Relazione introduttiva
del Segretario Generale Edoardo Bano
ai lavori del Comitato Direttivo allargato

Spi Cgil del 14 marzo 2001

 

Vertenza Regionale sulla Non Autosufficienza

 

Le elezioni politiche si avvicinano

Ciampi ha sciolto le camere e il Governo ha stabilito che 13 maggio si vota.

La legislatura si è conclusa con l’approvazione di una serie di importanti provvedimenti legislativi, tra i quali vanno segnalati la legge sul Federalismo, il pacchetto Sicurezza, le norme sull’autocertificazione, quelle sul socio lavoratore delle cooperative.

Nonostante lo sforzo finale, diversi altri provvedimenti non sono andati in porto, tra questi cito il conflitto di interessi, che riguarda direttamente Berlusconi che è il candidato della coalizione di Centro destra.

Si discute dei conti dello Stato, si valutano le possibili conseguenze della crisi giapponese e del rallentamento dell’economia americana, si spera che il vecchio continente possa reggere e mantenere una crescita capace di coniugare risanamento e difesa dello stato sociale di tradizione europea.

La Confindustria prepara il suo manifesto per la competitività (liberismo) a sostegno del Centro destra.

Noi abbiamo deciso di esserci con le nostre proposte e la nostra strategia attraverso le Assemblee dei quadri e delegati nazionali, regionali e territoriali.

A Bergamo inoltre faremo come Camera del Lavoro (tra il 20 marzo e il 28 aprile) un percorso aggiuntivo di 12 tappe serali su temi di grande attualità e interesse. Percorso nel quale lo SPI è coinvolto e intende dare il suo contributo.

 

Assemblea nazionale quadri e delegati SPI

Dal 28 febbraio al 2 marzo si è svolta a Perugia la nostra Assemblea nazionale.

Molto ricca con relazioni, interventi e documenti finali che saranno di riferimento per il nostro dibattito. Gli atti sono in pubblicazione e spero vengano distribuiti al più presto.

Notevoli l’introduzione di Minelli, l’intervento di Epifani e le conclusioni di Cofferati.

Nel Merito: è stato definito e approvato un nostro documento programmatico.

"Autonomi, non indifferenti" è lo slogan con il quale siamo in campo per le elezioni. Vogliamo nella nostra autonomia sostenere chi è vicino alle nostre posizioni e chi non è ostile al sindacato confederale.

Territorio: è il baricentro della nostra attività, con l’ulteriore potenziamento della lega e l’obiettivo del reinsediamento, da realizzare insieme alla CGIL. Segnali importanti per la nostra confederazione sono:

L’aumento degli iscritti anche tra gli attivi
I giovani sotto i 30 anni sono il 28% degli iscritti
Abbiamo un buon insediamento tra gli immigrati
NIDIL dà i primi risultati positivi.

La Lombardia ha dato il suo contributo al dibattito con importanti interventi. Per noi è intervenuta Bepi Persico: il suo intervento ha riguardato il ruolo e l’attività della Lega Spi, riscuotendo apprezzamento e notevole attenzione.

Tre progetti per il rafforzamento delle leghe:

  1. un computer in ogni lega
  2. consegna tessera a mano
  3. lega mobile (camper)

I primi due già in attuazione a Bergamo, mentre il terzo non è ancora all’esame.

Lo sviluppo della negoziazione con i comuni è stata una necessità sottolineata in molti interventi (anche se nessuno ha parlato del rapporto con FNP e UILP necessario per realizzarla).

La giornata nazionale di mobilitazione (presenza, ascolto e promozione) del 25 marzo è per la Lombardia spostata a sabato 7 aprile proprio per l’impegno della manifestazione del 22 marzo che oggi discutiamo.

Sull’attuazione dell’Articolo 19 dello Statuto, quello che riguarda il potenziamento del ruolo della lega e la sua autonomia finanziaria, si è deciso che la discussione proseguirà in sede di CD SPI nazionale.

 

Due questioni che riprenderemo

Prima di entrare nel tema all’Ordine del giorno credo sia indispensabile parlare di due questioni che preoccupano i compagni e che sono oggetto di continue domande di approfondimento e di chiarimento.

