Seguitissimo dibattito al convegno di presentazione della ricerca dello Spi

Lavoro nero e pensionati nella Bergamasca

di Simona Ghezzi

 

Ha suscitato vivo interesse la presentazione della ricerca sul lavoro nero dei pensionati nella provincia di Bergamo, realizzata da Mario Onnis per conto dello Spi. Un’occasione per affrontare un problema che coinvolge in profondità anche la nostra provincia, benché sia difficile da fotografare con precisione. Dalla ricerca infatti emerge una netta discrepanza tra la percezione che la gente comune ha della diffusione del lavoro sommerso tra i pensionati e la consistenza reale del fenomeno. Ascoltando i giudizi e le valutazioni delle persone interpellate, sembrerebbe che quasi tutti i pensionati si diano da fare per arrotondare le proprie entrate. Considerando invece le stime ufficiali Istat, il fenomeno sembra più contenuto e sarebbero solo un migliaio nella nostra provincia le persone tra i 54 e i 64 anni che praticano lavori, per così dire, nell’ombra.

Come ha spiegato Onnis ai partecipanti al convegno "i risultati della ricerca sono il frutto dell’integrazione di tre fonti distinte: dati ufficiali (Istat, Censis, Inps…), interviste dirette a ‘testimoni privilegiati’ e questionari diretti distribuiti a 283 pensionati residenti a Ponteranica. Sono dati parziali, probabilmente privi di fondamento scientifico, ma che sono significativi della percezione che la gente ha del fenomeno".

Aldilà della opinabilità delle cifre, il Sindacato continua ad esprimere una severa condanna del fenomeno, sintetizzata dalle parole del Segretario Spi Maurizio Laini: "Siano 1.000 o 62.000, il nostro giudizio rimane negativo: lavorare in nero per un pensionato significa approfittare dei benefici dello stato sociale e, contemporaneamente, sfuggire alla necessità di sostenerlo".

Comunque sia, la ricerca (disponibile presso lo Spi di Bergamo e sul suo sito Internet: www.lomb.cgil.it/spibg/home.htm) ha il merito di avere tentato di focalizzare un fenomeno difficile da inquadrare. Il convegno di presentazione dell’indagine ha rappresentato un coraggioso tentativo di confrontare approcci diversi al medesimo problema, sollevando un acceso dibattito tra gli intervenuti. Come ha sottolineato Laini "benchè dalle stime emerse dalla ricerca il fenomeno risulti essere economicamente poco rilevante, per comprendere le cause del lavoro nero dei pensionati a Bergamo è necessario leggere il fenomeno da un punto di vista sociale, culturale e sociologico". Anche Don Maurizio Gervasoni, delegato vescovile pastorale del lavoro, ha evidenziato come "sia importante tenere conto della dimensione sociale e culturale di una problematica così complessa, analizzando l’evolversi del significato stesso di lavoro nero. Il sistema pensionistico tende a non coprire più i bisogni economici delle famiglie e occorre sempre più ricorrere a forme di integrazione del reddito in una società in cui la mentalità edonistica e consumistica dominante fa nascere sempre maggiori bisogni e i rapporti di gratuità sono stati cancellati dalla monetarizzazione di ogni aspetto della vita sociale".

Ma, come ha sottolineato Stefano Cofini, dell’Unione Industriali, sarebbe troppo riduttivo pensare che i pensionati continuino a lavorare solamente per soddisfare bisogni primari: "A volte sono le stesse esigenze del mercato a favorire lo sviluppo del lavoro nero: ci sono alcune figure professionali difficili da trovare e, in questo caso, il ricorso al lavoro nero è una forma di concorrenza sleale, ma anche funzionale al sistema".

"Come Sindacato – ha aggiunto Laini – difendiamo l’immagine dei pensionati come risorsa per la comunità, anche mettendosi a disposizione di iniziative socialmente utili. Oggi però, il rigido quadro normativo disincentiva la regolarità, la trasparenza e persino l’impegno a favore delle associazioni di volontariato. E’ necessario ripensare radicalmente il rapporto tra anziani e lavoro, intraprendendo percorsi nuovi che tengano conto della potenzialità dei pensionati e la sfruttino a pieno". In particolare le linee d’azione del Sindacato emerse dal convegno considerano positivamente l’introduzione delle facilitazioni a livello fiscale per i lavoratori che svolgono prestazioni socialmente utili; l’approvazione del disegno di legge Turco sull’introduzione del servizio civile degli anziani; contributi da parte delle amministrazioni comunali alle famiglie che in modo trasparente curano anziani non autosufficienti; forme di lavoro part time per ammorbidire il passaggio alla pensione; una riqualificazione del sistema di formazione professionale che aumenti la preparazione e la competitività sul mercato del lavoro.

 

Dal bimestrale "Spi Insieme"
agosto 2000

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