Badanti
lo SPI CGIL apre la riflessione
sulla base di una ricerca del sindacato a livello regionale
I primi risultati e l’appello agli enti locali
 

 

Il Sindacato dei pensionati della CGIL di Bergamo, in occasione della seduta del Comitato Direttivo del 28 maggio, è tornato a discutere del tema delle assistenti familiari, delle cosiddette "badanti". Lo ha fatto sulla scorta delle nuove elaborazioni da inserire nella piattaforma unitaria dei pensionati e delle confederazioni della provincia di Bergamo e in quella che verrà proposta a comuni, agli associati, all’Asl e alle case di riposo. Contemporaneamente, lo SPI di Bergamo lancia con forza anche un appello ai comuni: il sindacato chiede di aumentare il sostegno economico alle famiglie che assistono direttamente o con una badante in regola i propri anziani non auto-sufficienti.

"Il tema è di grande attualità, anche alla luce della discussione aperta in sede nazionale sulla regolarizzazione degli extracomunitari nel nostro paese" dice una nota della segreteria provinciale dello SPI-CGIL. "Soprattutto, però, alla luce del fatto che le badanti rispondono, anche se solo parzialmente e con molta probabilità in modo transitorio, ad un enorme problema che le famiglie devono affrontare nella nostra società: la necessità di cura e di assistenza domiciliare per gli anziani e per le persone in condizioni di "fragilità". Infatti, se quasi 5.500 persone non autosufficienti, in grandissima parte anziane, sono ricoverate a Bergamo in strutture residenziali - dove, al netto delle rette poste a carico delle famiglie, arrivano contributi pubblici di una certa rilevanza - un numero quasi due volte maggiore di non autosufficienti è assistita in casa a totale (o quasi) carico delle famiglie. Qualche buona iniziativa è stata fatta: il comune di Bergamo ha stanziato contributi finalizzati a sostenere le spese di chi ha una badante regolarizzata a casa o per l’assistenza diretta da parte di un familiare. Il comune di Caravaggio, anche se in questo caso manca ancora un regolamento concordato sulle modalità di accesso, quello di Romano di Lombardia ed altri comuni hanno assunto iniziative simili. Queste buone prassi dovrebbero essere estese ad un numero sempre più ampio di comuni, le risorse totali dovrebbero essere incrementate e si dovrebbe realizzare una sorta "albo" per le stesse assistenti familiari".

Una ricerca condotta dallo SPI-CGIL regionale in collaborazione con l’Università Bicocca, presentata venerdì scorso a Milano, ha fatto emergere altri interessanti spunti di riflessione.

A questa ricerca, di tipo qualitativo e non quantitativo, Bergamo ha contribuito con la compilazione di 55 questionari su un totale di 643.

Dall’insieme dei dati, che saranno presto al centro di un convegno che lo SPI intende organizzare in bergamasca, si viene a sapere che:

1 - il fenomeno delle badanti, legato ai flussi migratori, in particolare dei paesi dell’est, è una risposta transitoria e non strutturale alla domanda di assistenza e ai bisogni della popolazione fragile;

2 – questo fenomeno nasce, soprattutto, per la coincidenza di offerta di mano d’opera a prezzi convenienti e domanda di accudimento dei propri cari da parte delle famiglie, in una situazione di assenza o di insufficienza di servizi domiciliari; da qui la necessità di reperire maggiori risorse per le politiche di assistenza domiciliare, a partire dai fondi nazionali e regionali per la non autosufficienza;

3 – la risposta offerta dalle badanti è a totale carico delle famiglie e riguarda circa due terzi dei casi di non autosufficienza;

4 - per la prima volta si registra una situazione di ripresa del lavoro di accudimento - e spesso di compagnia - delle persone fragili in cui il fornitore delle prestazione ha un livello di istruzione, mediamente, più alto del suo datore di lavoro;

5 - è la prima volta che gli assistiti e i loro familiari, nella maggior parte dei casi, sono nello stesso tempo pensionati e lavoratori dipendenti da una parte e "datori di lavoro" dall’altra.

