VIII Congresso territoriale SPI CGIL

29-30 novembre 2001

 

 

Ordine del Giorno
Mobilitazione unitaria

A seguito dell’esito negativo dell’incontro avuto con il Governo il 26 novembre 2001, le Segreterie nazionali CGIL – CISL – UIL hanno deciso di contrastare le posizioni del Governo sui temi relativi:

alla delega per le modifiche dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori e l’arbitrato;

alla mancata definizione delle risorse economiche per il rinnovo dei contratti di lavoro del Pubblico Impiego;

all’assenza di impegni di risorse per l’occupazione e lo sviluppo delle Aree deboli.

Per questi motivi, CGIL – CISL – UIL indicono due ore di sciopero, come prima iniziativa a sostegno delle posizioni sindacali in un confronto che si preannuncia lungo e con pesanti difficoltà da rimuovere.

Per quanto riguarda Bergamo, è stato deciso che lo sciopero si effettuerà nella giornata di mercoledì 5 dicembre 2001, con le seguenti modalità:

due ore di sciopero con assemblee. Nelle aziende in cui le assemblee non si effettuano nella stessa giornata, lo sciopero si svolgerà nelle ultime due ore di lavoro. In concomitanza con la giornata di sciopero si svolgeranno iniziative di sensibilizzazione della comunità bergamasca sulle ragioni dell’iniziativa. A questo fine nella città di Bergamo ci sarà un concentramento alle ore 17 in piazza Vittorio Veneto per la distribuzione del materiale informativo.

Per il Pubblico Impiego (Entri Locali – Statali – Sanità – Scuola) è prevista un’iniziativa con otto ore di sciopero da attuarsi il 14 dicembre 2001.

Il Congresso, prendendo positivamente atto di tali decisioni, si impegna ad sostenerle realizzando la più alta partecipazione dei pensionati, attraverso assemblee, distribuzione di materiale in tutto il territorio e la partecipazione ai presidi che saranno organizzati, in particolare a quello previsto per il giorno 5 dicembre 2001 alle ore 17 in piazza Vittorio Veneto.

Nel corso delle assemblee, delle mobilitazioni, dei presidi a cui parteciperanno, i pensionati ricorderanno tra l’altro che – oltre a questo pericolosissimo attacco allo Statuto dei lavoratori, alla difesa del posto di lavoro, al principio di solidarietà tra lavoratori, al contratto nazionale di categoria – questo Governo in breve tempo ha già compiuto altri gravissimi atti. Tra gli altri, ha sospeso la riduzione dell’Irpef, ha deciso di non restituire il fiscal-drag, ha abolito la sospensione dei ticket sanitari: tutte misure inserite nella Finanziaria dello scorso anno.

Oltre che la difesa di questi provvedimenti, i pensionati ribadiscono alcuni dei punti che ritengono fondamentali per la tutela delle proprie condizioni economiche e della qualità della propria vita.

In particolare, per quanto riguarda le pensioni, si chiede:

garanzia del diritto al minimo vitale per tutti i cittadini anziani in condizione di bisogno;

mantenimento di una differenza tra pensioni previdenziali e pensioni assistenziali;

attuazione dell'art. 11 comma 2 del Dlgs 503/92, attraverso l’attuazione di una verifica periodica tra Governo e parti sociali sull'andamento del reddito netto dei pensionati in rapporto anche all'andamento del PIL, per evitare il riproporsi del fenomeno definito "pensioni d'annata";

approvazione definitiva della "sanatoria" per gli indebiti INPS.

Approvato con 6 voti contrari e 1 astenuto

 

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Ordine del Giorno
Situazione internazionale

Il Congresso SPI di Bergamo, riunito il 29 e 30 novembre 2001, riafferma la condanna già espressa dalla CGIL per gli atti di terrorismo che hanno colpito gli Stati Uniti e la comunità mondiale, rinnova la solidarietà al popolo americano e riafferma la necessità di continuare, senza alcuna sosta, un’azione politica e diplomatica per rinsaldare ed estendere l’alleanza contro il terrorismo.

