La ricerca Spi Cgil Bergamo

Quanti pensionati lavorano in nero?

A cura di Marco Conti e Barbara Sciacovelli

 

In una realtà occupazionale e produttiva come quella bergamasca, caratterizzata da un’offerta di opportunità di lavoro addirittura sovrabbondante, il fenomeno del lavoro in nero ha un posto significativo nella cultura delle persone. C’è una consuetudine al lavoro in nero, una contiguità diffusa con il lavoro irregolare o sommerso, che certamente coinvolge alcuni pensionati.

I punti che la ricerca dello Spi Cgil di Bergamo intende indagare, allora, sono questi: quali sono le dimensioni (almeno quelle "percepite" da un significativo e folto campione di testimoni privilegiati) del coinvolgimento dei pensionati in questo fenomeno? Quali sono le motivazioni che conducono i pensionati ad un lavoro in nero? Quali sono le prestazioni ricorrentemente effettuate in nero? Qual è il giudizio consolidato della gente nei confronti di chi, tra i pensionati, lavora in nero?

Il tentativo, per esempio, di stimare con precisione il numero dei pensionati che lavorano in nero in provincia viene gestito nella ricerca attraverso l'individuazione di algoritmi che danno, come risultato, numeri indicativi.

Si tratta di ipotesi, di stime: indagare il fenomeno dal punto di vista oggettivo è difficile proprio per le sue caratteristiche, che sfuggono a censimenti, statistiche formali e valutazioni istituzionali. Il lavoro in nero è per definizione sommerso, nascosto, quasi clandestino. E' difficilmente quantificabile: al punto che le diverse stime dicono di numeri che vanno da 1.000 pensionati che fanno lavoro in nero a 62.000 (sempre riferendoci alla provincia di Bergamo e ai suoi circa 200.000 pensionati). Le differenti stime oscillano quindi tra l'indicazione che 0,5 pensionati su cento sono impegnati in un lavoro in nero e quella che vorrebbe invece avviato al lavoro sommerso 1 pensionato su poco più di 3.

Stima del numero di pensionati che
in provincia di Bergamo potrebbero fare LIN
(mia elaborazione di dati e stime di varie fonti)

62.000

Stima del numero di pensionati
che in provincia di Bergamo probabilmente fanno LIN
(fonte: risposte date dai testimoni privilegiati)

20.000

Stima del numero di pensionati
che in provincia di Bergamo probabilmente fanno LIN
(fonte: risposte date dai responsabili di lega Spi)

10.000

Stima del numero di pensionati
che in provincia di Bergamo probabilmente fanno LIN
(fonte: ricerca del Sindacato Pensionati della Uil)

1.900

Stima del numero di pensionati
che in provincia di Bergamo probabilmente fanno LIN
(fonte: stime ISTAT sul Lavoro nero in Lombardia)

1.000

 Del resto, la percezione della diffusione del lavoro in nero tra i pensionati varia in modo assolutamente rilevante da persona a persona: basti pensare che per il campione intervistato le differenze vanno da chi sostiene che il lavoro in nero viene fatto dallo 0,5% delle donne pensionate (percentuale minima, insignificante) fino a chi pensa che il 90% (percentuale incredibile) di uomini pensionati sia impegnato in lavori in nero. La tabella mette in evidenza queste differenze: funzionari delle aziende di credito, liberi professionisti e sindacalisti sono, tra gli intervistati, coloro che ritengono il lavoro in nero dei pensionati più diffuso.

 

In generale i numeri in cifra dei pensionati che si stima lavorino in nero corrispondono solo in parte al dato percepito: il 92% delle persone intervistate ritiene infatti che il lavoro in nero è, in generale, una pratica "molto diffusa" o "abbastanza diffusa".

Un recente sondaggio della SWG, realizzato su un campione di "cittadini qualsiasi", conferma i valori attribuibili a questo tipo di percezione: il 96,8 % delle persone intervistate ritiene il lavoro in nero un fenomeno particolarmente radicato sia nella cultura che nei comportamenti della gente.

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 Sulla scorta di questi dati (le stime e le percezioni) si potrebbe concludere che il valore del lavoro in nero dei pensionati ha una dimensione rilevante nel quadro dell'economia bergamasca: il senso della ricerca pare andare invece in un'altra direzione.

Il lavoro in nero dei pensionati è spesso occasionale e non continuativo; impegna le persone su prestazioni di scarsa qualità professionale; mobilita valori economici in generale piuttosto modesti: Probabilmente anche in questo modo possono essere spiegate le diversità accentuate delle stime. Un conto è ragionare di lavoro strutturato, continuativo, lucrativo (alle dipendenze di altri oppure in forma di prestazioni artigiane o di cura e assistenza…..), un conto è quel tipo di intraprese solitarie o con amici per attività saltuarie, limitate nel tempo e nel corrispettivo economico, quand'anche ci sia.

 

 

Pensionati e lavoro nero

Chi sono?

 

La ricerca mette in evidenza una serie di "profili" di pensionati-lavoratori in nero e una serie di "contesti" nei quali si realizzano attività lavorative non regolari: anzi, nel capitolo 4 riassume la situazione ricavata dalle valutazioni e dai dati raccolti attraverso una descrizione di dieci aggregati che rappresentano, in effetti, un quadro significativo delle caratteristiche bergamasche del fenomeno.

