INTRODUZIONE AL DIRETTIVO SPI
DEL 13 NOVEMBRE 1998

 

1. I GIORNI DELL’ULTIMA RIUNIONE DEL DIRETTIVO NAZIONALE

L’ultima riunione del Comitato Direttivo Nazionale si è svolta in un momento di particolare difficoltà, non soltanto per i compagni, quasi tutti disorientati, preoccupati e incerti sulle prospettive, ma per l’intero paese.

L’ultima riunione del Direttivo Nazionale si è svolta a crisi aperta: ormai nessuno di noi ci pensa più, ma l’apertura della crisi del Governo Prodi ha segnato una lacerazione grave nelle attese e nelle speranze di quello che sempre più spesso viene chiamato "il popolo della sinistra".

Erano i giorni nei quali Bertinotti e il suo partito avevano deciso di ritenere insufficiente la svolta contenuta nella finanziaria del governo, il governo dell’Ulivo.

Nei quali Prodi si era presentato alle Camere alla ricerca di una conferma della fiducia: conferma che qualcuno, tra i compagni del PdRC, aveva deciso a sua volta di concedere e qualcun altro no.

I giorni della scissione del PdRC; i giorni della sfiducia per un voto: i giorni della gravissima incertezza sulle prospettive politiche del paese; vi ricordate certamente, anche se oggi nessuno ci pensa più, nuove elezioni o diversa maggioranza di governo.

Elezioni che certamente, senza ombra di dubbio, vista la legge elettorale esistente, avrebbero consegnato il governo del paese alla destra, vanificando d’un colpo le speranze di un cambiamento atteso da anni; in alternativa, una nuova maggioranza: comunque si fosse caratterizzata avrebbe rappresentato un arretramento rispetto alla formula precedente di governo; tra l’altro una formula apprezzata dagli elettori nel ’96, legittimata con un voto, dentro una competizione elettorale.

I giorni del Direttivo Nazionale erano quelli: sembrano lontani, eppure era il mese scorso, il 13 e 14 ottobre.

Tra i compagni la delusione era grande: era caduto il governo Prodi, il protagonista di una battaglia storica definitivamente vinta, quella per l’ingresso in Europa che ha portato con sé uno sforzo mastodontico per il risanamento dei conti del paese e per il rilancio dell’economia; quel governo veniva messo in crisi proprio nel momento in cui si trattava di passare da una politica dolorosissima fatta di tagli della spesa e di contemporaneo incremento della pressione fiscale sui cittadini ad una politica di maggiore attenzione alla spesa sociale per i cittadini deboli e di investimento a favore dell’occupazione e del lavoro.

Di passare da un anno finanziario caratterizzato da qualcosa come centoventicinquemila miliardi di interventi tra prelievi e tagli, peraltro condivisi dall’intero quadro di governo, ad una finanziaria (14.700 mld di correzione di bilancio) senza nuovi prelievi, caratterizzata anzi da investimenti per il lavoro e qualche disponibilità economica per le politiche sociali.

I successi del Governo Prodi proprio in quest’ultimo mese si sono rivelati decisivi anche per i pensionati, intesi come titolari di buona parte del risparmio in Italia: ebbene, i loro risparmi sono stati messi al riparo dai riflessi di una crisi drammatica, quella asiatica, che ha coinvolto le borse di mezzo mondo, anzi, del mondo intero.

Le economie dell’America del Sud sono state attraversate dalla gravissima crisi finanziaria partita dal Giappone, dalla Corea, dalle Filippine, dai paesi del sud est asiatico resi così vicini dalla globalizzazione dell’economia e della vorticosa, progressiva contaminazione reciproca dei mercati finanziari nel mondo.

Le stesse borse europee rimaste fuori dalla copertura dell’Unione Europee si sono rivelate ben più fragili di quelle che, insieme, hanno costituito l’Unione: essere in Europa ha reso disponibile per il nostro paese un ombrello protettivo efficace; la buona compagnia di economie come quella tedesca e francese ha consentito anche al nostro paese di rimanere al riparo da pericolose turbolenze finanziarie. Anche questo vuol dire essere tra i paesi di testa dell’U.E.: avere la possibilità di difendere al meglio i risparmi dei cittadini, anche di quelli che poco capiscono di economia e di politica.

