Introduzione al Direttivo Spi
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| la restituzione parziale delleurotassa (sembrava irreversibile la rincorsa allaumento della pressione fiscale finalizzata al ridimensionamento del debito e quindi impossibile pensare ad un sistema fiscale riformato e meno pesante), | |
| il ridimensionamento dei tikets (sembrava in Italia che non ci fosse fine allincremento nellutilizzo di questo strumento che invece viene timidamente messo in discussione), | |
| il sostegno alla maternità con lintroduzione dellassegno (due poi trecentomila lire dal 2000) per le madri non coperte dalla previdenza e lassegno (duecentomila lire) per le famiglie a basso reddito con tre figli minori; | |
| laumento (centomila lire) delle pensioni sociali e degli assegni sociali 8sembrava che poveri in questo paese non esistessero più e "assistenza" fosse una brutta parola, da tacere, al cospetto di problemi come i parametri, lunificazione della moneta, il disavanzo dello stato .). | |
| Infine meriterebbe un capitolo a sé la questione dellassegno per i libri, quel "buono libro" escogitato come modo per superare gli scogli anche costituzionali del sostegno alla scuola non statale: messo come è messo in finanziaria si inserisce invece in un capitolo che (senza nascondersi la valenza del provvedimento) viene incontro alle famiglie meno abbienti (sarà il riccometro a stabilire tra le famiglie quali utenti della scuola pubblica o non statale avranno diritto al "buono libro"). |
Una finanziaria in sostanza molto attenta alle compatibilità europee e proiettata a dimostrare che sul terreno sociale si può finalmente riaprire una discussione che abbia contenuti anche economici.
Sul terreno degli investimenti, delloccupazione, dello sviluppo probabilmente lo sforzo di questa finanziaria (che pure va decisamente coniugato e in questo modo si ritrova un senso pieno con i contenuti del patto di Natale, del patto per il lavoro) avrebbe potuto essere più incisivo: il prodotto interno lordo si prevede crescerà nel 99 del 1,5%, un valore tra i più bassi in Europa, dopo che nel 98 la crescita inizialmente prevista del 2,5% si è attestata sul 1,5%. Un valore decisamente basso, non in grado di assicurare una ripresa spontanea delloccupazione: per il lavoro la finanziaria apre degli spiragli ma decisamente solo se la leggiamo insieme al patto si può recuperare un poco di ottimismo.
LA PIATTAFORMA SPI 99
In questo quadro lo SPI e i Sindacati Confederali dei pensionati si accingono a ripartire con la propria contrattazione nazionale, con la piattaforma 99; già il prossimo 27 gennaio a Roma (direttivo Nazionale) e il 28 e 29 a Milano (direttivo Regionale) si affronteranno i temi della nuova stagione di confronto con il Governo.
Per quanto riguarda la Segreteria dello SPI di Bergamo la nostra discussione va in questa direzione:
Non mancheremo di rappresentare negli organismi regionali e nazionali la nostra opzione a favore di un sindacato che anche nel suo livello nazionale colga la portata di un intervento complessivo sui problemi di qualità della vita della pensionata e del pensionato e calchi il palcoscenico della rappresentanza attraverso una contrattazione a tutto campo legittimata dal consenso.
Aperto con qualche problema è il tema della coerenza tra i contenuti del patto per il lavoro e le politiche di tipo previdenziale e pensionistico: si tratta di coniugare la politica dei redditi (di tutti i redditi, quindi anche delle pensioni) con la attualità dei problemi di recupero del potere dacquisto delle pensioni che oggi è totale per due volte la minima, parziale fino ad un certo importo poi nullo. La riforma Dini del resto ipotizzava un adeguamento delle pensioni in base allandamento del prodotto interno lordo: questa ipotesi non è mai stata praticata ed è forse il caso di valutare (dati anche i maggiori margini di manovra conseguiti anche attraverso il sacrificio di pensionati e lavoratori) le modalità di un avvio della sua applicazione.
IL PATTO PER IL LAVORO
Intanto va detto che il Patto per il lavoro costituisce (se si può dire) il prolungamento della finanziaria, la sua espansione sul terreno dello sviluppo, delloccupazione, del lavoro e della formazione.