Premetto che la mia non è né una ricostruzione né una posizione ufficiale: è semplicemente un contributo, nella convinzione che agli organismi dirigenti preposti spetti la valutazione e la decisione politica.

Lo faccio per le diverse sollecitazioni che sono venute con la raccomandazione di non riprendere oggi questi argomenti ma di concentrare il dibattito sulla Vertenza con la Regione. L’impegno che possiamo assumere è di tenervi informati sugli sviluppi.

Artigianato

Il primo tema riguarda l’accordo quadro regionale sull’artigianato. Il 2 febbraio scorso a livello regionale, tra CGIL CISL UIL Lombardia e le associazioni degli artigiani è stato firmato un accordo quadro che era da tempo in gestazione. Sulla base di tale accordo sono poi stati firmati quelli di categoria.

L’accordo quadro è stato firmato da Mario Agostinelli, che aveva sostituito Zaccarelli - responsabile del settore ma a casa ammalato - senza una preventiva e approfondita verifica del testo.

Si è fidato del lavoro predisposto, anche con il contributo dei nostri addetti del settore, senza pensare che alcuni contenuti dell’intesa potessero essere per noi inaccettabili. In particolare la dove si esplicita una strategia contrattuale opposta a quella perseguita dalla nostra Confederazione, che è da sempre protesa a salvaguardare i due livelli di contrattazione e difendere il ruolo centrale del CCNL.

Quando ci si è accorti di quali erano effettivamente i contenuti dell’accordo quadro sottoscritto, Agostinelli a nome della segreteria CGIL Regionale ha proceduto a ritirare la firma, come anche le nostre categorie hanno poi fatto con i rispettivi contratti.

In un comunicato congiunto le segreterie CGIL nazionale e regionale Lombardia del 27 febbraio 2001 dicono che "concordano sulla necessità di disdettare, da parte della segreteria regionale Lombardia, l’intesa del 2 febbraio" e indicano 7 punti che motivano la necessità della disdetta.

Il comunicato poi parla di elementi di insufficiente trasparenza e si conclude con la decisione di avviare una verifica sugli atti riguardanti il funzionamento dell’ELBA (Ente Bilaterale Regionale).

Credo che sia una decisione molto seria, che mette sotto la lente di ingrandimento non solo l’accordo quadro, ma anche, leggendo i 7 punti richiamati, l’intera politica del settore sviluppata negli ultimi anni, in particolare l’attività dei Enti Bilaterali costituiti.

La notizia del ritiro della firma è rimbalzata su tutti i giornali ed è diventata fonte di forte preoccupazione tra nostri militanti e i nostri iscritti nonché elemento di polemica con iscritti e militanti delle altre organizzazioni sindacali.

Inoltre, al di là del comunicato congiunto delle due segreterie del 27 febbraio (che è l’unico documento diffuso in modo adeguato), all’interno dell’organizzazione circolano le voci più disparate e stanno determinando un clima di tensione.

Mi pare opportuno che le verifiche indicate nel documento congiunto del 27 siano realizzate con rapidità e serietà affinché eventuali responsabilità siano accertate e attribuite sulla base di fatti concreti ed in tempi relativamente brevi. A tale scopo è già convocato per martedì 20 marzo 2001 il CD CGIL Regionale Lombardia.

La preoccupazione è data anche dal fatto che, a prescindere dal merito, CISL e UIL non intendono ritirare la firma e questo è un ulteriore elemento di crisi nei rapporti tra le Confederazioni in una fase delicata.

La cosa sorprendente è che non si discute delle conseguenze che avrà per i lavoratori l’indebolimento del contratto nazionale che, qualora passasse quella linea, li lascerebbe meno tutelati di prima.

Contratti a termine

Secondo tema di scontro. Qui per fortuna la firma non c’è stata, anche se si è andati molto vicino. Si tratta di un confronto tra le parti sociali aperto da tempo per il recepimento di una direttiva UE.

La CGIL ha prima stoppato il negoziato e poi ha lasciato il tavolo perché i contenuti proposti svuotano del potere contrattuale le categorie su punti decisivi, come le causali (motivi) per cui si ricorre al contratto a termine (che per noi devono essere discusse anche nei CCNL e non solo dalla legge come dice Confindustria) e i tetti relativi alle quantità massime di tali contratti.

