FARMACI, ANZIANI E SALUTE
introduzione al Convegno

 

Come avrete potuto notare, gli obiettivi di questo convegno, di questa chiacchierata con qualificatissimi esperti di medicina, di farmaci in particolare, si prefiggono di scoprire un pianeta poco conosciuto, osservandolo da diversi punti di vista

 

Ad esempio da quello che riguarda gli aspetti e le ricadute di natura economica sull’insieme del servizio sanitario nazionale, contestualizzato in Lombardia ed a Bergamo, ma anche, più semplicemente, sulle tasche dei pensionati.
La promozione della cultura dei farmaci generici è un obiettivo che può inserirsi nel solco degli aspetti di natura economica.

Oppure da quello relativo ad un corretto ed equilibrato uso dei farmaci, considerandone aspetti farmacologici e medici in chiave scientifica.

Ed ancora, dal punto di vista di una diversa cultura nei confronti del farmaco, della malattia, dell’alimentazione, del movimento, insomma della qualità della vita in senso più generale, del tentativo di vivere a lungo e di stare bene secondo le possibilità date.

 

Approfitteremo delle conoscenze degli esperti qui convenuti per avere da loro qualche utile e, se possibile, semplice consiglio per affrontare efficacemente questi temi.

A questo riguardo, ma non solo, permettemi di sottolineare la presenza di un illustre ricercatore e scienziato bergamasco che gode di meriti e di fama internazionale: il Prof. Silvio Garattini, Direttore dell’Istituto di ricerca Mario Negri di Milano.

Naturalmente insieme al Dott. Elia Cerutti, medico di medicina generale, referente dei colleghi dell’alto Sebino ed al Dott. Roberto Teruzzi, amministratore delegato di Ratiopharm (errata corrige del testo dell’invito)

Tra le molteplici qualità ne ha una davvero rara, a mio avviso almeno.

Quella di saper rappresentare, comunicare, spiegare materie complicate e complesse con un linguaggio e con dei messaggi semplici, chiari e comprensibili.

 

Ora, io di farmaci so poco o nulla ma ho provato, per introdurre i lavori di questa giornata, a documentarmi ed ho scoperto alcune cose interessanti, sulle quali sarà importante sentire il parere, le opinioni, le "traduzioni" dei relatori oggi presenti

 

ALCUNI ASPETTI DI TIPO ECONOMICO

Nel 2001 l’incremento della spesa farmaceutica pubblica ha toccato il picco del 32%, con una impennata nei primi mesi dovuta principalmente all’abolizione dei ticket ed alla estensione della riborsabilità ad un numero significativo di farmaci, e con una successiva, relativa stabilizzazione.

Quest’anno, invece, a detta dell’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali (Osmed) del Ministero della salute, la spesa farmaceutica potrebbe riportare l’incremento entro termini accettabili che potrebbero oscillare tra il 13.5% ed il 16,%.

Ciò potrebbe avvenire soltanto migliorando l’appropriatezza delle prescrizioni e riducendo la spesa a parità di prescrizioni mediante l’incentivazione del consumo dei generici e del ricorso all’erogazione diretta dei medicinali.

Questo dato consentirebbe condizioni migliori perché le Regioni possano rispettare il tetto del 13% di spesa farmaceutica che si sono date nel tentativo di governare complessivamente gli aumenti della spesa sanitaria.

Ricordo, per inciso, che in regione Lombardia la spesa sanitaria occupa complessivamente circa il 70% del bilancio regionale.

In termini assoluti le percentuali prima indicate significano:

  1. una spesa complessiva a carico del Servizio Sanitario Nazionale nel 2001 per farmaci e medicinali di 11.608 milioni di euro (22.476 miliardi di lire);
  2. una spesa farmaceutica complessiva di 17.212 euro (33.311 miliardi di lire), in questo caso l’incremento rispetto al 2000 è stato del 9% contro il 6% della media europea
  3. ancora, per quanto riguarda la quota complessiva a carico del Servizio Sanitario Nazionale, in Italia la spesa per abitante 2001 risulta essere di 200.66 euro (388.531 lire) e le ricette prescritte 7,3 pro capite.