Dicevo: al momento di rivendicare insieme, da parte di tutta la sinistra, risultati importanti nell’opera di risanamento e di ripresa di credibilità del paese, al momento di rivendicare con orgoglio come la sinistra in Italia abbia restituito dignità e prospettive ad un paese economicamente in ginocchio, travagliato da una crisi di carattere istituzionale e sociale di dimensioni storiche, al momento di festeggiare con l’avvio di una politica finalmente espansiva e capace di riforme vere perché supportate anche da disponibilità di investimento, a questo momento il PdRC si sfila dalla maggioranza, mette in gioco la sua unità e la sua consistenza politica e mette a repentaglio le sorti non solo di una maggioranza, ma del paese stesso e delle sue prospettive.

Insieme all’Ulivo il PdRC aveva avallato la necessità di grandi sacrifici, al momento di voltare pagina per motivi tutti di carattere elettorale, di strategia politica e non di merito sulle questioni, lo stesso PdRC si smarca; nessuna soluzione della crisi sarebbe stata così avanzata come il Governo battuto alla camera.

2. LA POSIZIONE DEL SINDACATO

Quelli erano i giorni del Direttivo Nazionale: i compagni erano più che altro amareggiati e sorpresi; possibile che ancora una volta la sinistra in Italia fosse la prima responsabile della propria sconfitta? Possibile che ancora una volta la sinistra in Italia si qualificasse come area buona per le parole e le idee incapace viceversa di gestirle, di realizzarle, di portare a compimento, una volta, i propri disegni?

Pure in questa situazione il Sindacato, la CGIL come lo SPI, ha mantenuto ferma la propria capacità di valutazione autonoma dei problemi, con l’unico intento di rappresentare anche in quel frangente l’interesse dei lavoratori e dei pensionati.

I documenti che le diverse strutture del Sindacato hanno licenziato sono tutti andati (spesse all'unanimità) nella direzione di rivendicare una continuità nell’azione di governo; di riconoscere la necessità di difendere la conquista dell’Europa, la ritrovata credibilità internazionale, le volontà espresse dal governo Prodi prima del passaggio alla Camera attraverso la legge finanziaria: una legge di svolta, tale da riprendere dopo otto/nove anni un discorso di redistribuzione del reddito e non solo di equità nei sacrifici (aumento delle pensioni sociali, fondo per le politiche sociali, contributi alle famiglie), di invertire la tendenza per quanto riguarda la pressione fiscale (restituzione parziale della tassa per l’Europa, riduzione dei ticket, aumento delle detrazioni per le pensioni più basse), di mettere a disposizione risorse per la creazione di lavoro, lavoro vero (fiscalizzazione al sud, fondo per l’occupazione, incentivazione alla riduzione dell’orario) favorendo gli investimenti e l’allargamento della base produttiva del paese.

Per quanto ci riguarda come Sindacato dei Pensionati la posizione uscita da quel Direttivo e sostanzialmente confermata dal documento dei Direttivi Unitari, ha invocato una soluzione non traumatica alla crisi di governo, ha apprezzato nel suo complesso la manovra prevista dalla finanziaria, ha espresso alcune esigenze di miglioramento del testo della finanziaria stessa invitando le Segreterie a promuovere un confronto su alcuni punti rimasti irrisolti (soppressione dell’integrazione al minimo per i residenti all’estero, potenziamento dei servizi ispettivi dell’Inps, destinazione al fondo non autosufficienti di parte dei 1.200 miliardi per le politiche sociali……..); il documento riconosce come SPI, FNP e UILP siano stati protagonisti della negoziazione con il governo dei punti della finanziaria, come cioè i Sindacati dei Pensionati sono stati (attraverso la piattaforma 1998) protagonisti dell’elaborazione sui punti che alla fine caratterizzano il testo della finanziaria almeno per quanto attiene pensioni e fasce deboli.

3. IL NUOVO GOVERNO D’ALEMA

Come sia finita la crisi di governo lo sappiamo tutti: nel rapido giro di quindici giorni il ha giurato il Governo D’Alema; ciò ha consentito di risolvere il problema della stabilità politica del paese rimandando una competizione elettorale che, con le regole che oggi abbiamo, avrebbe certamente premiato l’opposizione di centrodestra.

Il Governo D’Alema non solo ha consentito di superare un grave momento di difficoltà: i suoi primi atti, soprattutto quelli inerenti la finanziaria e i rapporti con le Organizzazioni Sindacali, sono del tutto apprezzabili.

le modifiche alla finanziaria introdotte dal nuovo Governo sono (si potrebbe dire) più "generose" rispetto al testo di Prodi. Non ottanta ma centomila lire di aumento per le pensioni sociali, non solo interventi per le famiglie ma anche assegni per la maternità e via di questo passo.

