Direttivo SPI CGIL Bergamo
del 10 maggio 2005

Scaletta introduttiva di Edoardo Bano

 

 

L’ordine del giorno del nostro CD

Oggi abbiamo tre punti all’ordine del giorno:

  1. ripresa iniziativa sindacale e politica (vedi anche referendum)
  2. situazione della negoziazione territoriale
  3. festa SPI provinciale

Ma credo che parleremo anche d'altri aspetti che ci riguardano.

In primo luogo dell’esito e delle conseguenze delle elezioni regionali. Ne parliamo perché il precedente nostro CD si è tenuto il 23 marzo, una decina di giorni prima delle elezioni del 3 e 4 aprile. Si è aperta una fase nuova e ci troviamo un Berlusconi bis. In regione Lombardia, pur perdendo consenso, ha rivinto Formigoni. Il 12 e 13 giugno prossimo si terrà il Referendum sulla PMA. La CGIL sta decidendo il tipo di congresso che farà dopo le ferie estive.

Le elezioni regionali 3 e 4 aprile

I risultati delle elezioni regionali hanno sancito la dura sconfitta elettorale e politica del centrodestra, che paga per la sua politica economica e sociale. In quattro anni il paese è andato indietro. Le promesse non realizzate (sviluppo e occupazione, un milione di pensione, meno tasse per tutti) sono diventate un boomerang contro chi le ha profuse a piene mani.

Il rilancio della riduzione delle tasse non ha recuperato il disincanto e la delusione per la politica di Berlusconi. Molti si sono accorti che la "mitica" capra di 7 quintali, che lui aveva promesso non esiste.

Le sue riforme si sono rivelate autentiche controriforme contro i diritti, il lavoro, lo stato sociale, la scuola, la giustizia, la Costituzione, l’informazione. Controriforme sempre più percepite come forzature tese a tutelare i redditi alti, offrire comode vie d’uscita agli evasori e salvaguardare gli interessi personali di Berlusconi. Controriforme che hanno fatto crescere un diffuso bisogno di protezione sociale da parte di strati sempre più crescenti di popolazione, fino ad investire anche i cosiddetti "ceti medi".

Lo scontro frontale con la CGIL prima e l’intero sindacato poi – negandogli assurdamente ruolo e rappresentanza – è stato perso dal governo perché la ricetta per il paese era sbagliata, ma anche perché la politica di negazione attuata dal governo ha rafforzato la base del sindacato, che aumenta iscritti, e nello stesso tempo – nonostante le divergenze che permangono - lo ha ricompattato e unito, come non era mai stato in precedenza.

Il centrosinistra (L’Unione) ha vinto in dodici regioni su 14. Due milioni di voti in più ci dicono che, oggi, è anche maggioranza nel paese. Si fosse votato per il Parlamento, il centrosinistra sarebbe maggioranza anche lì.

Sarebbe interessante poter sviluppare l’analisi degli flussi elettorali, per capire meglio come hanno votato i pensionati. Questo perché da alcune prime analisi sembra emergere che il centrosinistra sarebbe stato premiato più dalle donne e dai giovani e meno dagli anziani.

Il centrodestra pur perdendo consensi si conferma in Lombardia e Veneto.

Secondo i dati del Ministero dell’interno, dipartimento per gli affari interni e territoriali, è notevole - rispetto alle precedenti regionali del 2000 - il recupero del centrosinistra, che in Lombardia riduce la distanza dal centrodestra dal 30,9% del 2000 (62,4% contro 31,5%) al 10,6% del 2005 (53,8% contro 43,2%). Con un recupero totale del 20,3%, frutto di un avanzamento del 11,7% del centrosinistra e un arretramento del 8,6% del centrodestra.

Nella nostra provincia, la differenza tra i due schieramenti passa dal 40,9% (67,9% contro 27%) al 23% (60,3% contro 37,3%) di quest’anno. Con un recupero del 17,9%, frutto di un avanzamento del 10,3% del centrosinistra e un arretramento del 7,6% del centrodestra.

