Relazione introduttiva
del Segretario Generale Edoardo Bano
ai lavori del Comitato Direttivo

Spi Cgil del 10 settembre 2003

 

 

Ordine del giorno:

  1. Situazione generale e programma di lavoro
  2. Festa nazionale di LiberEtà (Bormio 18/20 settembre)
  3. Seminario dei Direttivi CGIL e SPI di Bergamo con Betty Leone su "Pensioni e Welfare" del 24 settembre 2003

 

Gli obiettivi del nostro Comitato Direttivo odierno sono:

1 - Far conoscere il calendario degli impegni programmati;

2 - Avviare il dibattito sui problemi di carattere generale, per i quali sono fissati due appuntamenti importanti:

Il seminario congiunto dei Direttivi di CGIL e SPI di Bergamo, programmato per il 24 settembre su "Welfare e pensioni", al quale parteciperanno i segretari generali regionali di CGIL e SPI Susanna Camusso e Franco Rampi. I lavori saranno conclusi dalla segretaria generale dello SPI nazionale Betty Leone.
L’Assemblea nazionale dei Quadri e Delegati SPI, che si terrà nei giorni 8 - 9 – 10 ottobre, nella quale lo SPI aggiornerà le sue posizioni in merito ai vari problemi che siamo chiamati ad affrontare.

3 - Stabilire gli impegni e gli appuntamenti sui temi territoriali.

 

Premessa

Ci ritroviamo dopo un periodo denso di fatti e avvenimenti, che stimolano la voglia di discutere e socializzare, ma che rischiano di rendere dispersivo il nostro compito e la nostra discussione.

Cercherò di contenere al massimo la parte di relazione relativa al quadro generale, allo scopo di non renderla ulteriormente dispersiva, per concentrare maggiormente l’attenzione sui nodi che più ci riguardano, nella consapevolezza dei limiti di tempo e spazio che abbiamo a disposizione.

 

La situazione Internazionale

In Iraq, dopo la guerra lampo, la situazione si va complicando. Il dopo guerra diventa ogni giorno più difficile, gli americani subiscono attacchi quotidiani. I costi e i rischi dell’occupazione crescono ogni giorno. Adesso si chiede l’intervento dell’ONU, ma non si è disponibili a cedere nulla sul comando, sulla ricostruzione e sul petrolio.

Francia, Germania e Russia resistono e vogliono che gli USA aprano all’ONU la gestione del dopo guerra in Iraq, dividendo sia i rischi sia le opportunità ,nonché il comando.

Quindi decisivi risulteranno gli esiti della definizione del ruolo che all’ONU sarà assegnato, e quale tipo autogoverno sarà affidato all’Iraq.

In Palestina il percorso di pace in atto (Road map), sotto i colpi del terrorismo e delle ritorsioni, è in profonda crisi, come testimoniano le dimissioni di Abu Mazen. La designazione del suo sostituto Abu Ala, a capo del governo palestinese, è un tentativo per superare il livello più alto della crisi, la quale, tuttavia, non è facilmente risolvibile, poiché non basta cambiare gli uomini, è importante soprattutto ricreare le condizioni che favoriscano la ripresa del processo di pace.

Naturalmente noi speriamo che ciò si realizzi rapidamente.

Sul fronte dell’economia internazionale si registra il permanere di una situazione di stagnazione in attesa di una ripresa USA, più volte annunciata e mai concretizzatasi (come la promessa di pioggia durante l’estate scorsa).

Adesso si proclama che la ripresa USA è in corso, portando, però, con sé una novità: questo è quanto sostiene Rampini in un articolo apparso sulla Repubblica di qualche giorno fa. Sarà una ripresa senza occupazione, perché, dopo la delocalizzazione del lavoro operaio verso la Cina e il Sud est asiatico; adesso le imprese americane trasferiscono ad est anche il lavoro dei colletti bianchi, dai servizi finanziari fino all’informatica.