Per quanto riguarda le relazioni sindacali il primo atto di D’Alema è stato quello di affermare la fiducia nel metodo della concertazione con le parti sociali, proponendo anzi un allargamento dello spazio della concertazione per far posto anche ad altri soggetti, ricercando da questi non solo consenso, ma anche impegni e comportamenti coerenti (ha citato piccole e medie imprese, terzo settore …).

L’idea lanciata a suo tempo da Ciampi (che continua per fortuna del paese ad essere ministro perno della politica economica) del rinnovo dei contenuti del patto sociale cui la CGIL ha rapidamente aderito chiedendone l’estensione anche ai contenuti del lavoro e dell’occupazione è più che mai sul tappeto.

Ciò significa che la stagione della revisione dell’accordo con Governo e Confindustria del luglio ’93 può essere affrontata con minore preoccupazione: la politica della concertazione, della politica dei redditi e del lavoro, che con tanta forza ha contribuito al governo dell’inflazione e al controllo del debito, può considerarsi apprezzata anche dagli attuali interlocutori politici.

Anzi: per quanto riguarda il ruolo che SPI FNP e UILP possono giocare nella ridiscussione dell’accordo del 23 luglio forse è il caso di sollecitare un loro diretto intervento finalizzato ad ottenere l’estensione del modello della concertazione ai livelli regionale e territoriale, valorizzando la logica della progettazione condivisa, indicando con maggiore nettezza e precisione i luoghi, i soggetti e le materie della negoziazione territoriale tra governi locali e parti sociali.

Ciò partendo dalla considerazione che sempre più (l’esempio più classico è quello della sanità, ma si spera prossimamente l’assistenza) i margini di autonomia dei governo regionali e locali diventano significativi: sempre più ampia è la materia assegnata alla responsabilità diretta dei poteri territoriali, sempre più numerosi i campi dell’intervento: il processo di decentramento dei poteri sposta anche dall’alto verso il basso l’opportunità della negoziazione con le parti sociali. Ebbene: qual è il modello di questa concertazione? Quali sono le regole? Che esigibilità ha il processo di concertazione territoriale?

Ma torniamo a bomba: tutto sommato i primo giorni del nuovo Governo hanno riscosso approvazioni unanimi, persino dal fronte degli industriali.

Ribadire infine che la priorità del paese è l’occupazione e il lavoro; l’aver scelto un ministro di fiducia dell’intero paese per quanto attiene alla volontà di creare occupazione; l’aver decisamente puntato su una politica che favorisca gli investimenti e l’allargamento della base produttiva, sono tutte cose che non solo trovano consenso da noi, ma ormai, dopo le elezioni tedesche, si inseriscono in un quadro politico europeo caratterizzato dal compimento di una svolta storica.

Quando Prodi ebbe l’incarico di formare il governo, nel ’96, in Europa governavano sostanzialmente le destre (di Khol, di Aznar, di Major, di Chirac e Duprè) e l’Ulivo rappresentava un’anomalia; oggi sono le sinistre e i centrosinistra a governare in Europa (Scroeder, D’Alema, Jospin, Tony Blair….).

Le politiche rigorosamente centrate sulle banche e sui dati di carattere monetario, sulle economie; l’unità europea fondata sui soli parametri di carattere economico finanziario, possono oggi legittimamente essere corrette dall’attenzione per gli indicatori di carattere sociale, per i dati occupazionali, per la compatibilità tra rigore economico e altrettanto intransigente difesa del sistema di tutele, del welfare, rivolto ai più deboli.

4. I TRE PROBLEMI POLITICI PIU’ SIGNIFICATIVI

Sembrerebbe un trionfo: ma almeno tre problemi aspettano soluzione, nel Paese e nell’interesse dei lavoratori e dei pensionati.

  1. Le riforme istituzionali non sono opzionali; non sono "un di più". Se si dovesse tornare alle elezioni (e non è detto che non succeda presto) con questa legge elettorale si consegnerebbe il paese ad una definitiva prospettiva di instabilità.
  2. Il lamento del Polo sui tranfughi, sui traditori del mandato elettorale ha un certo suo fondamento: l’uninominale maggioritario a doppio turno corretto dalla quota proporzionale, il sistema attuale cioè, è un misto inutilizzabile per garantire governi di legislatura. Risolvere questo problema è assolutamente necessario (fosse anche attraverso il referendum che Segni, Di Pietro e Occhetto hanno promosso per la cancellazione della quota proporzionale) perché l’Italia non può permettersi di tornare indietro rispetto alla ripresa di credibilità in Europa e alla necessità di stabilità politica.

