Verso una più concreta applicazione della legge sull’assistenza

A proposito di integrazione socio sanitaria

 

 

L’applicazione della legge sull’assistenza ha compiuto un altro passo in avanti.

Il 14 febbraio è stato infatti emanato il cosiddetto decreto sull’integrazione, che regolamenta e definisce le tipologie delle prestazioni socio sanitarie assistenziali, il loro finanziamento, i livelli di integrazione tra prestazioni sociali e prestazioni sanitarie.

Sono state individuate tre tipologie di prestazioni: le prestazioni sanitarie a rilevanza sociale; le prestazioni sociali a rilevanza sanitaria; le prestazioni socio sanitarie ad elevata integrazione sanitaria.

Una delle principali conseguenze di questo tipo di classificazione consisterà nel fatto che, per quanto riguarda le prestazioni agli anziani e persone non autosufficienti con patologie cronico degenerative (ad esempio i malati di Althzeimer), il ricovero in strutture di lungodegenza semiresidenziale e residenziale (case di riposo) sarà finanziato per metà dal Servizio sanitario nazionale e per metà dal Comune, fatta salva la compartecipazione da parte dell’utente prevista dalla disciplina regionale e comunale. Ciò significa che i costi delle rette di alcune case di riposo potranno essere più contenuti.

Inoltre il decreto stabilisce che l’assistenza domiciliare integrata (ad esempio l’intervento di un medico o di un infermiere al proprio domicilio) sia finanziata in misura totale dal Servizio sanitario nazionale, relativamente alle prestazioni di medicina generale specialistica a domicilio, di assistenza infermieristica e di riabilitazione. In poche parole, per queste prestazioni l’utente non dovrà sborsare una lira.

Diverso ragionamento vale invece per l’assistenza domestica e familiare, a totale carico del Comune. Non è escluso, in questo caso, che si possa usufruire del servizio pagando un contributo. La valutazione dell’insieme del reddito, del patrimonio e della composizione del nucleo familiare (Isee) potrà stabilire chi pagherà e chi no per avere assistenza a domicilio.

Voglio infine ricordare lo Spi di Bergamo si è fatto promotore dell’idea di costituire nel territorio luoghi di confronto per la gestione dei servizi socio sanitari assistenziali integrati coincidenti con i distretti, attraverso un’azione di coordinamento da parte della Provincia e in stretto raccordo con l’Asl. L’idea è quella di promuovere piani di zona dei servizi socio assistenziali strettamente intrecciati con le attività del distretto. Infatti è sempre difficile, soprattutto per quanto riguarda i bisogni degli anziani, stabilire una separazione netta tra aspetti sanitari ed aspetti sociali. E’ utile ribadire che deve essere il Comune a coordinare la rete di servizi approntati per soddisfare i bisogni socio assistenziali, mentre diversi soggetti (Asl, associazioni di volontariato, cooperative sociali e gli stessi Comuni) potranno concorrere a fornire insieme ed in modo integrato le risposte e le prestazioni più rispondenti a tali bisogni.

Gianni Peracchi
della segreteria Spi Cgil di Bergamo

 

dal bimestrale "Spi Insieme"
ottobre 2001

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