 

In Europa

Mentre nel parlamento si discute animatamente sulla definizione della nuova Costituzione Europea, i paesi più avanzati sono alle prese con la difficoltà di rispettare i parametri stabiliti nel rapporto PIL/Deficit.

Alla stagnazione della produzione con riflessi negativi sull’occupazione, si aggiunge, quindi, la difficoltà di far quadrare i conti e da più parti si chiede l’allentamento dei parametri di contenimento del deficit.

In pratica, di fronte alle difficoltà a reperire risorse, si chiede di potersi indebitare di più.

Non se la passano meglio i risparmiatori, che sono stati tosati dalla crisi finanziaria degli ultimi due anni. I BOT sono crollati e chi può si rifugia nel mattone; chi ha il conto corrente sta pensando di mettere i risparmi sotto il cuscino per evitare i costi delle operazioni bancarie, diventati più alti degli interessi attivi.

 

In Italia

Permane una condizione, nella quale il conflitto di interesse di Berlusconi, "grande impresario" e capo del Governo, incide pesantemente sulla vita politica e sull’attività legislativa del paese. I riflessi negativi si manifestano in diversi campi:

La giustizia
La magistratura
La stampa e la TV

Addirittura interferiscono nella gestione del calcio!

 

La Costituzione

Complicata è la discussione sulle riforme istituzionali, dove si parla con troppa leggerezza di modifiche alla nostra Costituzione.

Venerdì 12 c.m. alla Malga Lunga discuteremo di uno dei periodi più difficili della storia del nostro paese; quello compreso tra il 25 luglio e l’8 settembre del 1943. Una fase di confusione, di crisi, ma anche di scelte e di riscatto, durante la quale si sono sviluppati i germogli della Resistenza antifascista e della guerra di Liberazione e, in seguito, della Repubblica e della Costituzione, quest’ultima tuttora viva e vitale, come sostiene il presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

 

Scuola

La politica scolastica del Governo sta stravolgendo il sistema scolastico, con uno scandaloso spostamento di risorse a favore degli istituti privati.

Oltre al buono scuola a vantaggio dei privati, si vuole ridurre il ruolo dell’insegnamento pubblico statale e favorire l’espansione della Chiesa cattolica nella scuola. Si è già registrata l’assunzione da parte dello Stato di circa 20.000 docenti, scelti dalla Chiesa per l’ora di religione nelle scuole pubbliche, nonché il riconoscimento della funzione educativa degli oratori.

Mi domando quale sarà la risposta quando altre religioni chiederanno analoghi sostegni e spazi. Se i bambini di diversa etnia e religione non avranno neanche comuni percorsi scolastici ed educativi, quale tipo di integrazione e convivenza potremo mai realizzare nel nostro paese?

 

La situazione economica

Oltre alla stagnazione economica, è ormai riconosciuto da tutti quello che la CGIL ha denunciato come il lento declino del paese, che si traduce in perdita di competitività. e in riduzione della ricchezza complessiva.

Purtroppo bisogna registrare che finora l’accordo sottoscritto tra CGIL CISL UIL e la Confindustria per rilanciare lo sviluppo qualificato del paese è rimasto lettera morta.

Al contrario, la legge 30, che istituzionalizza il precariato nel mercato del lavoro, marcia speditamente.

A questo proposito, vorrei ricordare che il 26 settembre prossimo si effettueranno le due ore di sciopero proclamate dalla CGIL per modificare la legge in questione, durante le quali la segreteria della CDLT proporrà al CD del 16 pv di effettuare in contemporanea un presidio in Prefettura.

Sembra che gli scandalosi condoni, ancora di salvataggio delle finanze dello Stato, stiano esaurendo i loro effetti, al punto tale che, nell’ultimo mese, i conti pubblici sono tornati in rosso.

Il DPEF ha lasciato trasparire più percorsi, ma le carte sono rimaste abbastanza coperte e hanno consentito una sorta di balletto quotidiano sulla pesantezza o leggerezza sociale della finanziaria 2004 e dell’intervento sulle pensioni.