La lotta contro il terrorismo costituisce, infatti, una priorità assoluta ma la sua efficacia dipende dalla determinazione con cui si saprà reagire, sia con le azioni mirate di contrasto che con l’iniziativa politica e diplomatica, indispensabile anche per evitare l’estendersi del conflitto ad altra zone del mondo.

Occorre, poi, con altrettanta forza, un concreto impegno della comunità internazionale per mettere in campo un’azione che consenta di risolvere il drammatico conflitto israele-palestinese; di riprendere il dialogo tra i due popoli e tra le espressioni organizzate della società civile, riconoscendo il diritto alla esistenza di uno Stato palestinese con piena autorità sul proprio territorio.

Gli sviluppi dell’azione militare in Afghanistan inducono alla speranza che si possa giungere rapidamente ad una situazione stabile e pacifica in un paese sconvolto da decenni di guerre.

E’ necessario che la comunità internazionale rafforzi il suo intervento politico e diplomatico perché si possano ricreare le condizioni di una ricostruzione politica, economica e civile che garantisca il pieno rispetto dei diritti umani, la modernizzazione e l’uguaglianza soprattutto per la parte più oppressa della popolazione, le donne in primo luogo, a cui va restituita e riconosciuta la piena dignità di persone.

E questo è possibile farlo solo con l’invio di una forza multinazionale di pace che accompagni questo difficilissimo percorso. A maggior ragione questo si rende necessario dopo le notizie di vendette e di massacri che si stanno compiendo in tutto il paese: occorre infatti evitare che l’Afghanistan precipiti nuovamente nel baratro di una guerra per bande che a tragedia aggiungerebbe tragedia e allontanerebbe la fine di una condizione inumana in cui sono state costrette le donne e l’intera popolazione.

Il Congresso ritiene inoltre indispensabile che, nel processo di ricostruzione democratica o nel governo, debbano svolgere un ruolo significativo le rappresentanti delle donne afghane, a cominciare dall’ass. Rawa, e che sia da subito riconosciuto il loro diritto a organizzarsi, proprio per sollecitare una partecipazione attiva delle donne nella vita politica e sociale afghana.

Questi obiettivi possono essere più facilmente raggiunti se le forze militari internazionali, comprese quelle italiane, vengono utilizzate in una funzione di sicurezza, di garanzia per le popolazioni civili; se si rafforzano gli interventi umanitari e per la ricostruzione del paese.

Il Congresso ritiene altresì urgente che all’ONU sia riconosciuto quel ruolo per cui è nato e che, proprio in presenza di nuove e fino a ieri inimmaginabili alleanze internazionali, è reso oggi possibile.

In questo quadro una funzione importante può essere svolta dall’Europa: questo è l’obiettivo a cui dovrebbe puntare lo stesso governo italiano.

Approvato con 6 voti contrari e 1 astenuto

 

 

Ordine del Giorno
Lavoro di cura e pensioni

Il Congresso SPI sollecita l’INPS ad emanare la circolare applicativa che consenta di rendere finalmente operativo il FONDO di previdenza per le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti "derivanti da responsabilità familiari", detto anche "fondo per le casalinghe". I ritardi sono assolutamente inspiegabili.

L’attivazione del Fondo consente:

  1. l’accesso volontario - con indubbi vantaggi sul piano fiscale dal momento che i contributi sono detraibili ai fini Irpef - a chi per scelta (o indotto dalle situazioni personali e familiari) si dedica (o si sia dedicato) ad attività di cura familiare, indispensabile ma non ancora sufficientemente valorizzata;

  2. la rivalutazione dei contributi versati sulla "vecchia mutualità" (pensioni delle casalinghe).

Potrebbe inoltre, così come chiesto dai sindacati pensionati, portare a soluzione un vecchio problema, quello delle pensioni silenti, che interessano migliaia di donne e uomini che, pur avendo versato contributi previdenziali, non raggiungono le condizioni minime previste dalle leggi. Consentendo agli interessati di iscriversi al Fondo, è possibile creare le condizioni per costruire un futuro pensionistico, recuperando contributi che diversamente andrebbero perduti.

