Il
22 febbraio scorso è stata sottoscritta da Confindustria, Governo e dalle principali
organizzazioni sindacali, ad esclusione della CGIL, lintesa sul modello
contrattuale, che dovrebbe "governare" per i prossimi anni il sistema delle
relazioni, le modalità dei rinnovi e della contrattazione.
Comè noto, lintesa arriva dopo un lungo periodo di tattiche, di discussioni,
di proposte che hanno sempre avuto, sin dallinizio, come caratteristica saliente, la
volontà e lobiettivo di isolare la CGIL e di dividere il fronte sindacale.
Si ricordi, solo a titolo di esempio, la lunga sequenza di intese contrattuali separate,
ed in mezzo il caso Alitalia (in qualche modo fortunatamente e pervicacemente
"recuperato").
Il Governo ha infatti, con la parte oggi maggioritaria di Confindustria, perseguito questo
disegno dal giorno successivo il suo insediamento, con più attenzione, determinazione ed
efficacia rispetto allidentico tentativo messo in campo nella precedente legislatura
di centrodestra.
Lasse Sacconi, Brunetta e Bonanni ha agevolato questa operazione.
La CGIL ha provato fino allultimo ad ottenere condizioni, minime, che consentissero
una chiusura unitaria sullargomento, pur dichiarando in tutti i modi che oggi le
priorità del Paese, in una situazione di crisi comè quella che si è determinata,
erano e rimangono ben altre.
Ma le proposte di modifica al testo di Confindustria, avanzate nelle diverse sedi, sono
state respinte in blocco e sono diventate le ragioni per cui la nostra organizzazione
sindacale non ha firmato il protocollo.
In occasione di un incontro tra Marcegaglia ed Epifani, svoltosi poche ore prima della
firma definitiva dellintesa, la Presidente di Confindustria ha candidamente
esplicitato al segretario generale della CGIL che lipotesi che gli era stata
consegnata e che era condivisa dalle altre organizzazioni non era, a quel punto, più
discutibile né emendabile. Queste, in estrema sintesi, alcune risposte alle
richieste avanzate dalla CGIL.
No alla richiesta di introdurre il recupero delleventuale scostamento tra
linflazione calcolata in base al nuovo indice, depurato dai valori inflattivi
importati, e linflazione stessa, verificata successivamente, comprensiva almeno in
seconda battuta dellaumento dei prezzi delle materie prime estere.
Ciò significa stabilire a priori che i salari non potranno mai recuperare
linflazione, ad esempio, dovuta allaumento dei prodotti petroliferi.
In parole più semplici, se linflazione dovesse riprendere a camminare un po
di più, comè probabile, la parte consistente derivante da aumenti di prezzi
allestero non potrà mai essere - e quando dico mai dico proprio in termini
strutturali - conteggiata nelle buste paga.
No alla richiesta di cancellare la possibilità di derogare in peggio dal contratto
nazionale, più facilmente di quanto accada oggi.
No alla richiesta di eliminare la possibilità di restringere lesercizio del diritto
di sciopero, o meglio di una possibile disciplina restrittiva sulla titolarità del sua
proclamazione.
Ora ci
troviamo in una situazione molto complicata e difficile e al momento non si vedono grandi
sbocchi per uscirne.
Ma dobbiamo fare tutti gli sforzi perché la consapevolezza delle buone ragioni che sono
state poste cresca e trovi il necessario appoggio tra il maggior numero di lavoratori,
iscritti e non iscritti al sindacato, anche perché in questo caso parliamo di politiche
contrattuali e non certo di servizi.
Lidea avanzata di far esprimere tutti i lavoratori con un referendum, anche sotto
questo profilo, è giusta, ma si tratterà di capire come potrà, se del caso, articolarsi
concretamente.
Quando ci sono diversità così importanti di valutazione e su materie di questa portata,
è sempre opportuno, anzi necessario, che lultima parola spetti ai diretti
interessati.
Lidea di una mobilitazione "lenta" e di lungo periodo è pure
condivisibile, a patto di delineare con sufficiente chiarezza gli obiettivi che man mano
ci si pone e di tenerne, come dire, monitorato il raggiungimento.
Lidea di fare emergere qualche contraddizione tra gli associati delle organizzazioni
sindacali firmatarie e di quelle delle imprese, soprattutto nei settori privati, in
occasione delle procedure per i rinnovi contrattuali è forse, al momento, la cosa più
tangibile e concreta che la CGIL ha in mano.
Per quanto mi riguarda, si potrebbe anche considerare lipotesi di aprire, laddove se
ne determinassero le condizioni, un contenzioso a tappeto su rappresentanza,
rappresentatività, validità delle intese, ecc. di fronte ai giudici del lavoro.
