Un’opera sulla composizione della Resistenza in terra bergamasca e sui suoi uomini
Le radici della Cgil
di Edoardo Bano

 

Quest’anno ricorre il 60° anniversario della Liberazione. Il modo migliore di celebrarlo ci è sembrato proprio quello di promuovere e diffondere un prezioso contributo, che getta ulteriore luce sulla Resistenza bergamasca e sui frutti che la stessa contribuì a far germogliare e crescere, anche in un territorio difficile come il nostro.

Il frutto più prezioso di quel periodo resta indubbiamente la Costituzione repubblicana, che a tanti anni di distanza mantiene tutta la sua attualità e rappresenta ancora la bussola fondamentale per governare democraticamente i grandi processi di cambiamento in atto, e che, non a caso, costituisce il principale bersaglio delle forze di centrodestra del nostro paese.

L’occasione di questa pubblicazione ci è stata offerta dal progetto della "Giornata della memoria", che da qualche anno lo Spi Cgil della Lombardia ha varato e sta portando avanti, allo scopo di recuperare e valorizzare periodi cruciali della nostra storia recente (periodi particolarmente significativi per un sindacato come la Cgil): l’antifascismo, la Resistenza, il duro periodo della ricostruzione, le lotte per il lavoro e in difesa della democrazia.

Il percorso della Giornata della memoria dello Spi regionale quest’anno fa tappa a Bergamo. C'è sembrato naturale, come Spi di Bergamo, cogliere questa opportunità per chiedere all’Isrec, l’Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea, di collaborare con noi alla realizzazione di questo lavoro, che raccoglie gli esiti e le riflessioni scaturite dall’importante ricerca sulla composizione sociale della Resistenza bergamasca (promossa sempre dallo Spi e dall’Isrec qualche anno fa), a cui si è aggiunta l’analisi e la memoria diretta di alcuni protagonisti delle vicende partigiane, che da quell’esperienza trarranno le basi per la successiva scelta di militare nelle file della Cgil di Bergamo. Queste testimonianze sono state raccolte nel corso degli anni dalla Biblioteca "Di Vittorio" della Cgil di Bergamo.

Nell’opera (che sarà presentata il 21 aprile alle 14,30 al centro congressi Giovanni XXIII di Bergamo), Giuliana Bertacchi e Eugenia Valtulina riescono a delineare le caratteristiche principali di coloro che parteciparono alla lotta partigiana, un identikit non puramente statistico e numerico, ma ricco di umanità e con una profonda attenzione alla realtà sociale in cui si formarono i "ribelli"; l’analisi del "chi sono" i partigiani viene collegata felicemente con il successivo impegno civile, sindacale e politico dei dirigenti e degli attivisti della Cgil bergamasca.

Le interviste consentono di ricostruire l’itinerario comune di molti compagni, che si trovarono a dirigere la Cgil di Bergamo in una fase difficile e cruciale del secolo scorso, quella che va dalla Resistenza alla Liberazione, dall’aria nuova dei primi anni del dopoguerra a quelli difficilissimi della guerra fredda, della rottura dell’unità sindacale fino alla sconfitta della Fiom alle elezioni della commissione interna alla Fiat; alla rottura sindacale del 1948, i sindacalisti della Cgil devono fare i conti con la reazione della provincia "bianca", espressa dalla Chiesa, dalla Democrazia cristiana e dalla stessa Cisl.

Senza la tenace resistenza di quelle donne e quegli uomini, che hanno guidato difficili e contrastate lotte in difesa dei lavoratori e delle loro condizioni, sarebbe difficile anche oggi spiegare su quali basi poggia il forte radicamento che la Cgil e lo stesso Spi mantengono nel tessuto produttivo e sociale di questa "difficile" provincia.

 

tratto dal periodico "Spi Insieme"
aprile 2005

torna alla home page