Il confronto nella maggioranza di governo è acceso: ognuno fa per sé, con la Lega che gioca a "difendere le pensioni di anzianità", quando è in discussione l’intero sistema pubblico.

Domenica scorsa Tremonti ha annunciato che la cassa è vuota, che la riduzione delle tasse non si può fare e che le pensioni si sistemeranno nel 2008. Il tutto condito dalla richiesta di poter sforare dal 3 al 4% i parametri europei del rapporto PIL/Deficit nel 2004.

Forse da questa sua mossa si attende la spinta decisiva per varare il condono edilizio, lasciando ai quattro ministri incaricati il compito di sciogliere il difficile nodo delle pensioni.

Stamattina è la mattina delle colombe, si vocifera che ci saranno solo incentivi, l’allungamento età lavorativa avverrà solo dopo il 2008, potrebbe esserci qualcosa sul prelievo a carico delle pensioni più ricche, sull’equiparazione pubblici privati e sulle invalidità. Ma tranquilli vogliamo la pace sociale e realizzare quanto c’è nella delega.

Ma la domanda che tutti ci rivolgiamo è la seguente: domattina cosa leggeremo sui giornali le stesse cose o saranno di nuovo cambiate?

 

Pensioni

Il sistema pubblico delle pensioni resta sospeso tra un duplice attacco:

Quello di chi nel governo vuole fare cassa subito.
Quello di banche e assicurazioni, che vogliono la Controriforma, cioè la riduzione del sistema pubblico come condizione per lo sviluppo della previdenza privata.

In ambedue i casi bisogna ricordare che il grimaldello più importante per lo scasso del sistema pubblico è nella delega in discussione al Parlamento: si tratta della riduzione di tre - cinque punti dei contributi previdenziali a carico delle imprese per i lavoratori nuovi assunti. Riduzione chiamata Decontribuzione, che, qualora fosse varata, farebbe saltare i conti dell’INPS.

Inoltre

Si parla di sostenibilità finanziaria, ma si dimenticano due cose:

La spesa sociale nel nostro paese non è più alta che negli altri paesi europei.

Nel capitolo pensioni sono inserite sia la previdenza che l’assistenza.

Si suggerisce di prendere esempio da Francia e Germania, che varano nuove riforme; questo è vero, ma attuano misure che in Italia sono in vigore da quasi dieci anni, come ad esempio la parificazione dei trattamenti pubblici con quelli dei privati.

Bisogna prolungare la vita lavorativa delle persone che non possono essere considerate anziane a 50/55 anni. Questo è corretto e dovrebbe essere considerato tale anche dalle imprese, che nei processi di ristrutturazione continuano ad espellere cinquantenni.

Bisogna armonizzare i trattamenti perché tra i pubblici e i privati restano delle piccole differenze da eliminare. Come la mettiamo, però, con il fondo dei dirigenti d’azienda (INPDAI), che, quando è andato in rosso, è stato messo sotto l’ala protettrice d mamma INPS senza battere ciglio?

Bisogna dare una stretta sulle pensioni di invalidità del SUD. Se, però, non vengono offerte prospettive di sviluppo e lavoro, si rischia di togliere un sostegno insostituibile per numerose famiglie povere del mezzogiorno.

A coloro che sono vicini alla data del pensionamento vengono prospettati futuri negativi, che li convincono a scappare appena possibile in pensione.

Si parla della carota dell’incentivo del 32,7% in più di stipendio per chi resta al lavoro dopo aver maturato il diritto al pensionamento; contemporaneamente si agita il bastone dei Disincentivi possibili, che riducono il rendimento dell’assegno di pensione, oppure del blocco delle finestre di uscita per un anno.

Tale blocco, e insieme il contributo di solidarietà a carico degli assegni di pensione più elevati, sono considerati misure per fare cassa dal 2004, cioè da subito.