Confindustria non vuole il controllo e la contrattazione in sede contrattuale e aziendale. Inoltre, liberalizzare tutti i contratti a termine sotto la durata di un anno significa non avere nessun controllo sulla quasi totalità dei contratti a termine. Sarebbe un bel regalo per gli imprenditori.

Il Governo è stato chiamato a deliberare su "un avviso non comune", ma ha dribblato l’ostacolo, per bocca del Ministro Salvi, dicendo che se ne dovrà occupare il prossimo esecutivo.

L’amministratore delegato della FIAT Cantarella, interessato chiaramente ad una crisi nei rapporti tra le organizzazioni sindacali (si sta discutendo l’integrativo Fiat e il biennio dei metalmeccanici) ha rilanciato l’idea della esclusione della CGIL dal coro.

Tutti avvertiamo la forte preoccupazione per il possibile concretizzarsi di un percorso attraverso il quale tentare di "isolare la CGIL" testardamente ancorata a difendere, in un mondo che cambia, la rappresentanza sindacale e i diritti di chi lavora.

La linea di Confindustria mi pare chiara, si vuole fare a meno del sindacato; la prova di ciò è il cocciuto tentativo di abolire il divieto di licenziamento senza giustificato motivo, nonostante il voto contrario di milioni di italiani che nei recenti referendum si sono espressi.

Anche se Billè, il presidente della Confcommercio, ha giudicato bislacco e controproducente il tentativo di Confindustria di isolare la CGIL, così come anche Confesercenti, Confapi e Legacoop frenano sull’idea di Confindustria, non possiamo però stare tranquilli.

Se alle elezioni politiche vinceranno i falchi, io credo che anche i più ragionevoli di oggi potrebbero piegarsi domani alla forte pressione che eserciteranno gli avventurieri confindustriali.

Credo sia una ragione in più per deluderli nel voto di maggio.

Concludendo, credo che rispetto alle due questioni esaminate, vada, da parte nostra, posta maggiore attenzione e più rigore affinché certi percorsi di confronto e trattativa non giungano sempre allo stop all’ottantanovesimo minuto o al ritiro della firma a fine partita, con la difficoltà poi a recuperare e giustificare quanto è avvenuto al nostro interno e soprattutto nel rapporto con iscritti e lavoratori.

 

La CISL va al congresso

Dopo l’impegno in campo politico di D’Antoni e l’elezione di Pezzotta a segretario generale della Cisl, si è avviato il loro congresso e nelle prossime settimane si terranno i dibattiti territoriali. Oltre ai motivi di rottura in corso su artigiani e contratti a termine, credo che si tratti di approfondire i "temi aperti", per capire se le distanze tra le nostre elaborazioni e quelle della CISL si restringono e se al contrario si allargano.

 

Vertenza Regione sulla non autosufficienza

Noi avevamo chiesto alla FNP e alla UILP di convocare una riunione unitaria degli esecutivi per la preparazione del 22/3. La UILP si è mostrata d’accordo, la FNP ci ha detto no per i precedenti impegni congressuali programmati.

Ciò non significa disimpegno, anche perché giovedì mattina ci riuniremo come segreterie territoriali per fare il punto sulla vertenza con la Regione e altri 4 impegni precedentemente assunti:

  1. negoziazione con i comuni
  2. vertenza Bergamo per la quale abbiamo acquisito un primo segnale importante (ICI sulle case sfitte da 6,5 a 7% con maggiore introito di 400 milioni destinato a famiglie di "pensionati non abbienti e in affitto") e giovedì pomeriggio proseguirà il confronto con il Vicesindaco Tentorio.
  3. case di riposo
  4. liste d’attesa.

Per questa ragione abbiamo convocato d’urgenza per oggi il nostro CD allargato.

Si tratta di riprendere in questa sede le Ragioni di fondo della Vertenza, con una breve ricostruzione della sua genesi, e di approfondire alcuni concetti di fondo che motivano lo scontro con la giunta Formigoni, perché rappresentano i punti di riferimento del proseguimento della nostra battaglia.