In Bergamasca il centrodestra resta oltre il 60%.

La Lega Nord diventa il primo partito della Bergamasca con il 25,34% dei voti (rispetto al 15,8% della Lombardia). Forza Italia passa al secondo posto con il 23,30% e Uniti nell’Ulivo al terzo con il 22,43%.

Credo siano da rilevare i cinque comuni bergamaschi nei quali il candidato dell’Unione Sarfatti ha battuto Formigoni.

  1. Castro, dove Sarfatti ha avuto il 56,46% e Formigoni 41,5%
  2. Levate, dove Sarfatti ha vinto con il 54,03% contro il 43,63%
  3. Valbondione, con il 53,13% (qui l’Italia dei Valori ha avuto il 42,41% dei voti)
  4. Oltressenda Alta (un piccolo comune), con il 50,7% (72 voti) e Uniti nell’Ulivo raccoglie il 46,34% dei voti
  5. Lovere, con il 49,94% contro il 48,61%.

Bergamo città è vicino alla media regionale, con Sarfatti al 43,65% e Formigoni al 54,73%; a conferma che nel voto amministrativo entrano in gioco anche altri fattori, mentre le regionali confermano un carattere più politico.

Nel centrodestra tiene solo la Lega, che nell’occasione ha giocato la carta dell’opposizione. Accanto ai tradizionali slogan sull’immigrazione e la sicurezza ha rispolverato il "Roma ladrona", e insistito su "Devolution e via il sud", "dazi contro le merci cinesi", "no al contratto degli statali", "no al dilazionamento in 23 anni del pagamento delle tasse della società Lazio calcio", ecc.

Stavolta però la tenuta della Lega è stata pagata con gli interessi dai suoi alleati. In primo luogo FI ma anche AN e UDC. Il sud si sente più abbandonato, la crisi morde l’occupazione e la precarietà dilaga, gli statali attendono la firma del contratto, il potere d’acquisto si riduce, il boomerang delle promesse incide. Da tutto ciò viene il malessere che si è espresso anche nel voto.

Due annotazioni a margine

Il no a Pannella non mi pare abbia inciso né da una parte né dall’altra.

Il partito dei pensionati di Fatuzzo cresce pur avendo scelto di tenere i piedi in due scarpe. In Lombardia con il centrosinistra, nelle altre regioni un po’ di qua e un po’ di là. Segno di un vuoto di rappresentanza politica che permane.

L’esito del voto ha determinato la crisi nella Casa delle Libertà. Lega e FI da un lato che sono pronte ad accelerare le loro riforme, convinte che è la lentezza del processo la causa della sconfitta, mentre AN e UDC sono convinte della necessità di modificare significativamente la politica fin qui perseguita dal governo. Le divergenze strategiche riguardano questioni di fondo, tra le quali: devoluzione, sud, tasse, ceti medio bassi.

Berlusconi prima si contorce e poi si dimette. Seguono trattative non molto limpide dalle quali si capisce che entra in discussione anche la leadership dello stesso Berlusconi. In pratica nel centrodestra si è già aperta la discussione sulla partita di fine legislatura e cioè su chi sarà il candidato alle politiche del 2006.

Per accontentare UDC e AN (che temono di perdere la propria base elettorale), nel programma sono stati nominalmente inseriti sud, imprese e famiglie; tre nuovi capitoli, nel tentativo di mascherare una vecchia politica che, dopo aver colpito pensionati e lavoratori, sta mettendo in ginocchio l’intero paese. In pratica Berlusconi si è rifatto il trucco, ma non è riuscito a nascondere la faccia.

La sintesi del programma sta nella promessa di (dis)fare in un anno quello che non si è (dis)fatto in quattro. Appare prevalente la volontà di continuare sulla strada sia della devoluzione sia delle (contro)riforme, a partire dallo smantellamento della Carta costituzionale.

