Gli anziani a Bergamo

A fronte dei dati, e della conseguente analisi, sui bisogni e sulle aspettative della componente anziana cittadina, su cui si articola la piattaforma che viene proposta alla discussione nel convegno del 1° dicembre, è utile considerare anche altri elementi che concorrono a creare il quadro complessivo entro cui - come cittadini ancor prima che come esponenti di un sindacato - ci troviamo ad agire.

Il dato demografico (1)

Il progressivo invecchiamento del tessuto sociale rappresenta, in generale, un dato consolidato e noto. La nostra città non fa eccezione. Mentre la popolazione nel suo complesso diminuisce - anche se più lentamente negli ultimi anni, dopo il boom negativo dello scorso decennio – le persone anziane aumentano costantemente, tanto da toccare il 17,50% in più rispetto al 1990, il 32,78% in più rispetto al 1986 e il 36,63% in più rispetto al 1984.

 

Periodo

Popolazione
complessiva

Sopra
i 65 anni

% sopra
i 65 anni

1984

121.005

17.791

14,70%

1986

119.242

18.306

15,35%

1988

118.443

19.450

16,42%

1990

117.335

20.687

17,63%

1992

NP

NP

NP

1994

116.520

22.479

19,29%

1996

116.366

23.472

20,17%

1998

116.959

24.307

20,78%

La fascia degli ultra sessantacinquenni – anche in questo caso in linea con i dati nazionali – vede una netta prevalenza dell’elemento femminile; l’analisi per gruppi d’età mette inoltre in rilievo come l’elemento quantitativamente più considerevole della tendenza demografica è rappresentato dall’aumento della popolazione superiore agli 80 anni.

In particolare, le donne costituiscono il 64% del totale degli ultra sessantacinquenni; mentre da un raffronto con i dati del 1994 risulta che gli ultra ottantacinquenni sono aumentati del 26,5% e gli ultra novantenni addirittura del 34%.

 

Fascia
d'età

%
Maschi

%
Femmine

%
Totale

65-69

42,35%

57,65%

29,11%

70-74

38,87%

61,13%

26,52%

75-79

34,50%

65,50%

18,82%

80-84

30,23%

69,77%

13,35%

85-89

24,01%

75,99%

8,52%

=>90

17,54%

82,46%

3,68%

Totale %

35,86%

64,14%

100,00%

Totale
assoluto

8.716

15.951

24.307

 

Un altro elemento interessante è costituito dall’esame della situazione familiare degli anziani. Dove e con chi vivono? Nella nostra città oltre il 60% abita con il coniuge o comunque in famiglia; ben il 33% vive da solo (o per meglio dire: "da sola", data la sproporzione tra donne e uomini, particolarmente forte in questo caso: 5 volte a favore delle prime); poco meno del 7% vive in comunità di vario genere (dalle Rsa alle case religiose).

A questo proposito, i dati degli ultimi anni non hanno rilevato significative modifiche.

 

Situazione

Maschi

Femmine

Totale

Con il coniuge
o in famiglia

48,59%

51,41%

60,16%

Da soli

16,66%

83,34%

33,06%

In strutture

16,45%

83,55%

6,78%

Totale %

35,86%

64,14%

100,00%

Totale
assoluto

8.716

15.591

24.307

 

Parentesi sull’elemento economico (2)

Aprendo una breve parentesi che esula dal mero dato locale, vorremmo qui considerare come il fattore culturale sia molto rilevante in questo ambito, e non giochi a nostro favore. Prendendo in considerazione il panorama nazionale, possiamo constatare - come per altro tutti sappiamo – che le condizioni di vita siano nettamente migliori nell’Italia del centro nord, ma c’è un elemento che si discosta dal quadro: nel nord assistiamo a un maggiore isolamento della popolazione anziana rispetto al complesso della comunità.

In quel 33% di anziani che vivono soli c’è ovviamente di tutto: dal single incallito, alla vedova relativamente benestante, al barbone. Il fattore dell’isolamento diventa materialmente – oltre che culturalmente – pesante nel caso di persone con redditi e mezzi di sostentamento insufficienti.

Secondo il dato nazionale per il periodo 1993 - 1995, le famiglie povere anziane rappresentano l’8,1% del totale della popolazione (3); tali nuclei sono più numerosi al sud, ma nel centro nord le peggiori condizioni di vita sono sofferte dagli anziani soli, o dai nuclei composti unicamente da anziani. In particolare, risulta che la componente più vecchia degli anziani è quella a maggiore rischio di povertà.

A questo proposito, la tendenza non è confortante: vi è un peggioramento delle condizioni degli ultra sessantacinquenni rispetto al resto della popolazione (rispetto al 1993, nel 1995 la percentuale degli anziani poveri è passata dal 7,69% all’8,13%); lo stesso dicasi per l’intensità della povertà.