  3. Il nuovo Governo nasce su un’ipotesi di coalizione ancorché non verificata dalle urne, certamente più debole ed eterogenea della precedente: D’Alema si troverà davanti ben presto due scogli grossi come iceberg: la legge sulle 35 ore e la legge sulla parità scolastica.
  4. La coalizione è caratterizzata sulle sue estreme da ali tanto piccole quanto determinate a esercitare fino in fondo il proprio potere di ricatto sulla maggioranza: che cosa faranno Cossutta e il PdCI quando si tratterà di approvare una legge che in qualche modo risponda alla rivendicazione di parità da parte delle scuole cattoliche che nel nostro paese monta ormai da parecchi anni? E che cosa faranno gli studenti della scuola pubblica, fin qui fortemente decisi a difendere un sistema che per alcuni è monopolista e per altri è semplicemente "costituzionale"? Questa ipotesi li ha portati anche recentemente in piazza in Francia, con un movimento che non può essere sottovalutato né nelle sue motivazioni sociali né nei suoi contenuti rivendicativi.

    E viceversa che cosa faranno Cossiga e l’UdR quando si tratterà di discutere la legge sulla generalizzazione delle 35 ore settimanali? Come eserciterà il proprio potere di condizionamento del governo che già dalle primissime battute ha rivelato una voglia di vecchia politica da sottobosco governativo, da spartizione delle poltrone e degli incarichi degna di spettacoli ormai dimenticati?

    E il Sindacato che parte prenderà in questo dibattito sulle 35 ore? Come riuscirà a conciliare la sua esigenza di autonomia contrattuale con un’ipotesi di regolamentazione per legge della riduzione d’orario?

    In ogni caso per il Sindacato rimane fondamentale garantire al Paese una guida e quindi un interlocutore stabile, capace di rispettare gli impegni anche a media scadenza e di programmare interventi di respiro; la precarietà degli equilibri della nuova maggioranza non gioca a favore di questa stabilità.

  5. Nel frattempo la legge finanziaria va rapidamente approvata ma soprattutto va riempita di contenuti la politica di trasformazione, di riforme, che finalmente possiamo vedere all’orizzonte: la legge di riforma dell’assistenza va rapidamente discussa dal parlamento e l’intero sistema del welfare va ripensato.

Mentre si prende atto positivamente che per il nuovo Governo il dibattito sull’ennesima riforma delle pensioni non è d’attualità, non si può che lavorare perché così come è stato fatto per le pensioni, si arrivi rapidamente alla trasformazione del modello stesso dell’assistenza, degli ammortizzatori sociali, degli assegni di cittadinanza che si stanno sperimentando. Che si arrivi presto insomma all’introduzione di quelle novità che permetterebbero al nostro welfare di garantire il diritto di cittadinanza ai più deboli e non i privilegi ai più furbi.

Per il "popolo della sinistra" che crede nei diritti e nell’equità, quello del rispetto della dignità dei più deboli è una priorità culturale e di governo.

5. LA FINANZIARIA DEL GOVERNO D’ALEMA

PENSIONI SOCIALI: dal 1999 aumenteranno di 100.000 lire al mese le pensioni sociali; aumenteranno anche da 70.000 a 120.000 lire le detrazioni IRPEF per i pensionati con reddito complessivo inferiore ai 18 milioni; per le pensioni integrate al minimo la cosiddetta maggiorazione sociale sarà esentata dall’IRPEF.

SANITA’: viene cancellato il ticket fisso di 6.000 lire che gli esenti totali dovevano per diagnostica e specialistica; da gennaio ’99 gli affetti da patologie croniche pagheranno 1.000 lire di ticket per ogni confezione di farmaci (oggi da 3.000 per 1 scatola / 6.000 per più scatole).

ASSEGNO PER LA MATERNITA’: 200.000 lire al mese per 5 mesi per le neo mamme con reddito inferiore a 50 mil/anno.

FAMIGLIE NUMEROSE: dal ’99 le famiglie con tre figli e meno di 36 milioni annui di reddito avranno un assegna mensile di 200.000 lire.

EUROTASSA: viene rimborsata al 60% (3.000 mld) I pensionati dell’INPS a dicembre riceveranno la restituzione.

CASA: 1.000 mld di sgravi fiscali sulla prima abitazione introdotti nella riforma della tassazione sugli immobili in discussione (norma collegata9 al Senato.