Dati tratti dalla rivista ASI (agenzia sanitaria italiana) dell’aprile 2002

 

Si tratta, dunque, di cifre significative.

Talmente significative da indurre ad una riflessione, persino ovvia, sugli aspetti di natura economica, in sanità soprattutto, ma più in generale nell’ambito dei servizi socio assistenziali:

L’uso corretto ed opinato delle disponibilità economiche, la razionalizzazione del sistema di erogazione di servizi e prestazioni consentono o possono consentire la liberazione di risorse che possono essere reimpiegate più correttamente e più efficacemente per rispondere ai bisogni della popolazione.

Evitare sprechi, abusi, iperconsumi, promuovendo una maggiore sensibilizzazione dei medici di base, è una operazione di qualità da sostenere.

 

USO E CONSUMO DEI FARMACI

Il progetto n. 10 del PSN presentato ad inizio aprile dal ministro Sirchia si intitola "Promuovere un corretto uso dei farmaci e la farmacovigilanza"

I principi in esso enunciati, ancorchè generici e senza indicazioni concrete per la loro realizzazione, sono interessanti.

Cito testualmente:

"L’impiego razionale dei medicinali rappresenta un obiettivo prioritario e strategico del Piano Sanitario Nazionale, per il ruolo che il farmaco riveste nella tutela della salute.

L’attuazione del Programma Nazionale di Farmacovigilanza, costituisce lo strumento attraverso il quale valutare costantemente il profilo di beneficio-rischio dei farmaci, e garantire la sicurezza dei pazienti nell’assunzione dei medicinali. Più in generale, bisogna puntare sul buon uso del farmaco.

Gli obiettivi strategici nel settore del buon uso del farmaco sono 3.

Primo tra tutti, offrire un supporto sistematico alle Regioni sull’andamento mensile della spesa farmaceutica, attraverso informazioni validate ed oggettive, che consentano un puntuale monitoraggio della spesa, la valutazione dell’appropriatezza della farmacoterapia e l’impatto delle misure di contenimento della spesa adottate dalle regioni in base alla Legge 405 del 2001.

E’ poi prevista l’attuazione del Programma Nazionale di Farmacovigilanza per assicurare un sistema capace di evidenziare le reazioni avverse e di valutare sistematicamente il profilo di rischio-beneficio dei farmaci.

Il Piano prevede inoltre di porre il farmaco fra i temi nazionale dell’Educazione Continua in Medicina (Ecm); di rafforzare l’informazione sui farmaci rivolta agli operatori sanitari e ai cittadini e di promuovere l’appropriatezza delle prescrizioni e dei consumi."

Ovviamente si tratterà di verificare la corrispondenza dei principi enunciati con le pratiche volte a realizzarli.

 

Anche nel Piano socio sanitario regionale, recentemente approvato dalla giunta Formigoni, vi è un capitolo dedicato alla disciplina del sistema di erogazione dei farmaci.

Ne detta gli indirizzi in due corpose schede (pagg. 197 e 198 del documento) nell’evidente tentativo di andare verso una maggiore razionalizzazione, una maggiore appropriatezza, ma soprattutto, un significativo contenimento della spesa.

Tutto ciò nell’ambito delle nuove competenze regionali in materia sanitaria, ferma però restando la competenza esclusiva ed omogenea su scala nazionale della Commisione Unica.

Per la verità il primo provvedimento assunto dopo l’approvazione del Piano è stato quello di declassare dalle fasce A e B alla fascia C una settantina di farmaci, raddoppiando l’onere a carico del cittadino, con l’unico e solo intento di contenere drasticamente la spesa.

L’operazione è stata edulcorata, dalla garanzia di non far pagare per due mesi il farmaco "griffato" qualora non si trovasse sul mercato il generico equivalente.