Anche la composizione del nuovo governo dimostra che siamo nella più drammatica continuità. Si recupera Tremonti che è stato l’artefice di disastri economici del paese, alla Sanità si parcheggia Storace – trombato alle regionali del Lazio – al posto di Sirchia. L’unica innovazione (si fa per dire) è l’aumento del numero dei sottosegretari, giunto alla cifra astronomica di 99.

Le elezioni politiche sono previste per il 2006. A un anno di distanza, il centrodestra (che non è più maggioranza nel paese), sedando momentaneamente le proprie lotte intestine, ha ridato fiducia a Berlusconi, consentendogli così di continuare a governare. Così è nato il Berlusconi bis, ma è del tutto evidente il bisogno – espresso appunto nel voto – di una svolta radicale nella politica economica e sociale, in assenza della quale il paese proseguirà la sua lunga agonia.

Le priorità poste dal sindacato, in rappresentanza dei pensionati e dei lavoratori, devono urgentemente trovare adeguate risposte. A cominciare dal recupero del potere d’acquisto delle pensioni e dal finanziamento del fondo per la tutela delle persone non autosufficienti, passando per la difesa dello stato sociale, lo sviluppo e l’occupazione, per garantire i diritti e migliorare la qualità della vita.

Siamo consapevoli che ogni giorno che passerà invano peserà sulle nostre condizionai di vita e sarà poi molto più faticoso recuperare i guasti prodotti dal governo Berlusconi.

Le nostre priorità e la situazione del paese non possono aspettare, richiedono una diversa politica e un diverso governo. Prima si realizzeranno e meglio sarà per tutti.

Le prospettive

Per quanto riguarda le prospettive, penso alla situazione come ad una partita che, a 15 minuti dalla fine, il centrosinistra sta vincendo a due a zero. Ma fino all’ultimo ci possono essere colpi di coda o cambiamenti delle regole del gioco (vedi ad esempio devolution, par condicio o legge elettorale).

Il centrosinistra esce bene dal voto. Importante è delineare il progetto e definire il programma in tempi brevi, avendo presente che la definizione del decreto (onnicomprensivo) sulla competitività, il prossimo DPEF e la Finanziaria decideranno molto delle condizioni con le quali si affronterà la sfida del 2006. Condurre in porto la partita significa giocare all’attacco anche negli ultimi 15 minuti e non dare nulla per scontato, tantomeno la vittoria.

In regione Lombardia

La Lombardia resta una regione chiave del centrodestra. Formigoni non è Berlusconi. Nonostante le presunte velleità "riformistiche" siano state spazzate via, questa regione resta il laboratorio del centrodestra. Certo la Lega pesa di più e le contraddizioni potrebbero anche crescere. Ma il progetto di sussidiarietà di Formigoni potrebbe accelerare lo smantellamento del pubblico e creare non pochi problemi, non solo all’opposizione politica, ma anche allo stesso sindacato.

Certamente va ripresa anche l’iniziativa sindacale a livello regionale. La piattaforma unitaria confederale sul welfare (stato sociale) va messa al centro. Come pensionati siamo coinvolti in prima persona su molte questioni. Dalla non autosufficienza, alla sanità, ai ticket, dai servizi socio assistenziali alle Case di riposo (RSA).

A livello nazionale

Nel direttivo nazionale SPI del 18 e 19 aprile si è avviata la discussione sul da farsi: si sta preparando unitariamente il progetto di legge di iniziativa popolare sulla non autosufficienza; si sta discutendo unitariamente cosa fare per carovita e potere d’acquisto delle pensioni; si è discusso anche del congresso dello SPI e della CGIL.