Diversa è la situazione di chi è ancora lontano dalla data di pensionamento.

Per chi ha un lavoro continuo e regolare, al di là del sistema di calcolo che passa dal Retributivo (calcolo della pensione sugli ultimi 10 anni di lavoro) al Contributivo (calcolo sui contributi di tutta la vita lavorativa), resta incerta la prospettiva dei fondi di pensione complementare di carattere contrattuale. Questi, infatti, vengono posti in diretta concorrenza con quelli di banche e assicurazioni, quando invece dovrebbero valersi di un adeguato sostegno fiscale.

Per chi non ha un lavoro continuo e regolare, la situazione è ancora più incerta e precaria.

Se poi aggiungiamo quello che la legge 30 produrrà ulteriormente in termini di precarizzazione, comprendiamo bene che è la Sostenibilità sociale il nodo aperto della riforma delle pensioni.

Non possiamo accettare l’immagine di una società dove tra 30, 40, 50 anni si affronti la vecchiaia senza sostegno economico, oppure con pensioni che stanno tra il 20 e 30% della media del salario percepito; cioè molto meno della metà della cifra mensile mediamente riscossa dagli attuali pensionati.

Passa anche da qui la costruzione di un nuovo patto intergenerazionale, dentro la riprogettazione di un nuovo Stato sociale, che sappia difendere i principi del sistema pubblico e dare risposte positive ai bisogni delle generazioni del terzo millennio.

Ma di questo ci sarà modo di trattare anche nei prossimi appuntamenti, a cominciare dal Seminario congiunto di CGIL e SPI di Bergamo del prossimo 24 settembre su "Pensioni e Welfare", nel quale discuteremo anche di come tutelare il potere d’acquisto delle pensioni.

 

Il carovita

I pensionati, oltre che dal futuro del sistema pubblico delle pensioni, sono preoccupati anche dal crescente carovita, che riduce il potere d’acquisto delle pensioni.

L’aumento dei prezzi, prima attribuito all’entrata in vigore dell’euro, stavolta è imputato al caldo, che avrebbe penalizzato le coltivazioni. Intanto l’inflazione marcia al 2,8% e a Bergamo è di circa mezzo punto più alta.

 

Lo sciopero della spesa

Il 16 settembre prossimo, le organizzazioni dei consumatori hanno promosso lo sciopero della spesa. L’iniziativa ha lo scopo di rimettere al centro la questione carovita, anche se da un diverso punto di vista; quello dei consumatori.

Noi siamo interessati alla riuscita dell’iniziativa, perché, per realizzare positivi risultati, bisogna agire su più fronti:

  1. Quello del sistema distributivo, che resta frammentario e con bassi livelli di concorrenza.
  2. Quello del rilancio di una vera politica dei redditi, che, in una visione d’insieme, sappia affrontare i vari capitoli relativi a:
Le politiche tariffarie e fiscali.
Le politiche sociali e i ticket.
Le politiche e i rinnovi contrattuali.
La tutela del potere d’acquisto delle pensioni.

Oggi è con noi Umberto Dolci, presidente della Federconsumatori di Bergamo, che farà una breve comunicazione sull’iniziativa del 16 settembre prossimo a Bergamo, sui suoi scopi e sulle sue modalità.

 

Caldo e anziani

La straordinaria congiuntura estiva, che ha dato tre mesi di caldo torrido, ha messo tutti a dura prova. Come sempre c’è anche chi ha salutato la calura perché si è tradotta in buoni affari. Impiantisti di condizionatori d’aria, venditori di acque e bevande, gelaterie hanno registrato il picco massimo nelle entrate.

Tutti gli altri, invece, hanno generalmente sofferto la lunga e afosa estate.

Gli anziani sono stati sicuramente tra coloro che hanno patito di più.

Alla caccia di notizie, molti giornali si sono buttati sul tema, riproponendo al centro la condizione degli anziani, denunciando l’insufficienza dei servizi e l’inadeguatezza dei mezzi per fronteggiare l’emergenza estiva.