E questo come premessa agli obiettivi organizzativi della giornata del 22 che va preparata meticolosamente.

Credo opportuno ritornare al perché di una vertenza, riprendendo il testo del volantino regionale che stiamo diffondendo.

 

I problemi

Il processo di invecchiamento demografico che investe tutti i paesi industrializzati verso la fine del secolo scorso vede anche in Lombardia, già nei primi anni 90, su poco meno di nove milioni di abitanti, un milione e quattrocentomila persone con più di 65 anni.

Il prolungamento della vita media, l’affacciarsi di nuove patologie dell’età anziana, l’aumento della non autosufficienza, trovano un sistema socio assistenziale e sanitario regionale impreparato, in grado di rispondere solo parzialmente a questi nuovi problemi.

 

La vertenza "dare voce a chi non l’ha"

Nel 1996 i sindacati dei pensionati lombardi Spi-Cgil, Fnp-Cisl Uil-Uilp, presentano alla Giunta della Regione Lombardia le prime richieste sulle rette e i diritti degli ospiti delle Case di Riposo. Avviando una vertenza che, attraverso una serie di accordi, vedrà negli anni successivi il determinarsi di importanti risultati.

Nel marzo 1997 viene istituito il "cedolino dell’ospite" che certifica e suddivide la retta tra le spese sanitarie e alberghiere, garantendo una maggiore trasparenza e la possibilità di ottenere sgravi fiscali sulla quota sanitaria, una vera e propria tassa iniqua, per la quale viene concordato l’obiettivo del totale abbattimento.

Pochi mesi dopo, nell’agosto 1997, viene erogato un primo contributo regionale di cento miliardi annui che, sommato ai successivi cento miliardi nel giugno 1998 e settanta miliardi nel giugno 1999, porteranno fino al 2000 ad un sostanziale blocco, quando non addirittura ad una riduzione delle rette pagate nel 1996.

Nello stesso periodo i posti letto accreditati presso le Case di Riposo passano dai 35.816 del 1996 ai 42.212 del 2000.

Ma gli accordi che i Sindacati dei pensionati stipulano con la Regione in quegli anni non riguardano solo le rette e l’aumento dei posti letto.

In tutto il territorio lombardo le Leghe dei pensionati sono diventate interlocutrici di Amministrazioni Comunali, Aziende Sanitarie Locali e Case di Riposo, attraverso un processo di partecipazione democratica che ha coinvolto le famiglie degli ospiti e costituito un nuovo tessuto sociale di supporto ai processi di rinnovamento del sistema socio assistenziale della Lombardia.

Questa nuova realtà viene codificata dall’accordo del 4 giugno 1999 e dalle successive circolari regionali, che consegnano il miglioramento del sistema socio assistenziale ai tavoli della concertazione territoriale tra ASL, RSA e Sindacati dei Pensionati.

 

Le elezioni del 16 aprile 2000

Il risultato elettorale riconsegna alla Giunta uscente il mandato per altri cinque anni di governo della Regione Lombardia.

La rinnovata Giunta del presidente Roberto Formigoni si caratterizzerà fin dall’inizio con la presa di distanza dalle scelte e dal percorso di dialogo costruttivo realizzato con il sindacato negli anni precedenti, venendo meno agli accordi sottoscritti e riducendo il tavolo di concertazione ad un formale strumento di comunicazione delle decisioni già prese.

 

La ripresa della vertenza

Nell’autunno del 2000 i sindacati dei pensionati, in continuità con la vertenza "dare voce a chi non l’ha", presentano alla nuova giunta Regionale una piattaforma sulla Non Autosufficienza delle persone anziane, chiedendo:

il rispetto degli accordi sottoscritti, in particolare per le norme che tutelano i diritti e la qualità dell’assistenza degli ospiti delle RSA, la realizzazione dei posti letto mancanti e un percorso in grado di adeguare queste strutture ai bisogni di una realtà anziana in continua evoluzione;
Il blocco delle rette in essere e un contributo che risponda all’obiettivo condiviso e sottoscritto di abbattimento della quota di spesa sanitaria ancora a carico dell’ospite e faccia fronte agli aumenti fisiologici sostenuti dalle RSA;
una reale politica a favore delle famiglie che curano gli anziani non autosufficienti tra le mura domestiche, attivando una rete di servizi di assistenza domiciliare integrata, realizzando strutture semiresidenziali come i centri diurni integrati ed erogando buoni per l’acquisto di servizi assistenziali aggiuntivi.