 

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Ecco di seguito qualche dato tratto dalla ricerca:

ANNI IN ITALIA (CLASSI)/AREA PROVENIENZA


Anni in Italia

Area di provenienza

Europa America Africa Asia
Massimo 1 14,6% 17,0% 13,0%  
2 18,6% 7,5% 8,7%  
3 17,1% 15,1% 21,7% 20,0%
4 18,0% 12,3% 4,3%  
5 13,2% 13,2% 13,0% 20,0%
6 e più 18,6% 34,9% 39,1% 60,0%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%

 

TITOLO DI STUDIO "BADANTE"/ TITOLO DI STUDIO ASSISTITO

  Nessuno Elementari Medie Qualif.prof. Diploma Laurea
Nessuno 4,9% 3,1%   3,6%   3,6%
Elementari 8,2% 9,3% 11,1%   5,3% 7,1%
Medie 19,7% 24,1% 25,9% 25,0% 19,3% 25,0%
Qual. prof. 9,8% 16,9% 16,7% 14,3% 17,5% 10,7%
Diploma 27,9% 29,3% 22,2% 32,1% 29,8% 42,9%
Laurea 29,5% 17,2% 24,1% 25,0% 28,1% 10,7%
Non sa 4,9% 3,1%   3,6%   3,6%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%

Nota bene:
i titoli di studio riportati in orizzontale sono quelli dell'assistito, mentre quelli in verticale sono quelli delle badanti.
Esempio:
gli assistiti che hanno un titolo di scuola elementare sono seguiti per il 9,3% da badanti con lo stesso titolo di studio (elementare), per il 24,1% da badanti con licenza media, per il 29,3% da badanti con diploma.

 

REDDITO NETTO MENSILE PER NUMERO DI ORE GIORNALIERE
IN CUI DEVE ESSERE GARANTITA LA PRESENZA

  Fino a 8 ore 9 – 16 ore 17 – 24 ore Totale
< 800 42,0 37,4 25,7 29,2
800 32,0 32,3 38,2 36,6
810-990 18,0 22,2 28,1 26,2
1000 e + 8,0 8,1 7,9 8,0
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%

 

COMPOSIZIONE DELLA FAMIGLIA DELLA BADANTE/CLASSE D’ETA’

  < 30 30 - 39 40 - 49 50 - 59 60 e più
Solo 1,6% 2,1% 4,8% 18,6% 25,0%
Solo con figli 1,6% 12,3% 20,5% 22,1% 25,0%
Solo con genitori 30,6% 17,1% 7,0% 3,5% 5,0%
Solo con figli e genitori 17,7% 14,4% 13,5% 5,8%  
In coppia senza figli 3,2% 2,1% 3,9% 8,7% 15,0%
In coppia con figli 11,3% 28,1% 31,9% 32,0% 25,0%
In coppia con genitori/suoceri 1,6% 3,4% 3,9% 1,7%  
In coppia con figli e genitori/suoceri 1,6% 10,3% 9,2% 3,5%  
Altro 30,6% 10,3% 5,2% 4,1% 5,0%
Totale 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%

"Questo fenomeno" continua la nota SPI-CGIL, "va affrontato, analizzato più a fondo e governato per arrivare ad un’offerta di servizi domiciliari più organizzata e non lasciata solo sulle spalle delle singole famiglie. Si pensi poi che spesso il lavoro di badante è fatto lasciando situazioni familiari pesantissime. A parte un numero consistente di lavoratrici sudamericane, che migrano in Italia con l’idea di costruirsi una vita nel nostro paese, moltissime donne dell’est, la maggioranza delle assistenti familiari, lasciano mariti e figli per racimolare risorse per loro. Portano affetto qui e ne lasciano però sprovvisti i loro cari ed i figli spesso in età giovanissima. Il sindacato dei pensionati della CGIL di Bergamo tornerà su questo tema subito dopo l’estate con un’apposita e più approfondita riflessione, nella quale verranno analizzati i numeri della ricerca regionale che riguardano il nostro territorio. Questo sempre e comunque nell’ottica di una forte iniziativa unitaria sul territorio. Rimangono, infatti, integralmente confermate le richieste agli enti locali di intervento per agevolare e promuovere la domiciliarità, per sostenere i costi delle famiglie, per tutelare i diritti, spesso nascosti, di queste donne che accudiscono 24 ore su 24 i nostri anziani".

Comunicato stampa del 30 maggio 2008

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