con valori inferiori a quelli medi nazionali sia per i beneficiari di prestazioni di vecchiaia sia per quelli di anzianità.
3. Analisi per sesso e classe di età Dall'esame della distribuzione per sesso (tavola 2), si osserva una maggiore incidenza di maschi tra i pensionati di anzianità (79,3% del totale), contrariamente a quanto si rileva per i pensionati di vecchiaia (48,3%). La prevalenza di pensionati di anzianità di sesso maschile è comune a tutte le tipologie (figura 1) sebbene tale fenomeno appaia con minore evidenza tra gli ex dipendenti pubblici. Ciò riflette la diversa composizione per sesso della popolazione occupata nei diversi settori e la sua evoluzione nel tempo. Per gli ex dipendenti pubblici si può assumere che le femmine hanno potuto usufruire di maggiori possibilità di accesso al pensionamento di anzianità anche a causa delle condizioni particolarmente favorevoli previste prima delle recenti riforme. La prevalenza della popolazione maschile tra i pensionati di anzianità risulta confermata dall'analisi dei dati della regione Lombardia ed è accentuata nel caso dei pensionati residenti nella provincia di Bergamo. Al contrario, per gli ex dipendenti pubblici l'incidenza di pensionati di sesso maschile è, in entrambi i casi, inferiore al 50% (44,6% della regione Lombardia e 40,1% della provincia di Bergamo contro il 60,6% del totale nazionale). Tra i pensionati di vecchiaia, invece, la maggiore presenza di femmine (figura 2) non è comune a tutte le tipologie considerate. Infatti, per gli ex dipendenti privati, gli ex dipendenti pubblici e gli appartenenti alla tipologia "Altri regimi" la quota di maschi è superiore al 50% con riferimento al livello nazionale. Al contrario, dai dati relativi alla regione Lombardia e alla provincia di Bergamo si osserva che la prevalenza di femmine è generalizzata a tutte le tipologie, con l'eccezione di quella denominata "Altri regimi".
Figura 1 - Incidenza dei pensionati maschi di anzianità sul totale,
Figura 2 - Incidenza dei pensionati maschi di vecchiaia sul totale,
Nel complesso, i pensionati maschi percepiscono importi medi annui più elevati. Nel caso dei pensionati di vecchiaia, ciò trova spiegazione nel differente inserimento lavorativo dei maschi che sono maggiormente presenti nei livelli professionali più alti, ai quali naturalmente corrispondono retribuzioni che danno luogo a pensioni di maggiore importo. In generale, la differenza tra gli importi medi annui percepiti dai pensionati di anzianità e gli importi medi dei titolari di prestazioni di vecchiaia è più rilevante per le femmine, con l'eccezione degli ex lavoratori autonomi e dei beneficiari appartenenti alla tipologia "Altri regimi". In particolare, per gli ex dipendenti privati l'importo medio percepito dalle pensionate di anzianità è pari a più del doppio di quello destinato alle pensionate di vecchiaia. Considerazioni analoghe valgono per i pensionati della regione Lombardia e per quelli residenti nella provincia di Bergamo. Come già sottolineato, gli importi medi percepiti da questi ultimi sono, in valore assoluto, inferiori sia a quelli medi nazionali sia agli importi medi delle prestazioni erogate ai pensionati della regione Lombardia. Tuttavia, se si considerano i soli pensionati di vecchiaia, nel complesso, tale risultato è confermato solo per le femmine, con l'eccezione degli ex dipendenti pubblici. Nel caso dei pensionati di anzianità, invece, solo gli ex lavoratori autonomi, sia maschi che femmine, percepiscono prestazioni di importo medio superiore a quello medio nazionale e in linea con quello medio regionale.
