Convegno dello Spi per conoscere i contenuti e i rischi della "devolution"
Tanti buoni motivi per dire "no"
di Bruno Gentile

 

Il 24 febbraio si è svolto un convegno promosso ed organizzato dallo Spi di Bergamo sulla riforma costituzionale recentemente approvata dal governo di centro destra, nota sotto il nome di "devolution".

Una platea di un’ottantina di persone ha ascoltato con interesse le relazioni degli ospiti chiamati ad illustrare i principali contenuti ed i molti rischi che questa riforma comporta.

L’iniziativa si è, tra l’altro, collocata nel corso della campagna referendaria per bocciare questa pessima e pasticciata legge.

Dall’introduzione di Gianni Peracchi agli interventi del professor Francesco Tagliarini, preside della Facoltà di giurisprudenza dell’Università di Bergamo, di Roberto Bruni sindaco cittadino, di Orazio amboni ed Edoardo Bano, rispettivamente della Camera del lavoro e dello Spi orobici, per arrivare alle conclusioni di Riccardo Terzi, segretario generale dello Spi regionale, gli approfondimenti hanno seguito tutti un filo comune.

Questa legge - e il giudizio è condiviso dalla generalità dei costituzionalisti - non decentra, ma rischia di separare in materie importanti come la sanità, l’istruzione e la sicurezza.

Non è affatto una legge che trasferisce poteri alle istituzioni più vicine ai cittadini, ma contiene elementi di preoccupante e pericolosa centralizzazione del potere.

Nella migliore delle ipotesi sarà, se approvata definitivamente con il referendum, una legge che creerà conflitto istituzionale tra centro e periferia, tra Stato e Regioni.

Per giunta il sistema delle autonomie locali e dei Comuni rischierà di diventare - così come in parte sta già succedendo oggi - il livello su cui si scaricheranno tutte le contraddizioni delle istituzioni centrali. Tutto ciò senza un progetto di riforma delle entrate che consenta maggiore autonomia ai Comuni.

Insomma, l’iniziativa ha messo in evidenza una infinità di ragioni per rigettare questo provvedimento.

Il messaggio finale è dunque di mobilitare tutte le forze sociali e democratiche del paese per esprimere un "no" in occasione del referendum che si svolgerà dopo le elezioni politiche di aprile.

13 regioni, oltre 300 parlamentari e 850.000 cittadini, che hanno firmato per indire la consultazione popolare, si sono già espressi in questo senso.

 

dal bimestrale "Spi Insieme"
marzo - aprile 2006

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