A proposito di Ipab, Fondazioni ed Asp

Nel campo delle Ipab, quando si parla di scelta tra Fondazione o Associazione da una parte ed Azienda di servizi pubblici alla persona dall'altra, si finisce inevitabilmente con lo sguardo rivolto al Gleno.

Niente di male, a condizione che ci si ricordi anche delle altre importanti, vitali strutture del nostro territorio.

Nella nostra provincia 33 Case di riposo, o Residenze sanitarie assistenziali (RSA) che dir si voglia, sono infatti interessate da questa operazione ed alcune, come Nembro, hanno già assunto un orientamento preciso in un contesto di discussione e di confronto assai positivo.

Di questi giorni è la proposta del consigliere regionale dott. Raimondi di scegliere una terza strada, che consentirebbe la fusione di più enti in una unica fondazione a Bergamo.

L'idea di poter unificare la Mia con Gleno e di mettere il patrimonio ricco della prima ed il bilancio dissestato della seconda sotto il tetto comune di una fondazione, nonostante lo sforzo di creatività, si scontra con alcune difficoltà oggettive.

Non è poi detto che la unificazione o la fusione debba avvenire sotto l'egida di un nuovo soggetto di diritto privato, come una fondazione.

Potrebbe, cioè, essere considerata anche nella forma di una unica Azienda di servizi pubblici alla persona.

Ma veniamo alle difficoltà:

In primo luogo, il debito di Gleno deve trovare risposta in un piano di rilancio e reinvestimento nella struttura stessa.

In secondo luogo, fusione e unificazione dovrebbero, in via di principio - ma non solo - riguardare strutture ed enti che abbiano finalità uguali o decisamente analoghe.

Inoltre, pare che la legge regionale preveda questa opzione per enti diversi amministrati contemporaneamente da uno stesso consiglio di amministrazione, oppure per enti i cui requisiti patrimoniali non siano superiori a quelli previsti dalla normativa.

Non è il caso di Mia e di Gleno.

Ma soprattutto, fondazioni o Asp che abbiano la finalità di dare ricovero e cura agli anziani non autosufficienti, dovrebbero inserirsi nel sistema di rete dei servizi alla persona previsto dalla legge di riforma dell'assistenza, diversamente dalle fondazioni bancarie, patrimoniali o culturali.

In conclusione, ribadendo l'importanza del metodo del confronto con il territorio, le sue rappresentanze e le sue istituzioni già proposto dalla CGIL e ripreso dal dott. Raimondi, continuo a rimanere convinto, senza pregiudiziale alcuna, che la scelta delle fondazioni governate nel territorio ben si adatti alle Case di riposo di piccole e medie dimensioni, mentre Via Gleno potrebbe reggere utilmente il modello dell'azienda pubblica di servizi alla persona.

Sarebbe, comunque, interessante parlarne in una sede concertativa a livello territoriale.

Gianni Peracchi
segreteria Spi CGIL Bergamo

Bergamo, luglio 2003

 

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