Per noi la condizione degli anziani è da tempo al centro come questione strutturale e non aveva certo bisogno del caldo per essere posta in rilievo.

La vivibilità dei quartieri
Le occasioni di incontro e di relazione
I servizi che rafforzano la domiciliarità delle persone
Il funzionamento dei servizi e delle strutture sanitarie e socio assistenziali
La scarsità di risorse e servizi per far fronte al problema della non autosufficienza.

Sono questi alcuni dei capitoli sui quali sviluppare un’azione costante per migliorare le condizioni degli anziani, portate alla ribalta dal caldo, ma destinate, con il ritorno del fresco, a finire nel dimenticatoio, se non riproporremo energicamente l’attualità del problema e la necessità di offrire soluzioni adeguate.

 

Uno sguardo alla Lombardia

Nella riunione unitaria del 24 luglio scorso a Timoline (BS), SPI, FNP e UILP regionali hanno fatto il punto sullo stato del difficile confronto con la Giunta regionale di Formigoni.

Il confronto su RSA e ADI ha prodotto due accordi, ma su Trasporti ed in particolare su Sanità e Ticket il dissenso con la Giunta si è allargato. Contro le posizioni della Regione, nei mesi scorsi abbiamo promosso manifestazioni e presidi. Attualmente, per ottenere risultati positivi, bisogna tenere sotto pressione la Giunta regionale.

Nell’accordo relativo alle Case di riposo (RSA), si è aumentata del 5,3% la quota di retta a carico della Regione con l’obiettivo di ridurre della stessa percentuale la retta a carico degli ospiti, laddove le RSA avessero già fatto aumenti a loro carico nel 2003. Questo obiettivo è stato raggiunto in pochissimi casi e solo parzialmente. Si tratta, quindi, di riflettere sul perché e di stabilire che le RSA interessate devono sentire la nostra pressione, affinché rispettino il senso e i contenuti dell’intesa sottoscritta con la Regione.

Nell’accordo sulla introduzione dei voucher nell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), si è cercato di governare la difficile transizione che porterà l’ASL verso una progressiva esternalizzazione di tale servizio a favore della crescita di nuovi soggetti erogatori. Crescita tutt’altro che facile e scontata. Per questo si è cercato di responsabilizzare le ASL nel garantire comunque la continuità del servizio, la sua qualità ed efficacia.

Quattro priorità

Nella riunione unitaria sopra ricordata si sono stabilite quattro priorità:

  1. Tutela della salute, riportando sotto controllo la spesa sanitaria regionale, eliminando però l’iniquo fardello dei Ticket applicati alla cronicità e penalizzanti per le fasce povere della popolazione lombarda
  2. L’attuazione a livello regionale di un Fondo Integrativo per la Non Autosufficienza concordando modalità di reperimento delle risorse necessarie a garantire tutele e prestazioni, sia di tipo residenziale che domiciliare oltre che orientate al sostegno del reddito.
  3. Corretta attuazione delle intese sottoscritte con la Giunta regionale, garantendo da parte della Regione gli spazi per la negoziazione territoriale con le OOSS (locali).
  4. Modificare la normativa sul servizio pubblico dei trasporti in modo da tutelare e incentivare la socialità delle persone anziane.

 

Uno sguardo a Bergamo

Gli importanti convegni unitari sui piani di zona, effettuati a inizio anno nei 12 ambiti del nostro territorio, che hanno:

  1. rinforzato gli addetti ai lavori
  2. offerto una forte sponda agli assessori ai servizi sociali
  3. sensibilizzato diversi sindaci;

non hanno visto la continuità dell’iniziativa unitaria dei sindacati dei pensionati bergamaschi e la negoziazione sociale ne ha risentito.

Non sono poche le elaborazioni e gli obiettivi comuni, così come i rapporti con FNP e UILP di Bergamo sono buoni. Se è così, allora cosa è successo e perché la stasi nell’iniziativa unitaria?