Il congresso della CGIL

La discussione sul congresso CGIL, che si concluderà nel mese di febbraio 2006, si è già avviata nelle sedi deputate – direttivo nazionale – per la definizione del carattere dello stesso: si dice che dovrebbe essere "unitario e pluralista". Potrebbe essere un congresso a tesi (linea generale comune, con tesi diverse su singoli punti) e non a mozioni alternative (come l’ultimo che abbiamo realizzato); ma non pare ancora tutto deciso né scontato.

Ieri si è insediata la commissione politica che ha iniziato i lavori al termine dei quali il Direttivo nazionale CGIL discuterà i documenti e darà il via al percorso congressuale. Solo allora ne conosceremo il carattere, i tempi e le modalità di svolgimento.

Il direttivo nazionale SPI ha intanto deciso di avviare percorsi di approfondimento su alcuni temi di fondo, quali:

il processo di invecchiamento
la precarizzazione del lavoro
il patto intergenerazionale
pace e democrazia.

A livello regionale la riflessione congressuale dovrebbe riguardare anche:

il Ruolo delle leghe
la sanità, da sviluppare assieme alla CGIL
quale previdenza per le persone ultra cinquantenni e quale per i giovani
rapporti unitari.

Per quanto ci riguarda, appena saremo nelle condizioni di poterlo fare, convocheremo il direttivo per assumere le decisioni che ci competono e definire il calendario del nostro percorso congressuale.

La Negoziazione nel nostro territorio

Su questo punto decisivo della nostra strategia iniziamo oggi la riflessione in sede locale. Riflessione che si svilupperà in sede regionale con il seminario che lo SPI Lombardia ha organizzato per venerdì prossimo 13 maggio a Timoline (BS). Proseguirà a tutti i livelli nel prossimo congresso e anche in sede unitaria, nella consapevolezza che quando ci sono obiettivi comuni l’unità dà più forza ed efficacia alla nostra azione.

CGIL CISL e UIL bergamasche, accogliendo la sollecitazione di SPI FNP UILP, hanno deciso di avviare il lavoro preparatorio di una Conferenza territoriale sullo Stato sociale (il cosiddetto welfare). Diventa un appuntamento decisivo, perché se saremo capaci di individuare una piattaforma e un percorso unitario anche a livello confederale contribuiremo a rafforzare la negoziazione anche in un periodo di vacche magre come è quello attuale, falcidiato dalla finanza creativa, dal taglio ai servizi e ai finanziamenti degli enti locali.

Per quanto riguarda il merito della negoziazione, va subito detto che, anche con il contributo confederale, si è sviluppato un buon livello di elaborazione. Si vedano, ad esempio:

indirizzi relativi ai Piani di zona
modello di Statuto per le Fondazioni delle Case di riposo ex Ipab
indirizzi di attuazione dell’ISEE
sviluppo della domiciliarità
piattaforma territoriale unitaria dei pensionati sui problemi socio sanitari.

In sintesi può dire che c’è stata una buona elaborazione e una negoziazione informale abbastanza diffusa, ma la negoziazione classica, quella che viene verbalizzata e codificata, è ancora ridotta rispetto alle potenzialità che potremmo sviluppare. Pesano le condizioni oggettive che la rendono difficile, ma pesano anche i limiti soggettivi dell’insieme della nostra organizzazione. Limiti sui quali dovremo tornare, per meglio approfondirli e superarli.

Un primo quadro, certamente incompleto, del biennio 2004 – 2005 è riassunto nella seguente tabella:

2004

2005

Comune Bergamo. Intesa confederale su relazioni sindacali Comune Bergamo. Confronto su regolamento ISEE generale e compartecipazione rette
Comune Treviglio. Isee ai servizi sociali + compartecipazione rette Comune Seriate su estensione buoni sociali
Comune Clusone. Isee ai servizi sociali + compartecipazione rette Comune Calusco su ampliamento servizi e intervento congiunto contro tagli Azienda ospedaliera, informativa
Asl su salvaguardia servizio di Assistenza domiciliare integrata (ADI ) Asl e conferenza dei sindaci su rilancio Piani di zona e integrazione servizi socio sanitari assistenziali
Asl su monitoraggio qualità RSA Comune Dalmine su corso patentino per motorini agli anziani del comune
Asl su centri diurni integrati
Ampliamento e criteri di accesso
Costa Mezzate e comuni limitrofi su Isee per compartecipazione delle rette e sui servizi sociali
RSA Treviglio su rette e servizi RSA Martino Zanchi di Alzano su rette, criteri di pagamento
RSA Urgnano su rette e Carta dei servizi Comune Bergamo su RSA via Gleno, prospettive della struttura
Associazioni RSA bergamasche.
Intesa su relazioni sindacali
Provincia su formazione per i Piani di zona
Calusco. Monitoraggio servizi sociali con l’assessore  

Referendum sulla Procreazione medicalmente assistita (PMA) del 12 e 13 giugno 2005

Il 12 e 13 giugno prossimi si terrà il Referendum sulla PMA. Le indicazioni che ci vengono dalla CGIL sono quelle di "non impegnare direttamente la sigla della CGIL in una materia non strettamente sindacale" ma di chiedere ai singoli dirigenti di spendersi nella costruzione di comitati unitari per due obiettivi:

esercitare il diritto di voto
votare SI' a tutti i quattro quesiti.

E’ di ieri sera la presa di posizione del Direttivo nazionale CGIL che vi abbiamo fornito in copia.

Le ragioni di questa decisione politico sindacale assunta dalla nostra organizzazione sono sintetizzate nel comunicato sottoscritto e diffuso dai componenti della segreteria nazionale SPI CGIL, che mi sembra comprensibile ed esaustivo sia sul metodo sia sul merito:

"Il 12 e 13 giugno si svolgerà il Referendum per cancellare parti della Legge 40 sulla PMA (Procreazione medicalmente assistita).

Una legge ingiusta e disumana, fatta di divieti e di nuovi inaccettabili ostacoli per chi ha la difficoltà a procreare (è tra l’altro vietata la fecondazione eterologa) e per chi (pur essendo fertile) è portatore di gravi malattie genetiche trasmissibili (la talassemia ecc.).

Una legge che pretende di stabilire, di decidere (a prescindere dalla volontà e dal desiderio di una coppia) a chi permettere e a chi negare il diritto di diventare madre e padre, a chi e come poter avere figli.

Una legge che non riconosce il principio di responsabilità delle donne e della loro volontà di essere madri.

Una legge che non tutela la salute della madre e del nascituro perché vieta qualsiasi diagnosi pre-impianto e lo vieta anche quando le probabilità di far nascere un bambino affetto da gravi malattie sono altissime. Inoltre, obbliga l’impianto degli embrioni anche quando c’è la certezza della loro malattia e lascia, casomai, la libertà di ricorrere all’aborto terapeutico (come se fossero equiparabili le analisi in provetta e gli interventi sul feto e sul corpo della donna).

Una legge che impedisce la ricerca scientifica sulle cellule staminali e quindi la possibilità di curare e combattere malattie genetiche e incurabili.

Una legge che vincola la laicità dello Stato imponendo a tutti i cittadini comportamenti derivanti da principi religiosi.

Una legge che va profondamente cambiata cancellandone le sue parti più crudeli.

Il Referendum del 12 e 13 giugno, di cui siamo stati anche noi promotori, insieme a tantissime donne e uomini, serve a questo: serve, appunto, per cancellare le parti più negative e odiose della legge 40. Siamo donne e uomini, pensionate e pensionati, interessati a far prevalere i diritti, la libertà di scelta, la responsabilità.

Il voto serve per difendere insieme i principi fondamentali, universali di civiltà, serve per riaffermare la laicità dello Stato, l’autodeterminazione delle donne, il loro diritto alla salute e i diritti delle persone in generale, la libertà della ricerca scientifica.