In questi giorni sono in corso una serie di incontri tra sindacati confederali e dei pensionati con la giunta regionale per discutere di questi problemi.

Una prima intesa di massima è stata raggiunta la scorsa settimana ed è sintetizzata nel comunicato congiunto di CGIl CISL e UIL che trovate in cartella.

Ancora a proposito di uso e consumo dei farmaci credo, inoltre, che si possa sostenere – questo vale in particolar modo per le persone anziane – il principio secondo il quale gli armadietti od i cassetti pieni di farmaci non necessariamente giovano alla salute.

Con il rischio che al momento buono risultino scaduti!

Tantomeno si deve andare in ansia se il medico prescrive qualche ricetta in meno.

 

Altro aspetto che meriterebbe più attenzione è quello della trasparenza e della chiarezza rispetto alle proprietà dei farmaci, alla posologia, alle quantità della confezione.

Fogli illustrativi con parole più grandi, messaggi più chiari e più semplici, l’invito ad evitare il "fai da te" senza sentire un medico, agevolerebbero senza dubbio un approccio più corretto all’utilizzo dei medicinali.

 

I FARMACI GENERICI

Questo tema riveste, a mio modo di vedere, un particolare interesse.

Innanzitutto per le ragioni di utilità della razionalizzazione e del contenimento della spesa e della contestuale garanzia del mantenimento di uguale qualità delle prestazioni, già richiamate in precedenza.

L’introduzione dei generici nel nostro Paese – siamo anche in questo caso in ritardo in termini di tempo e di quantità rispetto alla media europea – ha prodotto una diminuzione e quindi un risparmio diretto della spesa farmaceutica da un lato e dall’altro ha prodotto indirettamente una diminuzione del prezzo delle corrispondenti specialità.

Se questi fattori fossero confermati si capisce bene perché l’introduzione del farmaco generico possa considerarsi un’ottima strada per contenere da un lato l’aumento della spesa farmaceutica e garantire dall’altro uguale qualità al pensionato ed al cittadino, senza gravare ulteriormente sulle sue tasche.

Quando ho parlato di aspetti economici ho dimenticato, infatti, di sottolineare come la spesa per i farmaci possa diventare davvero un problema di enormi dimensioni per una pensionata od un pensionato.

Tra l’altro quello delle politiche del farmaco generico, azzardo una ipotesi forse troppo spregiudicata, è un buon esempio di contrattazione del mercato (quello farmaceutico) con i diritti di salute del pensionato e del cittadino.

Contrattazione governata da soggetti che hanno una funzione di rappresentanza pubblica, dalla Cuf al servizio sanitario pubblico.

Contrattazione che è in grado di coniugare, di produrre, con qualche fisiologica resistenza da parte di alcune case farmaceutiche, il mantenimento della qualità delle sostanze somministrate con una complessiva diminuzione dei costi, in particolare di quelli a carico del cittadino e del pensionato.

Voglio evidenziare questo aspetto perché stiamo assistendo, in virtù di un ingannevole richiamo ai principi di totale libertà di scelta e di mercato - in ambiti dove questi principi non possono funzionare - alla destrutturazione di sistemi di protezione sociale gestiti da soggetti pubblici e privati ma, comunque, governati, orientati dal pubblico.

In sanità qui a Bergamo, in Regione Lombardia, stiamo purtroppo assistendo al fenomeno che queste politiche producono: maggiori costi, governo della spesa fuori controllo, minore appropriatezza delle prestazioni.

 

Concludo questa introduzione ringraziando per la collaborazione gli illustri relatori qui convenuti, tutti gli ospiti presenti.

Un ringraziamento particolare va infine a Livio Garattini ed all’istituto di economia sanitaria CESAV da Lui diretto

 

Bergamo, 22 maggio 2002

Gianni Peracchi
segreteria Spi Cgil di Bergamo

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