Credo che sia emersa un'esigenza, non esplicitata, di visibilità di organizzazione, che ha probabilmente portato le singole organizzazioni a sottovalutare le iniziative unitarie a favore di quelle di organizzazione.

Ciò è accaduto su diversi temi, anche quelli sui quali abbiamo posizioni comuni:

Dalle pensioni alle case di riposo.
Dalle rette ai voucher.
Dai piani di zona ai trasporti.

La nostra volontà è di riprovarci.

Se sarà comune, si tratta di vedere con quali proposte tentare di rilanciare l’iniziativa unitaria, almeno sugli obiettivi che condividiamo, nella convinzione che possiamo incidere molto di più di quello che abbiamo prodotto finora sui problemi locali.

In ogni caso, come segreteria SPI, intendiamo fare una riflessione più compiuta sullo stato dei rapporti unitari a Bergamo, coinvolgendo la segreteria della CDLT, alla quale abbiamo chiesto uno specifico incontro per esaminare questo ed altri problemi di carattere territoriale.

 

Piani di zona

I vari ambiti di zona hanno elaborato regolamenti e linee di attuazione dei buoni socio assistenziali, che producono diverse livelli di "diritto" nella loro erogazione e nel loro valore. Diventa necessaria una fase di raccolta e analisi degli elaborati al fine di produrre delle proposte che abbiano lo scopo di armonizzare il sistema, adottando le soluzioni più eque e corrette, a cominciare dall’ISEE di ambito.

 

Riforma IPAB

La scadenza entro la quale le IPAB devono deliberare la scelta tra ASP o fondazione di carattere privato senza scopo di lucro, è stata spostata dal 30 settembre al 31 ottobre prossimo.

In generale, le RSA ancora IPAB della provincia di Bergamo, che hanno ridotte dimensioni e sono fortemente collegate con il territorio, dove i poteri di nomina del Consiglio di Amministrazione sono in genere attribuiti al Comune di riferimento; si stanno orientando verso la fondazione di carattere privato.

Importante sarà anche il tipo di statuto che le RSA adotteranno al fine di rafforzare il carattere pubblico e il collegamento con il territorio delle RSA interessate. Vale la pena di conoscere le scelte che si stanno operando al fine di contribuire e favorire le più coerenti.

Per questo invitiamo tutti voi a darci una mano per raccogliere i dati.

 

La RSA di via Gleno

Discorso a parte merita la Casa di Riposo di via Gleno, per la quale, viste le grosse dimensioni, i gravi problemi immediati e di prospettiva, a noi sembra più utile e opportuna la scelta verso l’ASP.

Il riequilibrio dei conti e il riposizionamento strategico verso un ruolo più qualificato, richiedono che alla RSA di via Gleno siano affidate nuove specializzazioni e servizi in grado di rilanciare e non mortificare le propensioni e le potenzialità della stessa.

Crediamo che per realizzare quegli obiettivi sia utile il coinvolgimento diretto della Regione Lombardia, che è previsto se si sceglie di restare Azienda Pubblica di Servizi (ASP). In caso contrario, quegli obiettivi rischiano di gravare su un ambito troppo esiguo (solo il comune di Bergamo?), e si potranno registrare grosse difficoltà, non solo a risanare e rilanciare il Gleno, ma perfino ad uscire dal corto circuito fatto di "risanamento uguale a tagli e ridimensionamento di personale, servizi e posti letto".

 

Assistenza Domiciliare Integrata (ADI)

L’intesa con l’ASL per la gestione della "voucherizzazione" dell’ADI a Bergamo è stata firmata prima dell’accordo regionale. Gli addetti al servizio dipendenti dell’ASL sono quelli che si sono mossi di più, non solo perché era in discussione il posto di lavoro, ma soprattutto perché erano giustamente preoccupati dei destini di tale servizio (già largamente insufficiente rispetto ai bisogni), e della dispersione delle risorse più qualificate. Infatti, non basta rivolgersi al mercato privato perché si autoproducano risorse qualificate. Senza iniziative formative organiche, senza un giusto riconoscimento economico non maturano nuove risorse professionali.