Ciò rappresenta un segnale preoccupante circa l’evoluzione futura delle condizioni di vita e ci dimostra che l’attuale sistema di protezione sociale non è in grado di tutelare le fasce più deboli della popolazione anziana, le cui condizioni divergono progressivamente rispetto alla tendenza in atto per la maggioranza della popolazione.

 

L’assistenza

Tornando alla situazione locale, traiamo spunto dalla tabella sulla "collocazione familiare" degli anziani per fare qualche altra considerazione. Fatte salve le riflessioni di cui sopra, il dato relativo agli ultra sessantacinquenni che abitano da soli ha una sua considerevole valenza positiva.

Riteniamo infatti importante che l’anziano mantenga la sua autonomia e la sua possibilità di scelta, cose che possono essere tutelate più facilmente in famiglia o comunque nella propria abitazione, che non in una residenza assistita, per usare un termine ormai in disuso, in un "ricovero".

Ma l’età e le malattie generano problemi che difficilmente un anziano può affrontare da solo. A questo punto possono entrare in gioco numerosi servizi (dal Servizio di assistenza domiciliare, all’Assistenza domiciliare integrata, all’ospedale…) e una rete di relazioni interpersonali (dal congiunto, all’amico, al volontario, al vicino) per fare fronte alle esigenze essenziali: le cure sanitarie, l’igiene e la cura della persona, le necessità domestiche e – imprescindibili – quelle della socializzazione.

Secondo le stime, in media oltre il 3% agli ultra sessantacinquenni vive nelle case di riposo (la tendenza aumenta molto nelle fasce più alte di età), mentre l’1,5% si avvale del Sad. Anche se lo scorso anno si è avuto un notevole incremento numerico dei utenti di questo servizio (ma non delle ore da esso coperte), resta il fatto che la sua diffusione non si può certo dire elevata.

Gli standard regionali definiscono "auspicabile" una disponibilità di posti letti nelle Rsa pari al 3,5% degli ultra sessantacinquenni; e il Poa (Progetto obiettivo anziani) indica nel 2,5% l’ulteriore numero dei potenziali utenti del Servizio di assistenza domiciliare.

 

Le attività socializzanti

Nel tracciare un veloce quadro sulla situazione degli anziani nella città di Bergamo, non è possibile trascurare un’altra tipologia di dati: quella relativa agli interessi espressi da questa fascia della popolazione.

Il termine "anziani" non equivale al dispregiativo "vecchi".

Innanzitutto, nonostante il progressivo aumento dei cosiddetti "grandi anziani" (vedi Tabella 2), oltre il 55% degli ultra sessantacinquenni è al di sotto dei 75 anni. Le condizioni di salute ovviamente migliori di questi ultimi, e verosimilmente anche fattori di carattere socio-culturale, permettono a queste persone di esprimere volontà e interessi precisi. Tali volontà ed interessi investono sia l’ambito personale che quello sociale.

Quanto al sociale, è sufficiente guardarsi intorno per vedere persone anziane che vigilano sui ragazzi in uscita dalle scuole, che assistono i degenti e gli ospiti delle case di cura e di riposo, volontari che si attivano nelle più varie associazioni.

Quanto all’ambito personale, basta andare a fare una camminata in montagna o intrufolarsi in qualche sala che ospita una conferenza destinata alla terza età, per rendersi conto di quanto forte sia il bisogno di queste persone di continuare ad essere attive, fisicamente e culturalmente, anzi di crescere, facendo tesoro del tempo libero che, finalmente, è stato loro concesso.

Un dato per tutti: nel 1997 a Bergamo le Università per la terza età contavano ben 1.800 iscritti.

Nel corso dell’anno accademico 97/98 la sola Terza Università - promossa in città da Cgil e Spi - ne contava 1.419 (di questi frequentanti a Bergamo, circa 900 persone risultano residenti in città).

Tra gli iscritti a Terza Università, il 44% supera i 60 anni e il 12% i 70; la componente femminile rappresenta ben l’85% del totale.

 

1) Dati Anagrafe comunale, elaborazione Spi Cgil Bergamo

2) Dati VII Rapporto Cer – Spi sulle condizioni economiche degli anziani.

3) I rapporti Cer (Centro Europa Ricerche) - Spi si basano sui redditi familiari, diversamente da quelli elaborati dall’Istat che prendono in esame i dati relativi ai consumi. Gli indici della metodologia utilizzata portano a considerare "povera" una famiglia di due persone il cui reddito è inferiore o uguale al reddito pro-capite del Paese. In particolare, in Italia nel 1995, due persone conviventi venivano considerate povere se titolari di un reddito non superiore a 14.830.000 lire annue, ovvero a 1.235.000 lire mensili. Per inciso, le tendenze cui si accenna in questa sede vengono sostanzialmente confermate dalle elaborazioni dell’Istat, nonostante il differente metodo utilizzato.

 

 

Nota a cura di Barbara Sciacovelli
Dicembre 1998

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