Osio Sotto - Intervista al sindaco (e medico) Mirio
Bocchi
Come sta la sanità a Bergamo e provincia
a cura di Simona Ghezzi
Quello della sanità è un settore che interessa un po tutti.
Abbiamo chiesto al dottor Mirio Bocchi, medico internista presso la clinica di Ponte
S.Pietro, responsabile sanità per i Democratici di Sinistra e Sindaco di Osio Sotto, di
presentarci il quadro della situazione bergamasca.
Qual è il suo giudizio complessivo sul funzionamento della sanità
a Bergamo?
La sanità a Bergamo ha sempre avuto una tradizione defficienza e
di qualità, anche se, ultimamente, la legge di riforma regionale ha accentuato alcuni
problemi, invece di risolverli. Per esempio, non ha posto rimedio alla dispersione e
frammentazione dei presidi ospedalieri, ha accentuato le difficoltà operative dei
Distretti, ha ulteriormente limitato la funzione di controllo degli Enti locali. Per molti
versi lorganizzazione precedente della sanità, quella derivata dalla legge
originaria di riforma del 1978, dava più garanzie. Non si vuole con questo tornare alla
gestione degli ospedali da parte dei Comuni, ma ad un potere reale dindirizzo e di
controllo che, tra laltro, rappresenterebbe un passo avanti verso il federalismo. Si
può dire che, nel complesso, la sanità bergamasca riesce a reggere, vuoi per la buona e
consolidata tradizione precedente, vuoi per le capacità di una parte non piccola della
sua dirigenza, vuoi per lo spirito di servizio degli operatori, che sopperisce spesso a
carenze strutturali. Questo non significa che si potrà continuare a fare leva su un
sistema che finirà per sfiancare il servizio sanitario pubblico, senza peraltro dare
certezze programmatorie neppure al privato.
Quali sono le criticità rispetto alle aspettative degli utenti e,
in particolare, degli anziani?
Gli anziani, i maggiori utenti del servizio sanitario, e i cittadini
hanno colto: il distacco, se non una vera assenza, dei servizi sanitari dal Distretto e
dal presidio che, oggi, rischiano di apparire scatole vuote, piuttosto che aree decentrate
di servizi; la scarsa presenza dei servizi domiciliari assistenziali (responsabilità
degli Enti locali) e sanitari (responsabilità dellAsl); le lungaggini dei servizi
burocratici; la frammentazione delle responsabilità, tanto che ospedale, Distretto,
medicina di base, farmacie, igiene pubblica, servizi sociali comunali, servizi sociali
dellAsl, sono visti e sentiti come compartimenti separati. Questo è conseguenza
della divisione a monte operata dalla riforma.
Secondo lei, quindi, la Giunta regionale non ha operato bene sul
fronte della sanità.
La legge 31 del 1997 ha peggiorato le condizioni del servizio sanitario
regionale. I dati economici evidenziano anche una notevole difficoltà finanziaria. Per la
prevenzione, punto forte dogni politica per la salute, la Regione Lombardia spende
circa il 3% del suo budget, a fronte di un 5% indicato dal Piano sanitario nazionale. Tra
laltro in Lombardia esiste un rischio troppo elevato di malattia legato alle
condizioni ambientali e ad infortuni sul lavoro.
Dal punto di vista del Sindaco, la collaborazione con il sistema
sanitario nazionale funziona?
Come Sindaco, ho sviluppato un rapporto costruttivo con il direttore
del nostro Distretto, quello di Dalmine, e con la dirigenza dellAsl. Credo che le
difficoltà gestionali e organizzative dei servizi siano il riflesso di carenze normative
e finanziarie regionali, oltre che della scarsa possibilità dellAsl dincidere
su un bilancio condizionato dalle spese ospedaliere, su cui anche i Sindaci non hanno
potere dintervento.
A Osio Sotto, per esempio, la sanità territoriale e gli interventi
dassistenza del Comune, sono sufficientemente integrati?
Nel Comune di Osio Sotto esiste un servizio sociale ben organizzato ed
efficiente, un tessuto forte di volontariato sociale, un buon rapporto con il nostro
presidio Asl e con il Distretto di Dalmine. Stiamo cercando di arrivare ad
unaltrettanto buona integrazione dei servizi. A questo proposito, stiamo mettendo a
disposizione due infermiere professionali, due assistenti sociali, un gruppo di assistenti
domiciliari per gli anziani, e uno psicologo in sostegno a famiglie in difficoltà. Con la
Casa di Riposo di Osio il rapporto si è consolidato e stiamo progettando il Centro diurno
integrato per lassistenza socio-sanitaria agli anziani con più difficoltà.
Il Distretto sanitario funziona? Ha delle proposte per farlo
funzionare meglio?
Al Distretto "povero" di oggi preferisco il Distretto
"ricco" di servizi sanitari, oltre che sociali, burocratici e informativi. Il
Distretto dovrebbe essere il luogo derogazione di tutte quelle prestazioni sanitarie
semplici, ma utilissime e frequentemente richieste, che oggi sono riservate agli ospedali,
con conseguenti lunghe liste dattesa e disservizi. Purtroppo sono gli ospedali
stessi a non volere trasferire tali prestazioni nei Distretti, poiché poco compatibili
con una logica di "mercato". Senza entrare nel merito delle possibili evoluzioni
dei livelli organizzativi e gestionali dellAsl, credo che sia importante affermare
il principio che il Distretto deve rappresentare un punto di raccordo tra le esigenze dei
cittadini e le capacità di risposta del servizio sanitario, tra la dipendenza
dellAsl dalla Regione e il forte legame con gli Enti locali, tra il potere
monocratico del Direttore generale e il potere (da recuperare) dindirizzo e di
controllo dei Sindaci, tra lautonomia degli ospedali e la loro dipendenza dal
territorio. Non credo ad una sanità ospedaliera separata dallAsl, se non per
funzioni specifiche e dalta specializzazione. Penso, invece, ad una Asl più
piccola, più dinamica, strettamente collegata con i Comuni, che riempie i Distretti di
funzioni sociali e sanitarie, che contratta quantità e qualità delle prestazioni con gli
ospedali-azienda e gestisce direttamente gli ospedali di zona. Credo che in questo modo
lAsl potrebbe davvero governare meglio la salute dei cittadini.
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