LAVORO, FISCALIZZAZIONE DEGLI ONERI SOCIALI AL SUD, AZZERAMENTO DEI CONTRIBUTI PER NUOVE ASSUNZIONI, FONDO OCCUPAZIONE: una partita che vale nei prossimi tre anni 35.000 mld ed è fatta nel dettaglio di sgravi fiscali e contributivi per le assunzioni, l’abbattimento in sostanza del costo del nuovo lavoro al sud; di incentivazione per le nuove imprese produttive, e di sostegno ai patti d’area.

 

6. L’ATTIVITA’ DELLO SPI A BERGAMO:
IL 50°, IL PATTO CON GLI ATTIVI,
IL REINSEDIAMENTO DELLA CGIL

Nell’introduzione al dibattito sul 50° dello SPI a Bergamo avevamo affrontato invece alcune ipotesi di scenario. Quella è risultata un’occasione che mi sembra abbiamo utilizzato appieno per affermare un ruolo autonomo e qualificato del nostro Sindacato sul territorio.

La partecipazione delle categorie della CGIL alla discussione con noi mi è sembrata un segnale di attenzione nuova al ruolo del Sindacato dei Pensionati: soprattutto la condivisione da parte di tutti dell’idea di un "patto" anche territoriale che tenga insieme attivi e pensionati, generazioni con interessi diversi, nella ricerca di convenienze reciproche e non solamente di gesti solidali che come sappiamo molto spesso sono destinati a spegnersi con il tempo, mi è sembrato un significativo risultato politico.

C’è la possibilità di esaltare la confederalità del Sindacato Pensionati attraverso la progettazione insieme (con le categorie della Cgil e con la Camera del Lavoro stessa) e la gestione di attività, di iniziative che valorizzino le potenzialità e le risorse di cui disponiamo.

C’è materia per discutere in concreto anche a Bergamo di questa prospettiva del "reinsediamento" territoriale della CGIL che passa attraverso l’attivazione di nuovi servizi (Federconsumatori) ma anche la disponibilità di luoghi di aggregazione nuovi, di modelli nuovi di sindacato (NIdIL).

Questa è la sfida che ci sta davanti, e i progetti di riorganizzazione che oggi stesso sottoponiamo al giudizio del Direttivo stanno a dimostrare la nostra volontà di ampliare il coinvolgimento, di rimobilitare le strutture e i compagni offrendo loro uno spazio di partecipazione e contemporaneamente un aiuto nel faticoso lavoro di negoziazione sul territorio.

7. IL RUOLO E L’ATTIVITA’ DELLE LEGHE

A questo proposito devo ringraziare i compagni e le compagne Segretari/e di Lega per la disponibilità, la pazienza e il lavoro che mettono quotidianamente a disposizione del Sindacato.

Il loro ruolo è difficile: reso tale non solo dalla difficoltà politica che sul territorio ci troviamo a dover vivere, quasi in emergenza, ma dalla oggettiva complessità del ruolo che viene ogni giorno ribadito per loro. Devono negoziare, ma anche rendere possibile i servizi, ma anche allestire iniziative di partecipazione e di coinvolgimento dei pensionati nei comuni e nelle stesse Leghe: proprio della risposta a queste sollecitazioni la Segreteria è maggiormente soddisfatta. In questi giorni si realizzano in ogni Lega assemblee unitarie o di Organizzazione sulla riforma sanitaria in Lombardia e sul Sanitometro:; contemporaneamente i direttivi delle diverse Leghe che insistono sul medesimo distretto si riuniscono per approfondire i problemi della riforma e della negoziazione degli aspetti di carattere sociosanitario oltre che per rendere possibile l’avvio dell’Osservatorio. Uno sforzo di coinvolgimento decisamente significativo in grado di fondare l’azione negoziale, di legittimarla, di renderla in qualche modo espressione di una rappresentatività, di un mandato.

Ma poi: sempre in questi giorni sono in atto sul territorio celebrazioni del 50°: la Segreteria registra con particolare soddisfazione l’apprezzamento dei compagni all’intervento di Bendotti, alle diapositive di Valtulina, alle canzoni di Sandra e Mimmo Boninelli che hanno raccontato, al nostro 50° provinciale, la storia della nostra giovinezza e delle battaglie che fino qui abbiamo fatto con il Sindacato. In parecchie Leghe diapositive e canzoni verranno riproposte, per allargare anche a chi non c’era un modo di celebrare il 50° fatto di richiami al sentimento ma anche ai valori più profondi che hanno segnato la storia di personale ciascuno di noi.

 

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