Dalle risposte ai questionari alcune considerazioni sembrano condivise:

1) la grande maggioranza di coloro che, da attivi, avevano un secondo lavoro (praticamente sempre in nero) una volta in pensione continua, sempre in nero, la seconda attività; ciò è facilmente comprensibile: si tratta di lavoratori che hanno un mercato (quale che sia il livello della loro professionalità), abituati a un livello di consumi ben superiore a quello che potrebbe loro consentire il reddito "regolare" e, da pensionati, sono difficilmente disposti a rinunciarvi; il doppio lavoro viene praticato soprattutto dai maschi, eccetto che nella sanità (più precisamente: infermieri, generici e specializzati, e fisioterapisti) settore in cui il LIN viene normalmente praticato anche dalle femmine;

2) i lavoratori con livello di professionalità alto e medio-alto, una volta in pensione sono spesso ricercati e si offrono come consulenti ed il nuovo rapporto di lavoro è nella norma corretto; può casomai darsi il caso che prestazioni nei fatti continuative vengano denunciate come saltuarie con conseguente evasione contributiva; il pensionato con questo tipo di competenze è ricercato dalle aziende anche perché ha interiorizzato la "cultura" dell’azienda; v’è un fattore che fa prevedere un calo nella possibilità che le aziende ricerchino questo tipo di lavoratori (sia con un rapporto regolare che non regolare), è quello costituito dal fatto che il tipo di competenze di cui sono portatori è uno di quelli per i quali è maggiore il rischio di obsolescenza;

3) mediamente l’andata in pensione avviene verso i 50-55 anni di età (o, comunque, appena maturato il diritto alla pensione di anzianità) per le qualifiche basse e medio-basse, per le qualifiche superiori ciò avviene, di norma, un po’ più avanti negli anni; così pure le femmine vanno, sempre in media, in pensione prima dei maschi; il fattore "età di andata in pensione" è fortemente influenzato, come è ovvio, da timori/aspettative di cambiamenti della relativa normativa.

 

 

La ricerca Spi Cgil Bergamo

Lavoro in nero presso le famiglie

 

Tra gli utilizzatori privilegiati del lavoro in nero e in particolare del lavoro in nero dei pensionati si distinguono in qualche modo le famiglie.

Analizzate le caratteristiche dei lavori in nero disponibili presso qualche azienda, si tratta di dare una dimensione e una descrizione ad una seconda opportunità: il lavoro di assistenza o di cura, il lavoro di manutenzione della casa o dei piccoli elettrodomestici, il lavoro, insomma, disponibile presso ogni famiglia che viene generalmente aggiudicato soprattutto in base ai costi effettivi e alla comodità delle soluzioni prospettate.

Due i motivi che spingono le famiglie a utilizzare il LIN:

- l’impossibilità, specie nei piccoli Comuni, di fruire di certi servizi (sia quelli alla persona, sia quelli di piccola manutenzione e semplice riparazione);

- il risparmio conseguibile utilizzando il LIN.

A proposito delle prestazioni più frequentemente richieste dalle famiglie può essere interessante l’analisi della Tavola 2 di seguito riportata.

Dalla sua analisi si deduce facilmente, cosa del resto nota, che tra le famiglie e chi presta la propria opera in nero (pensionato o altro che sia) si stabilisce un rapporto di reciproca convenienza.

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La ricerca Spi Cgil Bergamo

Perché un pensionato lavora in nero?

 

Il "sommerso da ricchezza" interessa, secondo il Censis, soprattutto, i doppiolavoristi e i pensionati, si basa sul "mito del gran lavoratore" e sulla sfiducia verso lo Stato come fattori di carattere sociale caratterizzanti; i soggetti interessati praticano il LIN soprattutto come mezzo per accrescere il proprio reddito e quindi non hanno convenienza a regolarizzare la propria posizione.

Esistono anche casi di lavoratori che praticano il LIN come forma di "sommerso da necessità": per quel che ci interessa ciò riguarda i pensionati al minimo.

Vi sono infine pensionati che ricorrono al LIN per motivi esistenziali: perché vogliono mettere a frutto le proprie competenze e conoscenze, perché non sanno come riempire altrimenti il proprio tempo, perché lavorare è per loro l’unico modo per sentirsi "vivi".

Queste ultime due categorie sarebbero disposte a regolarizzare la loro posizione se ciò non li penalizzasse economicamente (si pensi alla attuale normativa sul cumulo).

Le risposte esaminate sono quelle di chi ha indicato ai primi tre posti i pensionati nel rispondere alla domanda "secondo Lei, chi lavora in nero è soprattutto: disoccupato, immigrato, pensionato, ...".

Entrando più nel dettaglio dei risultati dei questionari, tra i sindacalisti prevale l’ipotesi che chi lavora in nero abbia la volontà di "mantenere alto il tenore di vita" (38%); in maggioranza, i dirigenti d’azienda ritengono (41%) che queste persone "possano lavorare solo in nero"; gli imprenditori optano in prevalenza (26%) per la motivazione "pagare meno tasse"; i funzionari di banca ritengono (45%) che si tratti di "integrare un reddito regolare basso". Meno peso hanno infine le ipotesi più immateriali, esistenziali, come: "mettere a frutto le proprio competenze" e "non sentirsi inutili".

In sostanza, pur non essendo particolarmente omogeneo, il giudizio dei testimoni privilegiati fa pensare più ai fondamenti di tipo economico-individuale del lavoro in nero, piuttosto che ad altre valutazioni: questo è importante nel momento in cui si volesse approfondire (ed è necessario) il rapporto tra volontariato e lavoro tout court dei pensionati.

 

Dal bimestrale "Spi Insieme"
giugno 2000

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