Il patto per il lavoro va letto nella duplice veste di un definitivo (almeno fino al 2003) consolidamento del sistema delle relazioni sindacali in Italia secondo una logica che dal 93 ad oggi si è dimostrata vincente per il paese e per i lavoratori e la descrizione di un quadro organico di interventi a sostegno dello sviluppo e delloccupazione.
Sul piano delle relazioni sindacali mi sembra che il paese abbia dato per una volta prova di grande buon senso: dopo aver a lungo cincischiato pasticciando proposte sui livelli contrattuali (la CISL inventando di sana pianta il contratto territoriale, la Confindustria insistendo sui riferimenti europei per tagliare strumentalmente un livello contrattuale e ridurre non solo il costo del lavoro ma anche i salari) lipotesi della CGIL, per un periodo sostenuta in totale isolamento, è stata assunta in toto: confermiamo laccordo del 23 di luglio, senza inventare nullaltro, perché quellaccordo ha dato prova di produrre un governo positivo delleconomia e ha innescato un circolo virtuoso insperato nel 93; perché (bene o male) ha prodotto una tutela delle pensioni e dei salari che ( se non fosse stata in qualche modo ridimensionata dal trend delle tariffe e dal progressivo inasprirsi della pressione fiscale stangate, stangatine, stangatone - ) sarebbe ancor più evidente ai più.
Sul versante degli elementi di quadro a sostegno dello sviluppo e delloccupazione direi che tre capitoli sono fondamentali per cogliere la portata anche innovativa del protocollo: quello relativo alla formazione, quello sulla riduzione del costo del lavoro e dellaccorpamento delle incentivazioni alle nuove imprese, quello dellimpegno alla progressiva riduzione della pressione fiscale (sullo scaglione daliquota del 27%, di due punti).
Su questi temi mi sembra che (lo vediamo subito entrando nel merito del testo) il Governo assuma impegni politici di grande significato: intanto scelga questa ipotesi di promozione del lavoro rispetto alle altre che pure erano circolate e che la CGIL aveva vivacemente combattuto (le gabbie salariali, lulteriore flessibilizzazione del collocamento e del mercato del lavoro) ma poi che segnali la propria disponibilità a proseguire sulla direzione di marcia tracciata con la finanziaria e di segno nettamente opposto alle ricette sin qui di necessità adottate: dal prelievo per lEuropa alla restituzione di quote fiscali; dal condono alla restituzione del recupero concreto (10.000 mld nel 98) dellevasione fiscale; dal carico sul costo del lavoro di pezi addirittura del sistema assistenziale, allo scorporo e al trasferimento alla fiscalità generale di voci improprie da finanziarsi con i proventi di una politica di rigore e di trasparenza.
Ma vediamo concretamente i punti principali del testo del patto per il lavoro.
LE VALUTAZIONI FINALI
INFINE: LA CONSULTAZIONE
Subito dopo il 23 luglio del 93 si sviluppò nel paese, tra i lavoratori e i pensionati, un dibattito storico e coinvolgente. Per la prima volta CGIL CISL UIL si misurarono con una consultazione reale e universale dei lavoratori e dei pensionati; a Bergamo furono coinvolti circa centomila persone; votarono circa in 50 mila, si fecero 1100 assemblee: numeri che danno la dimensione dellimpegno di democrazia che in quelloccasione per la prima volta positivamente si sviluppò, mettendo a dura prova la capacità di raccolta del consenso da parte del sindacato confederale che ebbe ragione tra i lavoratori e nella storia.
Oggi la consultazione che si propone per questo patto per il lavoro sembra avere la caratteristica della debolezza: cè meno conflitto nel dibattito, cè meno voglia di partecipare, cè, soprattutto, una confusa indicazione nazionale sulle modalità della consultazione.
Lo SPI di Bergamo vuole organizzare una serie di attivi di zona unitari di pensionati e comunque confluire nelle assemblee programmate dalla CdLT per il 25 gennaio.
Oggi pomeriggio con le segreterie di CISL e UIL proveremo a scalfire la freddezza dei nostri vicini e a convincerli dellopportunità che i pensionati stiano dentro il dibattito presidiando la propria titolarità ad essere protagonisti nella vita di CGIL CISL UIL.