Tavola 2 - Importo medio annuo delle pensioni di vecchiaia e
anzianità
La distribuzione per classe di età dei pensionati di anzianità (tavola 3) mette in luce, a livello nazionale, la loro maggiore concentrazione nella fascia compresa tra 55 e 59 anni (42,7%) e nella classe di età tra 60 e 64 anni (33,5%). Tale risultato risulta confermato anche per i beneficiari residenti nella regione Lombardia e per quelli della provincia di Bergamo. Per questi, una quota rilevante, superiore alla media nazionale, è presente anche nella classe di età tra 50 e 54 anni (20,9% a fronte di 18,3% a livello nazionale). Dalla distribuzione per sesso si rileva che le pensionate residenti nella regione Lombardia tendono ad anticipare l'età del pensionamento rispetto a quanto osservato a livello nazionale. In particolare, per ciò che concerne la sola provincia di Bergamo si può notare che nelle prime due classi di età si concentra il 27% della popolazione pensionata femminile, contro il 18% rilevato nella regione Lombardia e il 15% calcolato su base nazionale. Per ciò che riguarda i pensionati di anzianità di sesso maschile si osserva che la maggior parte di essi si concentra in età comprese tra 50 e 60 anni, con quote più elevate nella provincia di Bergamo e nella regione Lombardia rispetto a quanto osservato a livello nazionale (rispettivamente 62%, 59% e 55%).
Tavola 3 - Numero dei pensionati di anzianità per sesso e classe di
età
4. La distribuzione territoriale Se si esamina il numero dei pensionati di vecchiaia e anzianità per ripartizione geografica, si osserva che questi si concentrano prevalentemente nelle regioni settentrionali (tavola 5). Infatti, escludendo i pensionati residenti all'estero e i casi non ripartibili, tra i pensionati di vecchiaia il 55% risiede al Nord, il 22% risiede nel Mezzogiorno e il 19% nelle regioni centrali. Lo stesso risultato si ottiene per quanto riguarda i pensionati di anzianità, anche se nelle regioni centrali la loro quota sul totale è leggermente superiore a quella registrata nel Mezzogiorno (61% al Nord, 18,9% nelle regioni centrali e 17,5% nelle regioni meridionali). Per la sola regione Lombardia la quota dei pensionati di vecchiaia è pari al 19% del totale mentre i pensionati di anzianità hanno un'incidenza pari al 21%. Anche per quanto riguarda la provincia di Bergamo, la quota dei pensionati di anzianità sul totale nazionale (2,2%) è significativamente superiore all'analoga quota dei pensionati di vecchiaia (1,8%).
Tavola 5 - Numero di pensionati di vecchiaia e anzianità
Il rapporto tra il numero dei pensionati di anzianità e la popolazione residente fornisce una misura standardizzata dell'incidenza del numero dei beneficiari nelle diverse ripartizioni territoriali. Dall'esame della figura 3 emerge che il tasso di pensionamento di vecchiaia è più elevato nelle regioni settentrionali (15,7%) e in quelle centrali (12,3%) ed è più basso della media nazionale (12,2%) nelle regioni meridionali (7,9%). Valori inferiori alla media del Nord si ottengono per la regione Lombardia (13,4%) e per la provincia di Bergamo (13,5%). Analogamente, il tasso di pensionamento di anzianità è più elevato nelle regioni settentrionali (5,4%) con una differenza positiva di 1,5 e 3,5 punti percentuali rispetto al Centro e al Mezzogiorno; in quest'ultimo caso, il tasso di pensionamento, pari all'1,9%, è più basso della media nazionale (3,8%). Per quanto riguarda la regione Lombardia e la provincia di Bergamo il rapporto in questione assume valori analoghi a quello calcolato per il Nord (rispettivamente 5,3% e 5,2%).
