Un federalismo solidale

 

La legge sul federalismo varata dalla maggioranza di centro sinistra della scorsa legislatura, pubblicata sulla G.U. n. 59 del 12.3.2001, verrà sottoposta a referendum confermativo il 7 ottobre di quest’anno.

Se verrà approvata dalla maggioranza semplice dei votanti (non è, infatti, necessario il quorum della maggioranza degli aventi diritto al voto) entrerà in vigore.

Questo perché in sede di prima approvazione non aveva ottenuto i due terzi dei voti del parlamento previsti per l’approvazione delle leggi costituzionali.

La legge, che modifica il titolo V della seconda parte della costituzione, pur presentando alcuni limiti, rispetto ai quali SPI e CGIL hanno avanzato proprie osservazioni, ha un impianto sostanzialmente condivisibile che sposta dal centro alla periferia autonomia finanziaria, poteri legislativi e funzioni amministrative, in un quadro unitario e solidaristico nazionale.

Le novità principali rispetto alle disposizioni precedenti riguardano:

1) L’inversione della tripartizione amministrativa tradizionale della repubblica in regioni, provincie e comuni, mediante la collocazione degli enti locali sullo stesso piano di stato e regioni, riconoscendo loro la natura di cellule fondamentali della repubblica

2) Il completo rovesciamento del vecchio dettato costituzionale rispetto alle attribuzioni legislative: ora, al contrario di prima, quanto non espressamente riservato allo stato (legislazione esclusiva) o allo stato e alle regioni (legislazione concorrente) è di competenza delle regioni.

Lo stesso principio vale per la potestà regolamentare, che riguarda in particolare gli enti locali.

Le leggi nazionali o regionali dovranno, inoltre, essere conformi ai principi disposti dall’unione europea oltre che a quelli della carta costituzionale.

3) L’introduzione del principio di sussidiarietà (sussidiarietà verticale) che pone in via principale ai comuni le funzioni amministrative, delegabili soltanto per esigenze di esercizio unitario ad altri enti di maggiori dimensioni.

In pratica un comune di piccole dimensioni potrebbe non essere in grado da solo di svolgere tutte le funzioni amministrative e potrebbe in questo caso esercitare la delega

4) L’introduzione di una reale autonomia impositiva e finanziaria per Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni, nel rispetto dei principi di coordinamento della finanza pubblica e di un sistema tributario solidaristico.

La legge, inoltre, garantirebbe costituzionalmente i processi di decentramento e di riforma della pubblica amministrazione anticipati dalle cosiddette leggi Bassanini, apprezzati in larga parte della cittadinanza, del mondo sindacale e di quello politico.

La legge, infine, unitamente alla nuova disciplina dell’assistenza, soddisferebbe le aspettative dei cittadini e dei pensionati nel collocare più vicino a loro i luoghi di legislazione, governo e gestione dei servizi e delle prestazioni dello stato sociale, in una cornice solidaristica ed unitaria a livello nazionale.

Il testo varato coniuga in modo equilibrato il mantenimento di garanzie e di diritti universali sull’intero territorio nazionale con il decentramento di poteri e di autonomia a livello periferico.

Negli ultimi due paragrafi ho utilizzato il condizionale.

Infatti l’entrata in vigore della legge è subordinata all’esito del referendum del 7 ottobre prossimo.

Personalmente mi auguro sia positivo, nonostante la poca informazione (non è un caso) fornita dall’attuale compagine governativa.

Gianni Peracchi
della segreria Spi Cgil di Bergamo

 

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