Il problema di come uscirne però cè e rimane tutto.
Perché oggi i rapporti di forza, anche sul piano politico, non sono quelli di otto anni
fa.
Perché tra i lavoratori e i pensionati, con la crisi che produce drammaticamente e
tangibilmente i suoi effetti, oggi il clima non è dei migliori.
E gli sbocchi di una ricucitura a livello nazionale dei rapporti sono, oggettivamente,
lontanissimi.
La dirigenza di CISL e UIL ha scelto di assecondare un disegno di indebolimento del
sindacato confederale italiano, optando per un modello partecipativo portato
alleccesso, che rischia di produrre storture di modelli e di ruoli, non certo
innovative.
Meno contrattazione e più collateralismo, alla faccia della tanto invocata estensione
della negoziazione decentrata.
Un modello distorto, che rischia di far perdere al sindacato la sua funzione di
rappresentanza sociale, di farlo diventare, in prospettiva, un esecutore di servizi, di
pezzi di stato sociale decisi dal legislatore, da altri.
Immaginatevi la ricaduta dirompente di un meccanismo del genere in un modello politico
bipolare e le conseguenze sullindebolimento della capacità di incidere da parte del
mondo del lavoro nelle politiche del paese.
Il tutto, di nuovo, alla faccia dellautonomia e della coerenza, tanto proclamata da
alcuni personaggi, anche in ambito sindacale.
Non si tratta di non volere la bilateralità.
Anzi, funziona bene dove è correttamente strutturata e, sicuramente, va ampliata ed
aggiornata.
Così come va ampliata, con coraggio e lungimiranza, la politica dei servizi, di risposte
nuove in una società che si fa sempre più complessa.
Ma mai, dico mai a scapito di funzioni contrattuali e di rappresentanza.
Ma alla fine
di queste brevi e superficiali considerazioni, per quanto ci riguarda, per quanto riguarda
noi dello Spi, rimane una indicazione semplice e chiara.
Lo Spi sta con la CGIL, discute con la CGIL e ne supporterà il dibattito e le iniziative
di mobilitazione confederale che si svolgeranno da qui alle prossime settimane e ai
prossimi mesi fino a confluire nella manifestazione nazionale che si terrà a Roma il
prossimo 4 aprile.
Ma lo Spi ha anche temi che lo riguardano più direttamente, rispetto al sistema e al
modello per i rinnovi contrattuali di cui abbiamo finora accennato.
Ha temi specifici da sostenere e da "presidiare" costantemente nel confronto
politico con il Governo: la piattaforma unitaria presentata lo scorso anno, il recupero
del potere dacquisto delle pensioni, la costituzione del fondo per la non
autosufficienza, il mantenimento e limplementazione delle risorse destinate alle
politiche sociali e sanitarie.
Su questi argomenti la categoria ha organizzato una serie di appuntamenti, a partire da
una settimana di sensibilizazione-mobilitazione nei territori, a fine mese, per arrivare
ad una manifestazione nazionale a Roma organizzata per il 5 marzo.
E giusto rimettere al centro dellattenzione i problemi dei pensionati, anche
perché non vorrei passasse lidea, che fa breccia ogni tanto anche tra di noi, che i
pensionati oggi siano quelli più garantiti.
Se è giusto scegliere delle priorità per la crisi, a partire dal sostegno economico a
chi non ha più lavoro e al potenziamento, dunque, degli ammortizzatori sociali, sarebbe
sbagliato dimenticarsi di chi, comunque, vive e da tempo situazioni di sofferenza e
difficoltà.
E le risposte non stanno né nella social card né nel bonus famiglia inventato da questo
governo o da qualche governatore di turno.
Queste brevi considerazioni - brevi per scelta e per leconomia dei lavori della
giornata odierna - sulle questioni generali saranno riprese, arricchite ed integrate dalle
vostre osservazioni e dal dibattito.
Vorrei però che questo dibattito prestasse attenzione alle proposte che oggi formuliamo,
e che riguardano (dopo la definizione dei nuovi assetti dello Spi di Bergamo) il programma
di lavoro che ci vedrà impegnati nei prossimi mesi.
Come sempre si tratta di proposte aperte, confrontate in sede di segreteria e con il
nostro apparato, passibili di miglioramenti e di integrazioni.
Crediamo sia fondamentale, in una fase complicata e difficile come questa, fare una altra
cosa che può apparire semplice e banale, ma che invece è molto utile ed importante:
cercare, ciascuno per la propria parte, di fare bene, al meglio, il proprio lavoro.
E sul piano dei rapporti unitari, almeno in sede locale, pare che le preesistenti
condizioni di buona collaborazione possano trovare continuità.
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