Figura 3 - Numero di pensionati di vecchiaia e anzianità (a)
Dall'esame della distribuzione territoriale (tavola 6) si rileva, inoltre, che la quota dei beneficiari di prestazioni di anzianità sul totale dei pensionati considerati assume valori più elevati al Nord e al Centro (rispettivamente 25,6% e 24% contro il 19,5% del Mezzogiorno). Tale risultato è confermato per tutte le tipologie di beneficiari ed è particolarmente evidente per gli ex dipendenti pubblici che, nelle regioni settentrionali, costituiscono il 59% del totale dei pensionati di vecchiaia e anzianità della tipologia; nella regione Lombardia e nella provincia di Bergamo la quota di pensionati di anzianità tra gli ex dipendenti pubblici supera addirittura il 60% (rispettivamente, 63% e 64%) contro il 50% registrato a livello nazionale. In queste due aree territoriali, quote altrettanto significative, superiori alla media del Nord e alla media nazionale, si rilevano anche per i pensionati di anzianità ex lavoratori autonomi, con valori che nella provincia di Bergamo raggiungono il 44% contro il 38% del Nord e il 33% del totale nazionale. In generale, i dipendenti privati, soprattutto quelli residenti nelle regioni centrali, mostrano una minore propensione ad abbandonare anticipatamente il mercato del lavoro; lo stesso vale per coloro che percepiscono più prestazioni.
Tavola 6 - Numero di pensionati di anzianità
Dall'analisi dei dati relativi ai redditi da pensione (tavola 7) si rileva che i pensionati residenti nelle regioni centrali ricevono pensioni con importi medi annui più elevati, sia per i titolari di prestazioni di vecchiaia che per quelli di anzianità. Tuttavia, tale risultato non è omogeneo tra le diverse tipologie di pensionati. Nel caso dei beneficiari di prestazioni di vecchiaia, gli ex dipendenti privati, gli ex lavoratori autonomi e i pensionati appartenenti alla tipologia residuale "Altri regimi" percepiscono importi medi più elevati nelle regioni settentrionali. Per tali tipologie di pensionati, in Lombardia e nella provincia di Bergamo si registrano valori superiori alla media della ripartizione. Tra i pensionati di anzianità, invece, gli importi medi più elevati si concentrano nelle regioni meridionali per gli ex dipendenti pubblici e per quelli che cumulano più prestazioni, mentre gli ex lavoratori autonomi e i pensionati appartenenti alla tipologia residuale "Altri regimi" hanno importi medi annui più elevati nelle regioni settentrionali; tale evidenza è particolarmente accentuata nella regione Lombardia e nella provincia di Bergamo. Nel complesso, i pensionati di anzianità, se si escludono gli ex dipendenti pubblici, percepiscono pensioni con importi medi più elevati di quelli attribuiti ai titolari di prestazioni di vecchiaia, con una differenza che nel Mezzogiorno supera 10 milioni di lire in media. Ciò è particolarmente evidente per gli ex dipendenti privati residenti nelle regioni centrali e meridionali, per i quali gli importi medi delle pensioni di anzianità sono pari a circa il doppio dei corrispondenti importi medi delle prestazioni di vecchiaia. Al contrario, per gli ex lavoratori autonomi il maggiore importo medio delle pensioni di anzianità rispetto a quelle di vecchiaia è più accentuato per i beneficiari del Nord e in particolare per quelli residenti in Lombardia e nella provincia di Bergamo. In queste aree risulta più evidente anche il minore vantaggio economico del pensionamento di anzianità per gli ex dipendenti pubblici.
