Alcune considerazioni sull’assegnazione regionale

I "buoni" socio assistenziali

di Gianni Peracchi

 

Anche chi non è direttamente interessato ricorderà che il buono socio assistenziale è un contributo economico a favore degli anziani non autosufficienti assistiti in famiglia, istituito dalla regione Lombardia, su cui lo Spi e agli altri sindacati dei pensionati avevano, ed hanno, numerose perplessità. Ora che sono state completate le graduatorie, è possibile fare alcune considerazioni.

I dati emersi sono sconcertanti. Ci troviamo infatti di fronte a questo risultato: 708 buoni mensili da 800.000 lire distribuiti ai familiari di anziani invalidi con più di 89 anni; 1429 anziani ultrasettantacinquenni esclusi dall’erogazione del buono.

Qualcuno ha sostenuto, un po' cinicamente, che man mano si libereranno posti nella "graduatoria" delle 2137 domande ammesse (292 sono state scartate per assenza dei requisiti richiesti), chi oggi è escluso potrebbe accedere al buono. Cinismo a parte, le cose non stanno proprio così, perché va considerato che alle "uscite" si aggiungeranno le nuove domande di chi, nel contempo, avrà maturato i requisiti per accedere alla prestazione. Insomma una coperta talmente corta da lasciare "al freddo" più di due terzi delle necessità. Spi, Fnp e Uilp avevano contestato con decisione sia i criteri individuati per la concessione del beneficio, sia le quantità economiche messe a disposizione. I sindacati dei pensionati chiedevano di estendere la possibilità del buono dai 65 anni in su e proponevano di utilizzare limiti economici comprensivi del patrimonio e non del solo reddito. Contestavano inoltre che il buono potesse essere speso per acquistare prestazioni sanitarie, che devono essere rese gratuitamente, invece di prestazioni socio assistenziali (ad esempio una collaboratrice familiare che da una mano in casa). Contestavano ancora che le risorse per pagare il buono fossero tratte dal fondo sanitario e, soprattutto, la loro esiguità.

Oggi è chiaro che dietro all’istituzione del buono stavano più motivi elettoralistici che la volontà di dare una adeguata risposta ad una parte della domanda di assistenza.

Il senso di frustrazione di chi ha presentato domanda e si è sentito rispondere che aveva diritto al buono ma doveva accodarsi pazientemente, è stato ben illustrato da una lettera pubblicata l’11 settembre su l’Eco di Bergamo.

Nella lettera, tra l’altro, si nota che il carattere di sperimentalità del buono non avrebbe impedito la sua distribuzione, con un valore un po' più basso, ad un numero ben maggiore di famiglie che assistono i propri anziani in casa. Non avrebbe nemmeno impedito, aggiungiamo noi, qualora confermata la scelta di selezionare le domande, di farlo in base ai reali bisogni assistenziali e non solo all’età anagrafica. In ogni caso, questi sono i risultati.

Come organizzazioni sindacali torneremo nelle prossime settimane al confronto con la regione e riproporremo con forza e con questi primi dati alla mano le nostre ragioni, al fine di modificare l’inaccettabile linea di comportamento della giunta in tema di assistenza.

Soprattutto chiederemo di stanziare nuove e vere risorse per sostenere efficaci politiche per gli anziani, specie per chi non è più autosufficiente.

 

dal bimestrale "Spi Insieme"
ottobre 2001

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