 

Le risposte della Giunta Regionale

Dopo alcuni incontri, nel dicembre 2000, la Giunta Regionale chiude definitivamente la porta a qualsiasi possibilità di intesa, nella forma e nella sostanza, attraverso:

la negazione del ruolo di rappresentanza negoziale del sindacato, la indisponibilità alla ricerca di intese da condividere e sottoscrivere e la dichiarata intenzione di non rispettare gli accordi già firmati;
un contributo totalmente insufficiente alle RSA, senza nessun vincolo al contenimento delle rette, cosa che comporterà fin dal gennaio del 2001 aumenti diffusi a carico degli ospiti;
L’erogazione di un "Buono Socio Sanitario" sostitutivo di prestazioni sanitarie che dovrebbero già essere garantite, non misurato sui bisogni reali della famiglia, attribuito senza tenere conto dell’insieme delle situazioni economiche di chi lo richiede, con il pericolo di sottrazione di risorse utili alla realizzazione di una rete di servizi indispensabili per la non autosufficienza dell’età anziana.

 

L’iniziativa sindacale

Il 9 gennaio a Milano, nell’Assemblea generale dei Delegati, oltre un migliaio di pensionate e pensionati provenienti da tutta la Lombardia riconfermava l’importanza e l’urgenza di realizzare gli obiettivi contenuti nella piattaforma, respingendo l’atteggiamento di chiusura della Giunta Regionale e impegnandosi ad attuare tutte le forme di pressione e mobilitazione democratica che si sarebbero rese necessarie.

Il 16 febbraio, in tutte le città capoluogo della Lombardia, migliaia di pensionate e pensionati attuavano presidi di ASL e di sedi decentrate della Regione, volantinaggi, manifestazioni e incontri con autorità locali, denunciando la pesantezza di una situazione ulteriormente aggravatasi con la decisione di far ingiustamente pagare i ticket per mammografie, pap test e colonscopie, che non trovava giustificazioni se non nell’atteggiamento di chiusura della Giunta Regionale.

Questo è stato fin qui il percorso della vertenza.

 

Cosa è in discussione?

Credo però che noi dobbiamo oggi fare uno sforzo per capire il senso più profondo di questa vertenza e tentare di approfondire alcuni aspetti della stessa.

Riguarda la non autosufficienza, cioè un problema di vaste proporzioni che modifica strutturalmente le condizioni di vita oltre 150.000 famiglie in Lombardia, quindi che va ben oltre la nostra rappresentanza.

Questa nostra piattaforma che affronta con serietà e moderazione un problema così grande è uno dei pochi progetti alternativi e unitari in campo contro la linea di Formigoni che vuole gestire spostamenti significativi di risorse solo con i suoi referenti negando la nostra funzione.

Noi sappiamo che in Lombardia si sta sperimentando un modello di destrutturazione dello stato sociale attuale: quello che aspira alla realizzazione dei diritti universali, certificati e garantiti dallo Stato, con il concorso dei privati. In sostanza, intende ritornare al primato del privato con una libertà di scelta che favorisca chi ha più possibilità economiche. Se non sarà contrastato, questo modello verrà imposto a tutto il paese.

Come dice Formigoni, si tratterà della rivincita sulla "tirannia tendenziale dello Stato originato dalla rivoluzione francese del 1789", che dopo aver usurpato per 200 anni il primato della "società civile" ritorna al suo ruolo di sussidiarietà subalterna e marginale a coprire i buchi lasciati dal cosidetto "Stato Sociale di Mercato". Definizione quest’ultima usata da G. Arnoldi al convegno sulle politiche sociali organizzato sabato scorso al Gleno da Forza Italia.

Come si vede, il ritorno al passato è ammantato da parole come la devolution, la sussidiarietà, libertà di scelta; nel tentativo di dare all’arretramento politico sociale che si intende realizzare roboanti riferimenti valoriali e di principio.