Va altresì ribadito che l’attivazione del "Fondo di previdenza per le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti" può rappresentare l’avvio di soluzione anche per il raggiungimento dell’obiettivo di riconoscere valore al lavoro di cura.

Approvato all’unanimità

 

 

Ordine del Giorno
Esclusione I.S.R.E.C.

Il Congresso SPI CGIL territoriale riunito in data 29 e 30 novembre 2001, ha tra l’altro esaminato la decisione assunta dalla maggioranza di centro-destra del Consiglio Comunale di Bergamo con la quale si è escluso l’Istituto Bergamasco per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea dalla Fondazione "Bergamo nella storia".

Il Congresso valuta assurde e incredibili le motivazioni addotte e considera l’esclusione un atto grave e una discriminazione inaccettabile.

Non si contesta il rigore scientifico del lavoro e l’alto contributo culturale che l’ISCREC fornisce - e che meriterebbe ben altri spazi e sostegni alla sua attività –, lo si discrimina per il suo preciso richiamo a quel periodo della storia che ha esaltato i valori della libertà e dell’antifascismo.

Ma quale "Bergamo nella storia" vorranno che venga scritta coloro che negano all’ISREC di entrare nella Fondazione, e che vogliono per soci enti e strutture "asettiche e al di sopra delle parti"? Tutto ciò evidenzia una chiara volontà di riscrivere la storia locale del Novecento negando il nome e la memoria dei suoi valori fondanti (ai quali si richiama anche lo SPI CGIL). Che questa sia l’operazione meno "asettica" che si possa immaginare non sfugge a nessuno, tranne che - forse - a chi intende attuarla.

Abbiamo già avuto significativi precedenti con quei consiglieri che - sostenuti dallo stesso sindaco Veneziani - avrebbero voluto cambiare il significato della celebrazione della festa di Liberazione del 25 aprile e, magari, cancellare le parole Resistenza e antifascismo.

L’uso delle istituzioni per tutelare i propri interessi personali, la forzatura delle regole democratiche, la pervicace volontà di riscrivere la Costituzione, le forzature e le intimidazioni del potere esecutivo verso quello giudiziario, sono tendenze sotto gli occhi di ogni cittadino; tendenze che gettano ombre inquietanti sulla convivenza civile del nostro paese. Quanto è avvenuto a Bergamo è da ascriversi a questo clima che la maggioranza di centro destra sta determinato nel paese.

Il Congresso è consapevole della necessità che si impedisca, a Bergamo come nel paese, che si compiano danni irreparabili nel tessuto e nella coesione sociale. Quei valori della libertà e della democrazia che credevamo acquisiti devono oggi essere difesi, affinché restino riferimenti certi anche per futuro.

Il Congresso, nel formulare la solidarietà e il pieno sostegno all’ISREC, chiede alla Camera del Lavoro Territoriale di verificare la possibilità di realizzare iniziative unitarie tese a rimuovere l’assurda discriminazione, si impegna inoltre a sensibilizzare pensionati ed anziani perché assieme a noi si mobilitino per impedire che venga cancellato un pezzo decisivo di storia e soprattutto che venga mortificato l’ISREC che, al contrario, deve poter essere sicuro riferimento anche per le future generazioni.

Dà mandato alla segreteria perché l’O.d.G. sia inviato al sindaco di Bergamo e reso pubblico.

Approvato all’unanimità

 

 

Ordine del Giorno
Coordinamento Donne  

Il Congresso territoriale dello SPI CGIL di Bergamo valuta positivamente il lavoro fatto dall'insieme delle nostre strutture che ha consentito una presenza ampia di donne pensionate nei congressi di lega e territoriali. Non si tratta solo di un problema di numeri perché la presenza delle donne e il contributo da esse portato al dibattito congressuale (i temi per una contrattazione di genere, il lavoro di cura e la carta dei diritti per chi cura e le esperienze concrete di lavoro realizzate), sono state le condizioni determinanti che hanno consentito di rispettare la norma sul riequilibrio della rappresentanza, prevista dallo Statuto e dal regolamento congressuale.