Per questo noi andremo a votare e voteremo quattro volte Sì. Sì per nascere, guarire, scegliere.

Partecipare al voto è un diritto-dovere dei cittadini, un esercizio importante di democrazia e di cittadinanza".

Anche a Bergamo si sono sviluppati i comitati di sostegno ai quali abbiamo aderito come segreteria comprensoriale, ed ai quali invitiamo compagne e compagni ad aderire e soprattutto a sviluppare iniziative, incontri, approfondimenti, affinché il Referendum sia segnato dalla ragione e dalla più larga partecipazione.

Festa provinciale dello SPI 24 maggio
allo Studio Zeta di Caravaggio

Quest’anno ricorre il 60° anniversario della Liberazione. Il 21 aprile scorso, in occasione della giornata della memoria organizzata da SPI Lombardia e Bergamo, abbiamo presentato il libro "Se sono diventato sindacalista è per la Resistenza".

L’opera, frutto della collaborazione tra SPI e ISREC di Bergamo, è stata realizzata da Giuliana Bertacchi, presidente dell’ISREC, e da Eugenia Valtulina responsabile della Biblioteca "Di Vittorio" della CGIL di Bergamo.

Si tratta di un’analisi della composizione sociale della Resistenza bergamasca completata da interviste a 18 protagonisti, che sulla base di quell’esperienza scelsero di proseguire l’impegno e la militanza nella CGIL di Bergamo.

Siamo convinti che l’iniziativa del 21 sia riuscita bene, ma anche che il 60° anniversario della Liberazione meriti di essere ricordato anche nella nostra festa provinciale, che si terrà allo Studio Zeta di Caravaggio il prossimo martedì 24 maggio.

A tale scopo la segreteria comprensoriale ha deciso che il Premio "Bergamo per gli anziani" edizione 2005 sia assegnato a un partigiano.

Per la scelta del nome abbiamo chiesto indicazioni all’ANPI di Bergamo. Ci è stato segnalato Salvo Parigi che ne è il presidente e noi siamo felici di premiarlo, non solo per la sua storia, ma anche per la quotidiana battaglia che ancora svolge per la difesa e la valorizzazione dei valori della Resistenza.

Valori che, insieme alla memoria, sono da più parti messi in discussione, nel tentativo di stravolgere la storia, mettere sullo stesso piano vittime e carnefici, mutilare la Carta Costituzionale che è il frutto più importante di quella fase storica che si concluse con la Liberazione del nostro paese dal nazifascismo.

Terza edizione del "Sentiero A. Caslini", 14 maggio

Infine vi ricordo che sabato prossimo 14 maggio si svolge la terza edizione del "Sentiero A. Caslini (Rocco)". Organizzata dall’ANPI di Scanzorosciate e dallo SPI comprensoriale, il "sentiero" è una camminata tra colline, valli e montagne poste tra Gavarno di Scanzorosciate (punto di partenza) e la Malga Lunga di Sovere (punto di arrivo).

L’iniziativa ha lo scopo di ricordare e riprendere il tragitto che i partigiani Rocco (Andrea Caslini) e Pirata (Angelo Trovesi) percorrevano per tornare qualche volta a casa o per riprendere in montagna la lotta antifascista. Il percorso, lungo una trentina di chilometri, sarà segnalato con la scritta "Malga Lunga" seguendo sentieri già esistenti.

Il progetto, in prospettiva, è quello di collegarsi ad altri tracciati storici, realizzando così un ideale "Sentiero della Resistenza bergamasca". Superfluo ricordare a voi che l’edizione 2005 è speciale; quindi a chi non partecipa direttamente suggeriamo di dare una mano per l’organizzazione.

Come? Ad esempio salendo in macchina alla Malga sabato pomeriggio per riportare i partecipanti a Gavarno. Anche così si può contribuire a ricordare il 60°.

Grazie dell’attenzione e buon lavoro.

torna alla home page