Tavola 7 - Importo medio annuo delle pensioni di vecchiaia e
anzianità
5. Conclusioni Nel 1999 l'ISTAT ha effettuato, in collaborazione con l'INPS, la rilevazione delle caratteristiche dei titolari delle prestazioni pensionistiche vigenti al 31 dicembre 1998. La ricerca ha consentito di realizzare, per la prima volta in Italia, uno studio approfondito sulle caratteristiche dei beneficiari delle pensioni di anzianità, fornendo statistiche sul loro numero e sullimporto, complessivo e medio, da essi percepito. Nel presente lavoro, le caratteristiche dei pensionati di anzianità sono state confrontate con quelle dei percettori di prestazioni di vecchiaia. Il quadro statistico nazionale è stato arricchito con l'analisi condotta a livello della regione Lombardia e della provincia di Bergamo. Complessivamente i pensionati di vecchiaia e anzianità rappresentano la tipologia più numerosa tra i beneficiari di prestazioni pensionistiche. I pensionati di anzianità sono prevalentemente di sesso maschile, residenti nelle regioni settentrionali, con età media inferiore a 60 anni e beneficiari di una pensione erogata dal Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD) dell'INPS. Tuttavia, la loro incidenza tocca il massimo tra gli ex lavoratori dipendenti pubblici (50,4%). L'importo medio delle loro prestazioni è generalmente più elevato di quello percepito dai pensionati di vecchiaia, con la significativa eccezione degli ex lavoratori dipendenti pubblici. La differenza tra importi medi di vecchiaia e di anzianità è più ampia per le donne e per i residenti nel Mezzogiorno. I redditi da pensione più bassi si riscontrano tra gli ex lavoratori autonomi. Il dettaglio regionale e provinciale conferma l'andamento descritto a livello nazionale: l'incidenza dei pensionati di anzianità sul totale dei beneficiari considerati assume valori in linea con quelli osservati al Nord e superiori ai valori riscontrati per il Centro e il Mezzogiorno. Lanalisi per sesso e classe di età, inoltre, ha permesso di rilevare che i pensionati di anzianità residenti in Lombardia e, in particolare, nella provincia di Bergamo tendono ad anticipare letà del pensionamento rispetto a quanto osservato a livello nazionale. Tale risultato è riscontrabile sia tra i maschi, sia tra le femmine: queste ultime presentano nella provincia di Bergamo una percentuale cumulata tra le prime due classi di età (40-49 anni) che sfiora quasi il 30%. Per i beneficiari residenti in Lombardia e nella provincia di Bergamo, infine, il maggiore importo medio delle pensioni di anzianità rispetto a quelle di vecchiaia è particolarmente evidente per gli ex lavoratori autonomi.
Note al testo (1) Il presente lavoro è il risultato di un ampio progetto di ricerca sulle caratteristiche dei pensionati in Italia che è in corso di svolgimento presso il Servizio AMP dellIstat. Le idee di fondo e le analisi formulate nel testo sono frutto di una riflessione comune degli autori. La redazione del testo è da attribuire a Oreste Nazzaro per i paragrafi 1, 2 e 3 e a Luca Inglese per i paragrafi 4 e 5. (2) Per i dipendenti privati tale età è pari a 59 anni per le femmine, e a 64 anni per i maschi. Per i lavoratori autonomi e per i dipendenti pubblici essa è, invece, pari a 60 anni per le femmine e a 65 anni per i maschi. (3) Nella fase di commento dei dati, è stata operata una sintesi classificatoria, raggruppando, da un lato, i pensionati appartenenti alle tre gestioni INPS per i lavoratori autonomi (CDCM, ART e COMM) e, dall'altro, quelli appartenenti alle gestioni per i lavoratori dipendenti (FPLD e Altre gestioni). (4) In questo lavoro si considerano allinterno della stessa tipologia di pensionati i beneficiari dei trattamenti pensionistici erogati dai fondi pensionistici per i dipendenti pubblici e per i dipendenti delle aziende FS e Poste, nonostante questi ultimi siano da classificare come dipendenti privati in base ai criteri del SEC95. La scelta di raggruppare tali tipologie di beneficiari è fondata sullomogeneità delle rispettive normative previdenziali, soprattutto per quanto concerne le regole per laccesso alle pensioni di anzianità. (5) Nel caso della tipologia di pensionati con più pensioni il valore dellimporto dei redditi da pensione include tutti i trattamenti pensionistici corrisposti, anche se di natura diversa dalla pensione di vecchiaia.
Riferimenti bibliografici
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