Si tratta ora di proseguire nell'impegno per consolidare presenze e qualità nel lavoro specifico del sindacato ed è un compito, questo, che spetta, in primo luogo agli organismi dirigenti, alle donne, agli uomini impegnati nel lavoro del sindacato.

Per queste ragioni il Congresso impegna il C.D. e le compagne che ne fanno parte, a costituire, con le modalità previste dallo Statuto Spi, il coordinamento donne per realizzare gli obiettivi definiti nell'assemblea nazionale delle donne e che sono stati parte integrante del nostro stesso dibattito congressuale.

 Approvato all’unanimità

 

 

Documento finale
del congresso territoriale SPI CGIL di Bergamo

Lo SPI CGIL si appresta ad affrontare una fase particolarmente difficile per quanto riguarda la tutela e la promozione dei diritti della popolazione anziana, in particolare di quella più esposta sul piano economico e sociale.

Nell’attuale contesto politico, infatti, non si scorge il benché minimo riferimento che faccia pensare alla costruzione di una società libera e solidale, nella quale primeggino diritti universali di cittadinanza.

Sono inequivocabili le decisioni assunte e le proposte avanzate nei primi mesi di attività di questo governo, nonostante gli slogan bugiardi e demagogici delle pensioni minime ad un milione al mese.

Oltre alle leggi sulle rogatorie, sul falso in bilancio, sulle successioni, sull’aumento dell’IRPEF e sulla reintroduzione dei ticket, il governo ha affacciato ipotesi di revisione del sistema sanitario, pensionistico, dell’istruzione e del sistema di regole del mercato del lavoro che incrinano la possibilità di sopravvivenza di uno stato sociale universalistico ed accessibile.

Si prospetta un modello sociale insostenibile, dove l’arbitrio di pochi prevaricherebbe e limiterebbe la libertà di molti, dove ciascuno potrebbe essere costretto a fare per conto proprio prescindendo da ogni ipotesi mutualistica e di solidarietà sociale.

Un modello ostile alle persone anziane, che deve essere contrastato.

Lo SPI si riconosce pienamente, come parte attiva e propositiva, nelle vertenze nazionali e regionali sulla non autosufficienza ed intende fornire un utile contributo ai confronti aperti con le istituzioni competenti per il riconoscimento del valore del lavoro di cura e per la conquista di una carta dei diritti di chi cura e di chi viene curato.

Ritiene, a questo riguardo, importante accompagnare le rivendicazioni con adeguati momenti di mobilitazione, così come accaduto lo scorso anno.

A Bergamo e in Lombardia in questi ultimi anni lo SPI ha dovuto misurarsi in un contesto locale simile a quello che oggi si vuole esportare su scala nazionale.

Tra mille difficoltà ha svolto, comunque, un ruolo significativo ed ha saputo cogliere qualche significativo risultato (rimborso parte sanitaria delle rette, qualità dei servizi, iniziative per la non autosufficienza).

Anche sul piano dell’approfondimento e dell’elaborazione di temi propri del sindacato dei pensionati si sono registrati risultati discreti.

Le molteplici iniziative a livello centrale e nel territorio, sul versante socio sanitario e assistenziale, su quello della sicurezza, nonché la ripresa del confronto con il comune capoluogo per la vertenza Bergamo e con Asl, Provincia, Case di riposo per quanto riguarda l’ipotesi elaborata a livello locale di applicazione della legge sull’assistenza, hanno contraddistinto le attività dello scorso anno.

Maggiori difficoltà si sono rilevate nell’assumere fino in fondo il senso e la pratica della contrattazione o concertazione territoriale, nel costruire rapporti con le istituzioni periferiche, nel predisporre ipotesi di lavoro unitarie.