La spregiudicatezza politica è pari all’estremismo con il quale si tentano forzature istituzionali brandendo l’arma del referendum come una clava contro lo Stato "centralista".

Il senso di inquietudine che lasciano in noi queste forzature è accentuato dalla domanda che ci poniamo sui destini della coesione sociale e della universalità dei diritti in un paese che, come ricorda De Rita, ha decine e decine di migliaia di centri in cui si articola il potere amministrativo (tra i quali 228 ASL, 103 Camere di Commercio, 28 Enti fiere, 337 Comunità montane, 7 Autorità di bacino, 18 Enti parco, 20 Agenzie regionali per la protezione ambientale, 28 Soprintendenze ai beni culturali, 110 Distretti industriali e 88 Fondazioni bancarie).

Emerge l’immagine di un policentrismo esasperato e conflittuale che può portare alla frantumazione e all’ingovernabilità. Alcune dichiarazioni di guerra contro il federalismo approvato dal Parlamento prima di chiudere i battenti non fanno che confermare queste preoccupazioni e Formigoni è stato tra i primi a proporre la raccolta delle firme per il Referendum abrogativo della nuova legge sul Federalismo. Giustamente il Centrosinistra ha raccolto e presentato le firme per quello affermativo.

Noi dobbiamo ricordare che questa Giunta ha generosamente dato il buono scuola ai ricchi che mandano i figli alle scuole private (per finanziare queste ultime); ha privatizzato la Sanità, aumentando il deficit ma facendo fare affari d’oro ai privati.

La stessa Giunta che poi non trova nel bilancio una lira per i fondi del buono sociosanitario e li sottrae (50 miliardi) dalla spesa sanitaria.

Torniamo quindi al merito, per dire che il valore di questa vertenza va oltre i suoi contenuti e diventa l’emblema, l’esempio, l’alternativa, che dice si può scegliere una strada diversa da quella tracciata. Per questo è necessario garantire sostegno, interesse, iniziative, attorno a questa vertenza.

 

Prospettive della Vertenza

La manifestazione del 22 a Milano sarà probabilmente l’ultima iniziativa di piazza prima della tregua elettorale. Deve essere l’appuntamento che lascia un segno duraturo in termini di partecipazione perché la vertenza ha bisogno di respiro strategico e concretezza nei risultati.

Dobbiamo sapere che gli avversari già usano la campagna elettorale. Carlo Saffiotti (il mancato assessore regionale alla Sanità), consigliere regionale di Forza Italia, rispondendo sull’Eco di BG dell’8 marzo ad una lettera della FNP che contestava la Regione sul Buono socio sanitario, parla di "ennesima mistificazione a fini elettorali". Altro che mistificazioni caro Saffiotti: il modo con il quale avete organizzato e realizzate il buono è mistificazione.

Sì, perché illuderne tanti prima del voto, premiandone pochi dopo il voto, quando si erogheranno i buoni, è propaganda elettorale giocata sulla pelle dei più deboli e delle loro famiglie.

Valorizzare la progettualità e difendere l’insieme della nostra piattaforma che abbraccia Case di riposo, Buono Socio Sanitario, Assistenza domiciliare, Centri diurni ecc.

Piattaforma che deve avere il pieno sostegno delle Confederazioni, decisivo per noi quello della CGIL che deve essere partecipe e coinvolta sui possibili esiti della nostra vertenza.

L’attuazione della Legge quadro sull’assistenza e la definizione del DPEF regionale rappresentano l’occasione e la scadenza per riproporre la nostra elaborazione ed il confronto di merito. In particolare sulla questione del reperimento e della programmazione dell’utilizzo delle risorse.

Ma tutto questo potrà concretizzarsi se saremo in grado di spiegare, motivare, creare consenso. In poche parole, se il 22 a Milano saremo in tanti e convinti nel dire a Formigoni che vogliamo risposte positive.

Perché la voce dei Sindacati dei Pensionati, in rappresentanza delle persone anziane non autosufficienti e delle loro famiglie, che la Giunta Regionale della Lombardia non ha fin qui voluto ascoltare, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi si farà nuovamente e con sempre maggior forza sentire.

 

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