Il senso dell’intesa a livello locale è sempre quello di accompagnare la fase transitoria con alcune garanzie precise da parte dell’ASL, che resta il soggetto che garantisce la continuità del servizio e che definisce il Piano di Assistenza Individuale (PAI) e controlla la sua realizzazione.

Nostro compito sarà quello di seguire con attenzione gli sviluppi e, in caso di necessità, realizzare interventi correttivi.

Monitorare significa raccogliere esperienze, esiti, valutazioni sull’esperienza in corso e socializzarli.

 

Badanti

Nel frattempo si ha la netta sensazione che il mercato privato dell’assistenza si stia espandendo. Le famiglie in difficoltà ricorrono sempre più spesso alle cosiddette "badanti", per più di una ragione pratica: per l’informalità e la continuità che spesso ha il rapporto tra queste, la famiglia e l’assistito; per la scarsità dei servizi pubblici ecc.

Interessanti sono le dinamiche che si producono; ad esempio, quando muore l’assistito, spesso sono le famiglie stesse che vanno alla ricerca di un nuovo impiego per la badante che, presso di loro, aveva lavorato bene e alla quale si erano affezionati. In primo luogo si chiede ai parenti; se nessuno ha bisogno, in alcuni casi si decide di continuare ad ospitarla in attesa di un impiego adeguato.

Verso il mercato privato è utile rivolgere attenzione con proposte e iniziative, dal buono teso a favorire la regolarizzazione e l’emersione del lavoro nero, agli incentivi per la formazione professionale, fino all’istituzione albi delle assistenti, ai quali possono iscriversi per facilitare la collocazione al lavoro.

 

La Non Autosufficienza

Credo che la cosa più importante per le famiglie resti il sostegno nelle condizioni più gravi, quelle della Non Autosufficienza, che richiedono risorse ed energie di carattere straordinario.

La difficile sfida della realizzazione di un Fondo per la Non autosufficienza è all’ordine del giorno. Pur consapevoli delle difficoltà che incontreremo, posso affermare che il problema è maturo e va posto adesso, dal momento che tutti capiscono cosa succede in una famiglia che deve sostenere nel miglior modo possibile una persona non autosufficiente.

 

Appuntamento a ottobre

Per affrontare più organicamente questi problemi come segreteria vi proponiamo la raccolta di documenti, dati, esperienze su cinque questioni:

  1. Aumenti rette 2003 e attuazione accordo regionale sulla restituzione degli aumenti agli ospiti.
  2. Deliberazioni e regolamenti assunti dagli ambiti su erogazione di buoni e voucher.
  3. Monitoraggio fase transitoria (voucherizzazione) servizio ADI
  4. Statuti in fase di adozione delle RSA IPAB che hanno scelto la Fondazione.
  5. Verifica dei tempi di attesa di alcune prestazioni specialistiche.

Poi, nella seconda metà di ottobre, proponiamo di riconvocare il CD per una specifica sessione dedicata all’approfondimento dei problemi e decidere le iniziative da sviluppare nel territorio.

 

Sintesi conclusiva

Oggi, quindi, riprendiamo il cammino dopo la pausa estiva.

Diamo uno sguardo alla situazione che abbiamo di fronte.

Socializziamo gli scopi degli appuntamenti già fissati, a cominciare da quello di venerdì prossimo alla Malga Lunga.

Sui temi generali avviamo il dibattito che proseguirà nel seminario del 24 settembre su "Pensioni e Welfare" e nell’Assemblea nazionale SPI di Ottobre.

Sui temi locali, l’appuntamento è indicativamente fissato nella seconda metà di ottobre.

 

Vi ringrazio dell’attenzione e buona ripresa delle attività.

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