Queste difficoltà sembrano oggi superabili anche alla luce della piattaforma unitaria definita nel mese di ottobre e grazie all’accordo regionale sottoscritto con ANCI Lombardia, inviato a tutti i comuni.

Sviluppare meglio questo fronte sarà uno degli impegni prioritari nell’agenda dei prossimi mesi.

Si dovranno, inoltre, sollecitare opportune risposte di fronte alle inadempienze degli enti preposti all’applicazione della legge di riforma dell’assistenza.

A questo riguardo lo SPI di Bergamo ritiene fondamentale rilanciare il progetto di unità sindacale, condizione indispensabile per ottenere nuovi risultati nel territorio e per mantenere quelli già raggiunti a livello più generale.

Andrà, inoltre, prestata particolare attenzione ai temi previdenziali.

Così come dovranno trovare maggiore sviluppo le politiche dell’abitazione e dei trasporti a livello locale.

Per quanto riguarda i prossimi impegni, è utile ribadire: il potenziamento ulteriore - in collaborazione con la CDLT - del fronte dei servizi; l’ampliamento del dato associativo; la prosecuzione e la sperimentazione territoriale dei piani sociali di zona; la massima diffusione possibile dell’ISEE; l’integrazione con le prestazioni sanitarie; la messa in rete - sotto l’egida della provincia - dei servizi socio sanitari assistenziali e la loro riprogettazione in efficace sistema integrato, la formazione dei quadri dirigenti del territorio; l’osservazione delle rette delle RSA; delle liste di attesa per le prestazioni ospedaliere ed ambulatoriali; la centralità del concetto e della pratica della qualità dei servizi socio assistenziali e sanitari.

Un progetto specifico su questo ultimo tema sarà avviato in collaborazione con qualificate consulenti esterne nel corso dei prossimi mesi.

Lo SPI intende anche reinventare iniziative di merito che sappiano aggregare un maggior numero di donne, che sappiano sollecitare la loro curiosità, le loro enormi potenzialità, favorendo la costituzione di coordinamenti donne volti a sollecitare impegno e partecipazione.

Sono inoltre in fase di potenziamento e miglioramento tutti i servizi offerti alle anziane ed agli anziani: fiscale, red, Isee, alfabetizzazione sulla nuova moneta, sportelli socio sanitari, sportello orientamento, area del benessere, cultura e volontariato.

Si sono sviluppate le strutture di Terza università e dell’Auser.

L’ampliamento della quantità e della qualità dei moduli formativi di Terza Università, l’affiancamento alle tradizionali attività dell’Auser del progetto di nonni e nipoti, dei rapporti cioè tra diverse generazioni, sono da considerare segnali positivi.

Nell’ambito delle leghe andrà rafforzato il rapporto tra queste strutture, nel pieno rispetto della loro autonomia, e lo SPI CGIL.

Lo SPI di Bergamo intende consolidare i rapporti con le istituzioni locali, anche con l’università, in stretto rapporto con la Camera del Lavoro e con le altre categorie della CGIL, nell’ottica di un’organizzazione che in piena autonomia si apre ed ascolta le istanze del territorio.

L’affermazione della centralità del territorio, del decentramento delle attività e delle iniziative non può che passare attraverso il potenziamento e la valorizzazione della rete delle leghe territoriali, sia in termini politici che organizzativi.

La rete territoriale dello SPI, le leghe, il giornale "SPI Insieme", devono potenziare il loro intervento per ampliare la propria capacità di ascolto dei bisogni e soprattutto per organizzare una capillare e corretta informazione che contrasti il pericoloso monopolio, soprattutto, televisivo, unico in Europa e forse nell’intero continente, a disposizione dell’attuale compagine di governo.

Lo SPI CGIL di Bergamo chiede che l’intera organizzazione si faccia carico di questo nuovo e delicatissimo problema, poiché una informazione pluralista, concorrenziale e libera sta alle fondamenta di qualsiasi sistema che voglia dirsi democratico.

Approvato con 5 voti contrari e 1 astenuto

 

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